Questa è la storia di una persona che chi ha vissuto a Milano negli anni ’70 e ’80 ricorda bene.
Girava intorno al Castello Sforzesco e a via Garibaldi, con un triciclo carico di cartelli e manifesti, e tre cani al seguito.
Tutti lo chiamavano “C.T.”, ma il suo nome era Carlo Torrighelli, ex marmista, profeta di strada, precursore dei writer e forse, senza saperlo, anche poeta e artista.
I suoi proclami sopra le righe davano voce all’inconscio collettivo di una città stordita dal progresso, rappresentando l’incomprensibile sofferenza delle masse attraverso un’onda assassina, capace di addormentare la coscienza e uccidere a distanza, emanata dai misteriosi impianti gestiti dai potenti del pianeta.
La sua vita e la sua testimonianza sono anche quelle di una generazione che ha visto il mondo cambiare completamente in ogni suo aspetto: politica, economia, tecnologia, scienza e società, senza mai riuscire a capire del tutto l’immensa trasformazione che stavano vivendo.
C.T., era un emarginato, spinto dal vortice della vita oltre i limiti della cosiddetta “normalità”, ma non smise mai di lottare, né perse mai la voce che metteva in guardia il popolo dalle minacce misteriose che fluttuavano micidiali tra le persone e la loro libertà.
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