Molte professioniste creative possiedono competenze, idee e sensibilità fuori dal comune, eppure faticano a trasformarle in una presenza forte nel mondo del lavoro. Il problema raramente è il talento. Più spesso riguarda blocchi interiori, convinzioni e difficoltà nel raccontare il proprio valore. Un percorso che parte dalla consapevolezza e arriva fino al personal branding.
Il talento da solo non basta
Esiste un paradosso che accomuna moltissime donne creative. Più studiano, più si preparano, più accumulano esperienza, meno si sentono pronte a esporsi.
Capita a designer, fotografe, illustratrici, consulenti, architette, copywriter, artigiane, imprenditrici e libere professioniste. Le competenze crescono, i risultati arrivano, eppure qualcosa continua a frenare il passo.
Qualcuna rimanda il lancio di un progetto. Qualcun’altra continua ad accettare lavori sottopagati. C’è chi evita di parlare del proprio lavoro sui social perché teme di sembrare autoreferenziale e chi aspetta ancora “il momento giusto” per proporsi.
Da fuori sembra una questione di strategia. Dentro, molto spesso, è una questione di identità.
I blocchi invisibili che rallentano la crescita
Il blocco creativo raramente riguarda la creatività.
Più spesso nasce dall’incontro tra quello che sappiamo fare e il modo in cui percepiamo noi stesse. Il perfezionismo porta a rimandare. La sindrome dell’impostora convince che il successo sia stato solo fortuna. La paura del giudizio rende difficile esporsi. L’abitudine a mettere i bisogni degli altri davanti ai propri lascia poco spazio ai propri progetti.
Molte donne imparano fin da piccole a essere preparate, disponibili e competenti. Molto meno spesso imparano a dichiarare il proprio valore con naturalezza.
Così finiscono per diventare protagoniste nel lavoro degli altri e comparse nella propria storia.
Quando crescita personale e lavoro si incontrano
Proprio da questa riflessione nasce Protagonista / Smetti di fare la comparsa della tua storia, un workshop in presenza dedicato alle donne che desiderano ritrovare la propria voce, chiarire il proprio proposito e imparare a raccontarlo al mondo.
L’idea è semplice quanto potente. Prima di costruire un personal brand serve costruire una narrazione autentica di sé.
La giornata alterna strumenti di counseling relazionale e attività dedicate al personal branding. Durante il percorso si lavora sulla propria storia, si riconosce il sabotatore interiore, si immagina la protagonista del futuro e si arriva a definire il proprio purpose, la propria offerta e un modo efficace per presentarsi in un minuto.
Il workshop è condotto dalla counselor relazionale Marta Gimigliano e dalla Creative Director Cristina Del Re, in collaborazione con Zot Academy. Si svolgerà sabato 1 agosto a Milano, dalle 9.30 alle 17.30, con un gruppo ristretto di 10 partecipanti proprio per favorire un lavoro profondo e personalizzato.
Raccontarsi è un atto di coraggio
Esiste una convinzione ancora molto diffusa. Pensare che il lavoro ben fatto parli da solo.
La qualità è fondamentale, ma oggi rappresenta il punto di partenza, non quello di arrivo. Ogni professionista costruisce ogni giorno una percezione attraverso le parole che sceglie, i progetti che mostra, il modo in cui racconta il proprio percorso.
Imparare a raccontarsi non significa trasformarsi in qualcun altro. Significa dare finalmente spazio a ciò che già esiste.
Quando questo accade, cambiano anche le opportunità. Arrivano clienti più affini, collaborazioni più stimolanti e una sicurezza che nasce dalla coerenza tra ciò che si è e ciò che si comunica.
In fondo il vero blocco creativo raramente riguarda le idee, molto più spesso riguarda il permesso che ci diamo di occupare il posto che ci spetta.
