Sguardo settecentesco

Alla riscoperta del Grand Tour con Ozpetek al Poldi Pezzoli di Milano

Tempo di lettura: 6 minuti

Fino al 4 maggio 2026 il Museo Poldi Pezzoli invita a ripensare il Grand Tour come esperienza culturale totale. Tra capolavori del Settecento, prestiti dal Metropolitan Museum of Art e il video di Ferzan Ozpetek, la mostra costruisce un dialogo raffinato tra viaggio, memoria, cinema e desiderio contemporaneo.

Quello che il Museo Poldi Pezzoli propone con Meraviglie del Grand Tour è una rilettura colta ma sorprendentemente attuale di un’esperienza che ha fondato il nostro modo di viaggiare, guardare e desiderare l’arte. Fino al 4 maggio 2026, Milano diventa una tappa ideale di quel viaggio di formazione che tra Sei e Settecento portava l’élite europea in Italia per educare lo sguardo, il gusto e, diciamolo, anche l’ego.

La mostra nasce in un momento strategico per la città, chiamata ad accogliere visitatori internazionali in visita per i Giochi Olimpici nvernali Milano Cortina, in una logica di consumo turistico più consapevole, rivolto a un pubblico interessato a esperienze culturali dense e capaci di generare senso.

Il dialogo tra Milano e New York

Il cuore pulsante dell’esposizione è un prestito che ha il peso simbolico di un viaggio transatlantico al contrario. Arriva dal Metropolitan Museum of Art di New York Roma antica di Giovanni Paolo Panini, datata 1757, una tela monumentale che è molto più di una veduta. È una dichiarazione d’amore per la città eterna e insieme una riflessione sofisticata sul ruolo dell’artista, del collezionista e dello spettatore.

Giovanni Paolo Panini (Piacenza, 1691 – Roma, 1765)
Roma antica / 1757 /olio su tela
New York, The Metropolitan Museum of Art
(Gwynne Andrews Fund, 1952), inv. 52.63.1
In basso a sinistra, sopra un piedistallo,
“i. p. panini romae 1757”

La collaborazione con il MET non è un semplice scambio tra istituzioni prestigiose, ma un dialogo curatoriale che mette in relazione la casa museo milanese con una delle più importanti collezioni al mondo. Il risultato è una narrazione stratificata, in cui l’opera ospite entra in risonanza con i capolavori del Poldi Pezzoli, valorizzandoli e rivelandone connessioni spesso inattese.

Panini e la vertigine della bellezza

Giovanni Paolo Panini è il regista ideale di questo racconto. Pittore, architetto e scenografo, Panini ha costruito una Roma teatrale, rigorosa e insieme spettacolare, capace di sedurre generazioni di viaggiatori. In Roma antica immagina una galleria ideale in cui convivono più di cinquanta vedute di monumenti iconici, dal Colosseo al Pantheon, tra statue celebri e personaggi che si muovono come attori su un palcoscenico.

Questa è metapittura allo stato puro, un dipinto che riflette su se stesso e sul proprio statuto. Panini si autoritrae accanto al suo committente, il conte di Stainville, ambasciatore francese a Roma, dichiarando apertamente il gioco di ruoli tra artista, potere e mercato. Guardare oggi quest’opera significa interrogarsi su come costruiamo le immagini della bellezza e su quanto esse influenzino ancora il nostro immaginario.

Un museo che diventa itinerario

La mostra è pensata come un vero tour interno al museo, un percorso che si snoda dalle sale principali fino a includere opere raramente esposte o del tutto inedite. Tra queste spicca l’Interno del Pantheon di Panini, datato 1743, acquisito nel 2024 grazie alla donazione di Giovanna Zanuso. È un’opera di straordinaria raffinatezza, unica presenza di Panini in una collezione pubblica milanese, e rappresenta un tassello fondamentale per comprendere l’interesse settecentesco per gli interni monumentali.

Giovanni Paolo Panini
(Piacenza, 1691 – Roma, 1765)
Interno del Pantheon a Roma 1743/ olio su tela
Milano, Museo Poldi Pezzoli,
In basso a sinistra, “GP Panini Roma 1743”

Accanto a essa, due vedute di Gaspar Van Wittel, padre del vedutismo, raccontano un altro capitolo essenziale del Grand Tour. Le panoramiche di Roma viste da Villa Medici e dalla Trinità dei Monti erano souvenir ambitissimi, antesignani delle cartoline e delle fotografie da condividere al rientro. Oggetti di memoria, certo, ma anche strumenti di distinzione sociale.

Souvenir, oggetti del desiderio

Uno degli aspetti più affascinanti della mostra è l’attenzione agli oggetti che accompagnavano il viaggio. Ventagli dipinti, gioielli in micromosaico, guide turistiche e riproduzioni di sculture antiche raccontano un’economia del desiderio che non è poi così lontana dalla nostra. I ventagli del Grand Tour, esposti per la prima volta grazie al lascito di Carlo Borgomaneri, sono piccole gallerie portatili, sofisticate e altamente simboliche.

Decorati con vedute di Roma, Napoli o Paestum, erano pensati per le dame in viaggio e funzionavano come strumenti di racconto, seduzione e appartenenza culturale. I micromosaici, con le loro minute tessere vitree, trasformavano i monumenti in gioielli da indossare, portando il mito dell’antico nella quotidianità. È difficile non vedere in questi oggetti un’anticipazione della cultura pop e del merchandising museale contemporaneo.

Copiare l’antico per reinventare il presente

Il Grand Tour ha avuto un impatto enorme sulla produzione artistica europea, stimolando la diffusione di copie e reinterpretazioni dei modelli classici. In mostra trovi una riduzione del celebre gruppo del Laocoonte realizzata in porcellana dura dalla Manifattura Ginori di Doccia nel 1749. È l’unica versione conosciuta in questo materiale e testimonia l’altissimo livello tecnico raggiunto dalle manifatture italiane per soddisfare il gusto dei viaggiatori.

Queste copie non erano semplici riproduzioni, ma veri e propri esercizi di stile, strumenti di studio e oggetti di status. Portare a casa un Laocoonte significava dichiarare la propria adesione a un sistema di valori fondato sulla classicità, sull’educazione estetica e su una certa idea di Europa. Un tema che oggi torna sorprendentemente attuale.

Tutti gli DEI ©FondacoItalia

Viaggiare informati prima di Google Maps

Tra le sale dedicate all’organizzazione del viaggio, il Grand Tour si rivela per quello che è stato anche dal punto di vista pratico. Guide come Les Délices d’Italie di Alexandre Rogissart o la Guida per il viaggio d’Italia in posta mostrano come già nel Settecento esistesse una vera e propria infrastruttura del turismo. Itinerari, mappe, locande, sistemi di trasporto e tempi di percorrenza erano organizzati con una precisione che farebbe sorridere chi oggi si affida ciecamente alle app.

Questi volumi raccontano un’Italia vista con occhi stranieri, descritta, misurata e idealizzata. Leggerli oggi significa anche confrontarsi con lo sguardo dell’altro, con la costruzione di un’immagine del paese che ancora influenza il branding culturale italiano.

Ozpetek e il Grand Tour nel tempo

Il percorso culmina in modo inaspettato e potentemente contemporaneo con Tutti gli DÈI, l’opera video firmata da Ferzan Ozpetek. Il cineasta, noto per la sua capacità di intrecciare memoria, identità e desiderio, offre una rilettura cinematografica del Grand Tour come viaggio nel tempo e nelle emozioni.

Il dialogo tra arte e cinema diventa qui un ponte tra passato e presente, tra la monumentalità delle opere e l’intimità dello sguardo. Ozpetek non illustra la mostra, ma la interpreta, restituendo al pubblico un’esperienza immersiva che invita a sentire prima ancora che a capire. È un gesto curatoriale coraggioso, che apre il museo a nuovi linguaggi e a una fruizione più sensibile e inclusiva.

“Questa opera è, per me, l’emblema del Grand Tour: con un solo quadro si rende omaggio a un intero museo, a tutta la memoria e la bellezza che esso custodisce. In Roma Antica di Panini c’è l’idea di un viaggio non solo geografico ma pure interiore: ogni rovina, ogni luce, ogni volto è un sentimento. Ho voluto che il film nascesse da un gesto semplice — la luce del Pantheon che illumina il volto di una donna addormentata — per raccontare come l’arte possa ancora oggi risvegliarci, sorprenderci, farci sentire vivi”.

Ferzan Ozpetek.

Ritratto Ferzan Ozpetek

Meraviglie del Grand Tour non è solo una celebrazione del passato, ma una riflessione sul nostro modo di viaggiare, collezionare e raccontarci attraverso le immagini. È un invito a riscoprire il viaggio come esperienza trasformativa, capace di mettere in discussione certezze e aprire nuove prospettive. Proprio come faceva il Grand Tour, quando il mondo era più lento,ma forse più curioso.

Info utili

MERAVIGLIE DEL GRAND TOUR
con il Metropolitan Museum of Art di New York
in dialogo con “Tutti gli DÈI” di Ferzan Ozpetek
Museo Poldi Pezzoli, 30 gennaio – 4 maggio 2026

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