Dal 15 al 25 ottobre Torino torna a essere uno dei luoghi in cui osservare da vicino che cosa sta succedendo nel mondo della comunicazione visiva. Graphic Days arriva alla sua undicesima edizione e questa volta sceglie una parola che sembra fatta apposta per raccontare il presente. Disordine.
Un disordine che ha poco a che fare con la scrivania sommersa di carte o con quella cartella sul desktop chiamata definitivo_final_final_ok. Qui diventa una possibilità progettuale, un modo per cambiare prospettiva, rompere gli schemi consolidati e far incontrare discipline, tecnologie e linguaggi che normalmente viaggiano su binari diversi.
Per la prima volta il festival si svolgerà nei Cantieri Gruppo Building, nel quartiere Barriera di Milano. Una sede ancora in trasformazione che sembra quasi la traduzione fisica del tema scelto.
Il disordine come metodo
Graphic Days dedica l’edizione 2026 al rapporto tra ordine e disordine, osservandolo da diversi punti di vista.
C’è il disordine come processo creativo aperto e imprevedibile, quello che nasce dall’ibridazione tra discipline e tecnologie e quello che racconta il nostro presente, tra sovraccarico di informazioni, conflitti sociali e impatto dell’intelligenza artificiale. Può diventare anche protesta politica e sociale oppure il punto di partenza per cercare nuove strutture dentro forme ancora ambigue.
Una riflessione che attraversa tutto il programma del festival e in particolare le dodici mostre.
Tra le più attese c’è L’umanesimo dei dati, dedicata ai lavori originali di Giorgia Lupi, information designer di fama internazionale e Compasso d’Oro ADI 2025. Il suo Data Humanism prova a riportare contesto, empatia e imperfezione dentro il modo in cui leggiamo e rappresentiamo i dati. Numeri che diventano narrazioni e arrivano persino a trasformarsi in tessuti, abiti, tappeti e ceramiche.

Il designer spagnolo Quim Marin porta invece a Torino Never ever be predictable, una selezione di lavori realizzati tra Barcellona, Cile, Roma e Tokyo in cui tipografia, colore e composizione vengono usati per sfidare equilibri e codici già conosciuti.
Il manifesto torna protagonista anche con Nnewschøøl of pø5ter, dedicata alla grafica indipendente e al clubbing polacco, tra post-internet, ugly design, brut art, neo-rave, digital grunge e lo-fi xerox.
Con Saluti e Baci, curata da Daniele Catalli, l’immaginario rassicurante delle cartoline turistiche incontra invece problemi decisamente meno rassicuranti. Venezia che affonda, Bali soffocata dal turismo, incendi, plastica negli oceani e dati sull’inquinamento diventano il materiale di una finta agenzia di viaggi che mette in crisi l’idea stessa di paradiso da cartolina.

Dalla Svizzera alla Corea
Lo sguardo di Graphic Days continua a muoversi fuori dai confini italiani.
Il format Eyes On quest’anno porta al centro la Svizzera attraverso manifesti, opere animate, libri e progetti di graphic design. Tra gli appuntamenti ci sono Between Type and Image di Erich Brechbühl e una selezione curata da Weltformat dedicata a progettisti e progettiste emergenti. Il percorso comprende anche alcuni volumi del premio Most Beautiful Swiss Books e i lavori di dieci studi selezionati da Graphic Days.

Un altro focus guarda alla Corea e alla storia dell’hangeul.
혼돈 HONDON – The Korean Dis-order. A focus on the history of Hangeul parte dalla nascita di un sistema di scrittura progettato per rendere la conoscenza più accessibile e arriva fino alla grafica contemporanea, dove quegli stessi caratteri diventano terreno di sperimentazione.
Poi ci sono animazione, fumetto e illustrazione con Animation Conversation, mostra curata da Marco Mal Pra e Ale Key di Treviso Comic Book Festival. Grazie alla realtà aumentata, i fotogrammi esposti prendono vita e mostrano quanto l’animazione italiana contemporanea sia ormai un territorio molto più ampio dell’immaginario legato esclusivamente all’infanzia.
L’Italia torna protagonista con RIFLESSI. Per una [disordinata] lettura della grafica italiana, costruita attraverso accostamenti, salti temporali e connessioni tra materiali provenienti dai fondi del Centro di Documentazione sul Progetto Grafico di AIAP.
E poi ci sono i nuovi talenti.
La call Neologia porterà in mostra cento progetti di designer under 30 nelle categorie Editorial, Poster, Motion, AI e, per la prima volta nel 2026, Illustrazione. Accanto a questi sarà presentato anche Aging di Letizia Chesini, progetto dedicato all’invecchiamento e al ruolo crescente della terza età nella progettazione del futuro.
Il rapporto tra persone e tecnologia è al centro anche di Still Human, con quaranta poster selezionati da Posterheroes che provano a interrogarsi su cosa significhi essere umani in un tempo sempre più permeato dall’intelligenza artificiale.
Un festival da attraversare
Graphic Days resta soprattutto un festival da vivere.
Oltre 60 ospiti internazionali, sette talk, sei workshop per adulti, tre appuntamenti Tips&Tricks, otto workshop per bambini, performance, dj set, live printing, portfolio review e attività dedicate a scuole e famiglie.
Tra gli ospiti ci saranno Erik Kessels, Verònica Fuerte, Quim Marin, Johanna Jaskowska, YONK, Felix Pfäffli, Erich Brechbühl, Henning Wagenbreth, Ksawery Komputery e Nerdo.

La sperimentazione attraverserà fotografia, manifesti, realtà virtuale, animazione, coding creativo, intelligenza artificiale e progettazione tridimensionale. Ci saranno workshop dedicati anche alla creazione di poster in Blender e al ritaglio della carta, insieme a momenti più raccolti in cui conoscere strumenti e processi creativi di alcuni degli ospiti.
Al piano interrato dei Cantieri troveranno spazio anche tre dark room interattive dedicate a sostenibilità, post-human e videogame legati a tematiche ambientali contemporanee.
Torna inoltre Brief me up, il format curato da IKIGAI MEDIA che porta le dinamiche del talent show dentro il mondo della grafica. Dieci studenti, sessanta minuti e un logo da progettare affrontando domande, imprevisti e inevitabili cambi di rotta.
Il 22 e 23 ottobre il festival uscirà inoltre dalla sede principale con In the city, un programma diffuso in più di venti luoghi tra agenzie di comunicazione, studi di design e realtà creative torinesi.
Domenica 25 ottobre la chiusura sarà affidata a una mostra mercato dedicata a studi, artisti e realtà indipendenti delle arti visive.
Questo è il tipo di disordine che ci piace e vale la pena cercare. Quello che mescola cose lontane, mette in dubbio le soluzioni già pronte e lascia abbastanza spazio perché possa succedere qualcosa di imprevisto. E per undici giorni, a Torino, sembra ce ne sarà parecchio.
Cover photo: Erik Kessels