Gomma, moda, potere

Perché le sneaker finiscono in un museo del tessuto?

Tempo di lettura: 3 minuti

Dal 6 novembre il Museo del Tessuto di Prato dedica la prima grande mostra italiana alle sneaker, lette come oggetto di sport, moda, collezionismo e finanza. Modelli storici e contemporanei tra archivi di brand e collezioni private.

Una Puma Clyde disegnata nel 2007 da Vaughn Bodē, illustratore underground americano scomparso nel 1975, sta per finire dentro le vetrine di un museo tessile italiano insieme a modelli Nike, adidas, Gucci e Balenciaga. È uno dei pezzi scelti per “Sneaker Revolution”, la mostra che il Museo del Tessuto di Prato apre il 6 novembre e che segna la prima volta in cui un’istituzione italiana affronta il fenomeno delle scarpe sportive con un taglio storico e culturale, non solo come oggetto di moda.

Da scarpa da lavoro a merce di culto

Le sneaker nascono come calzatura tecnica pensata per la pista di atletica, con la prima suola in gomma vulcanizzata di fine Ottocento. Da lì il percorso attraversa i parquet dell’NBA, le sottoculture urbane, le passerelle dell’alta moda, fino ai mercati finanziari globali, dove certi modelli rari vengono trattati come beni da collezione. La mostra racconta questo tragitto lungo un secolo, mettendo in relazione storia del costume, design, innovazione tecnologica, sport, musica, comunicazione, moda, economia e sostenibilità, temi che raramente si trovano insieme nello stesso percorso museale.

Puma 
Clyde Vaughn Bodē  / 2007 
Collaborazione tra Puma e l’eredità dell’illustratore underground Vaughn Bodē, che porta sulla Clyde le sue creature psichedeliche. 
Esempio di incontro tra fumetto underground e sneaker culture. 

Cosa si vede in mostra

Il percorso espositivo mette insieme modelli storici e contemporanei, in parte prestati dagli archivi dei brand, adidas, Balenciaga, Gucci, Hogan/Tods, Lotto, Prada e Superga, in parte provenienti dalla collezione di Marco Colombo e da collezioni private rimaste anonime. Ci sono marchi noti al grande pubblico come Nike, Converse, New Balance e Reebok, insieme ad altri più legati alla scena sneaker contemporanea, come Onitsuka Tiger, Saye o Golden Goose. Le aziende Fessura, Id.Eight, Steve’s, Veja e Yatay hanno invece donato al Museo del Tessuto alcuni modelli realizzati con materiali a basso impatto ambientale, che entrano così a far parte delle collezioni permanenti.

La curatela porta la firma di Arianna Sarti, del Museo del Tessuto, e di Francesca Biagioli, fondatrice della casa editrice Beside Arts & Publishing. In catalogo compaiono contributi molto diversi tra loro, dalla storica del costume Nicoletta De Menna, che firma anche un podcast per l’ANSA sull’argomento, al giornalista di moda Antonio Mancinelli, fino a un’intervista al coach di basket Dan Peterson, tra le voci più note del basket americano raccontato in Italia.

Adidas  / Robert Haillet / Stan Smith  / 1963 
Prototipo del 1963 firmato per il tennista francese Robert Haillet,
precede il modello che nel 1971 verrà rinominato per l’americano Stanley Smith. 
Rappresenta l’origine della scarpa da tennis più venduta della storia.
Per un breve periodo, la scarpa mantenne la scritta “Haillet” sulla linguetta con il volto di Stan Smith,
prima di adottare definitivamente il nome attuale nel 1978. 

Un oggetto che racconta più di una scarpa

Quello che rende la mostra interessante, oltre all’ampiezza dei prestiti, è il tentativo di leggere la sneaker come indicatore dei cambiamenti sociali dell’ultimo secolo. Una scarpa nata per correre più veloce è diventata un modo per riconoscersi in un gruppo, un oggetto da collezione e, per alcuni brand, un terreno di sperimentazione su materiali e sostenibilità, come mostrano le donazioni delle aziende che lavorano su scarpe a basso impatto ambientale.

Il catalogo della mostra, curato con schede tecniche per ogni modello esposto, resterà probabilmente uno degli strumenti più completi in Italia per chi vuole studiare il fenomeno da un punto di vista che non sia solo commerciale.

Stivaletto sportivo femminile “Regent Keds” 
U.S. Rubber Company  / Stati Uniti, 1920 circa 
Questo raro esempio di calzatura sportiva femminile riflette il periodo di transizione in cui il marchio Keds gettò le basi per la nascita della moderna “sneaker”.
Nonostante la suola in gomma la calzatura presenta un raffinato tacco in gomma. 
Collezione Museo del Tessuto  (n. inv. 26.05.01) 

Info

6 novembre 2026 – 2 maggio 2027
Conferenza stampa 5 novembre 2026, ore 12

Museo del Tessuto
Via Puccetti 3, Prato

museodeltessuto.it

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