Palazzo Reale apre le porte a settant’anni di carriera di un artista che ha fatto della sospensione tra realtà e sogno la sua cifra stilistica. Tra letteratura, musica e mistero, ecco perché questa mostra gratuita a Palazzo Reale merita il tuo weekend milanese.
Un avvocato che ha scelto la pittura al posto delle aule di tribunale
Le storie più affascinanti nascono sempre da una scelta radicale. Mario Raciti, nato a Milano nel 1934, laureato in giurisprudenza, avvocato per qualche anno, decide nei primi anni Sessanta di lasciare tutto per dedicarsi interamente alla pittura. Una scelta che oggi definiremmo “coraggiosa” ma che allora significava rinunciare a una carriera sicura per inseguire qualcosa di molto più fragile e molto più vero, cioè la propria voce artistica.

Da quel momento in poi Raciti diventa, per usare le parole della critica, uno dei protagonisti dell’astrazione significativa italiana. Tradotto per chi non mastica gerghi da catalogo, la sua pittura non copia il mondo che vediamo, ma non lo abbandona nemmeno del tutto. Resta in bilico, come chi si affaccia a una finestra senza sapere bene cosa aspettarsi dall’altra parte.
Milano, la città che lo ha reso chi è
Palazzo Reale dedica a Raciti una grande antologica dal titolo “Opere 1952-2025”, curata da Luca Pietro Nicoletti, con ingresso gratuito e circa cento opere provenienti dal Museo del Novecento, dal Mart di Rovereto e da collezioni private. L’esposizione si inserisce nel ciclo “Maestri a Milano”, lo stesso che negli anni scorsi ha raccontato Ruggero Savinio, Grazia Varisco e Valerio Adami, e che sembra avere un debole per gli artisti capaci di trasformare la città in un vero e proprio laboratorio dell’anima.
Perché Milano, per Raciti, non è mai stata solo un indirizzo. Negli anni Cinquanta la città vive un fermento culturale intensissimo e proprio lì il giovane pittore incontra figure che segneranno per sempre la sua ricerca, come il poeta Roberto Sanesi e l’editore Vanni Scheiwiller, che nel 1970 pubblica la prima monografia a lui dedicata. Se cerchi conferma che le migliori amicizie letterarie nascono nei posti giusti al momento giusto, eccola qui, servita su un piatto d’argento cinquant’anni prima che qualcuno inventasse il networking.

Una pittura che si legge più che si guarda
Il curatore Nicoletti la definisce una pittura “da leggere” oltre che da guardare, quasi una poesia visiva, benché Raciti non abbia mai illustrato testi poetici in senso stretto. Ha piuttosto assorbito dalla poesia un atteggiamento verso il mondo fatto di allusione, silenzio e mistero. Non stupisce che la sua tavolozza intellettuale attinga a piene mani da Rilke, Hölderlin, Goethe e Musil, mentre le sue atmosfere sonore rimandano a Wagner, Mahler e Schubert.
Il percorso in mostra attraversa fasi diverse e tutte affascinanti a modo loro. Si parte dalle figurazioni degli anni Sessanta, quelle dei celebri “spiritelli” che popolano tele piene di ironia e leggerezza quasi infantile, per approdare alle “Presenze-Assenze” degli anni Settanta, dove le figure iniziano a dissolversi lasciando sulla tela solo tracce, echi, presagi. Segue il ciclo delle “Mitologie” negli anni Ottanta e quello dei “Misteri” negli anni Novanta, fino ai lavori più recenti, quelli dedicati a “I fiori del Profondo” e a “Fonti”, dove i fiori si trasformano letteralmente in dardi e la pittura racconta la distanza, quasi impossibile da colmare, tra un essere umano e l’altro.
Il 1988, l’anno del riconoscimento definitivo
C’è un episodio che vale la pena raccontare perché è il classico momento spartiacque di una carriera. Nel 1988 il PAC, il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, dedica a Raciti una grande personale e l’allora direttrice Mercedes Garberi acquista trentasei opere dell’artista, oggi conservate al Museo del Novecento. È il momento in cui Milano dice ufficialmente sì a Raciti, e non un sì timido, ma un abbraccio pieno che ancora oggi costituisce uno dei nuclei portanti della mostra a Palazzo Reale.

Da lì in avanti le sue opere entrano in collezioni di primissimo piano, dalle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo al Mart di Rovereto, fino alle storiche raccolte Pallini e Jucker. Un percorso che negli ultimi decenni continua con mostre personali a Conegliano, Reggio Emilia e ancora Rovereto, oltre alla pubblicazione nel 2023 del catalogo ragionato della sua opera pittorica.
Prenditi tempo e goditi il viaggio
Se il tuo rapporto con l’arte contemporanea oscilla tra la curiosità sincera e il timore di non capire nulla davanti a una tela, questa mostra è un ottimo punto di ingresso. Raciti non chiede competenze accademiche, chiede solo la disponibilità a lasciarsi attraversare da immagini sospese, da figure che sembrano apparizioni più che ritratti. È pittura che si presta benissimo anche a una passeggiata solitaria del sabato pomeriggio, magari prima di un aperitivo in zona Duomo, con la scusa perfetta di coltivare cultura ma senza sforzo eccessivo.

Info utili
La mostra “Mario Raciti. Opere 1952-2025” è visitabile a Palazzo Reale, in Piazza Duomo 12 a Milano, dal 1° luglio al 20 settembre 2026, con ingresso gratuito. Gli orari vanno dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19.30, con apertura serale il giovedì fino alle 22.30 e ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura. Il lunedì la mostra resta chiusa.
Per approfondire puoi consultare il sito palazzorealemilano.it