Fino al 25 gennaio 2026, il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano riallestisce il celebre Presepe del Gernetto di Francesco Londonio, capolavoro settecentesco in carta, restaurato grazie a PwC Italia. Un viaggio tra artigianato e tecnologia, storia dell’arte e cultura milanese, in puro spirito natalizio.
Se l’idea di un presepe ti riporta a consuetudini familiari sedimentate nel tempo, il Presepe del Gernetto di Francesco Londonio ti colpirà per la sua grazia essenziale. Riallestito, come ogni anno, nelle sale del Museo Diocesano Carlo Maria Martini, questo straordinario insieme di figure dipinte su carta non si limita a evocare la Natività: costruisce un paesaggio interiore, silenzioso e luminoso, capace di parlare a chi cerca nel rito natalizio un momento di contemplazione autentica.
Un’opera fragile e preziosa, sospesa tra tecnica e poesia
Realizzato nel pieno Settecento lombardo, il presepe di Londonio è composto da circa sessanta figure sagomate, dipinte a tempera su carta e cartoncino. La loro leggerezza materica cela una sorprendente solidità narrativa: pastori, animali e architetture costruiscono una scena che unisce esattezza descrittiva e delicatezza emotiva. È un’opera che richiede tempo e attenzione, come tutto ciò che nasce da una mano paziente e da un occhio capace di cogliere l’essenza delle cose.
Il suo fascino deriva anche da questa apparente contraddizione: la fragilità della carta e la forza evocativa della composizione convivono in un equilibrio che ancora oggi conserva intatta la sua capacità di incantare.

Londonio, artista lombardo nato nel 1723 e maestro delle scene campestri, crea un presepe che sembra pensato per diventare virale tre secoli dopo. Il suo paper theatre ante litteram dialoga sorprendentemente bene con la nostra sensibilità contemporanea per l’artigianato, la sostenibilità e il design handmade. Il Presepe del Gernetto è l’unico esempio lombardo del Settecento arrivato fino a noi quasi integro. Ogni pezzo è un frammento d’arte che, mai come oggi, insegna come si costruisce un’installazione immersiva senza LED, proiezioni o realtà aumentata.
Le nuove figure: quando il restauro diventa storytelling
Quest’anno il presepe si arricchisce di tre figure e due quinte sceniche appena restaurate. Un asino, un ponte e un paesaggio che, per secoli, hanno viaggiato attraverso collezioni e interventi poco felici (collanti sbagliati, cartoncini acidificati, ridipinture selvagge).
Grazie alla donazione di Raffaello Pini e al restauro reso possibile da PwC Italia, questi elementi sono tornati a nuova vita: il colore è stato recuperato, le lacune integrate, gli inserti ripensati. Un restauro fatto con criterio, che restituisce allo sguardo qualcosa di molto vicino alla visione originale di Londonio.
Il restauro di un’opera in carta è un capolavoro tecnico che richiede analisi chimiche, conoscenza dei materiali, sensibilità tattile, fibre vegetali che dialogano con solventi selettivi e una mano esperta in grado di capire dove fermarsi. L’esposizione del Presepe del Gernetto è un’occasione rara per vedere come il passato sopravvive grazie alla scienza del presente.

Il ritorno del Presepe, un rito urbano milanese
La riapertura della sala dedicata al presepe è, per il Museo Diocesano, un vero rito dell’attesa natalizia. E lo è anche per chi vive Milano con quell’elegante frenesia da dicembre, tra aperitivi glitterati, mostre da spuntare e cacce al regalo perfetto.
Nadia Righi, direttrice del museo, lo dice chiaramente: questa opera è identitaria. E infatti la città la vive come un appuntamento fisso, rassicurante, che mescola tradizione, storia dell’arte e, a tratti, una dose di nostalgia estetica.
Chi era Londonio, l’artista che trasformò la carta in scenografia
Francesco Londonio (1723-1783) era l’artista delle campagne, degli animali, delle scene quotidiane. Un pittore che amava catturare la vita vera, lontana dalla retorica barocca, più vicina alla pittura di genere olandese e all’intimità teatrale. Il suo presepe non è infatti una resoconto canonico della Natività, ma una piccola Italia contadina del tempo: pastori e animali che potresti immaginare anche in una campagna lombarda di oggi, architetture che profumano di Brianza. ll conte Giacomo Mellerio, appassionato collezionista, lo volle per la sua Villa Gernetto a Lesmo, luogo in cui il pittore fu ospitato a lungo.

Cosa vedere oltre al presepe: un percorso tra capolavori e fotografia d’autore
Con lo stesso biglietto del Presepe, puoi visitare anche due mostre temporanee:
- Lorenzo Lotto. La Natività – Un capolavoro in arrivo dalla Pinacoteca Nazionale di Siena, curato da Axel Hémery e Nadia Righi. Una Natività vibrante, drammatica, raffinata, perfetta da accostare al presepe per capire come cambia il racconto sacro nel passaggio dalla pittura alla carta.
- Elio Ciol. Sguardi e silenzi – Fotografia pura, ascetica, poetica. Un antidoto alla frenesia digitale, un’esperienza quasi meditativa che ti riporta al senso di pace del Natale.
È il tipo di offerta culturale che fa felice sia il tuo desiderio di non perderti nulla di bello sia la tua parte più contemplativa.
Info utili
Dove: Museo Diocesano Carlo Maria Martini, Milano
Quando: fino 25 gennaio 2026
Visite guidate: ore 13.30 e 16.00 con Nadia Righi e Alessia Devitini
Cover foto: Francesco Londonio (Milano, 1723 – 1783), Figure e quinte da presepe, Tempera su carta e cartoncino, Dono Raffaello Pini