Partito per visitare le antiche fornaci del Giappone, Davide Dalmanzio ha attraversato il Paese in bicicletta per oltre duemila chilometri. Un viaggio nato dalla passione per la ceramica che si è trasformato in qualcosa di molto più grande. Ne parliamo nella nuova puntata di Persi Bene.
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Nella nuova puntata di Persi Bene, il podcast sui viaggi trasformativi condotto da Cristina Del Re e Simone Stenti, Davide racconta cosa significa percorrere oltre duemila chilometri in bicicletta alla ricerca delle radici della ceramica giapponese.
Esistono due modi di viaggiare. Il primo consiste nell’arrivare da qualche parte, il secondo consiste nel lasciare che sia il viaggio a fare qualcosa per noi.
Spesso crediamo di partire per vedere un luogo, una città o un paesaggio e poi scopriamo che ciò che ricordiamo davvero sono, molto più dei monumenti, le persone incontrate, gli imprevisti affrontati, i momenti in cui qualcosa ci ha costretti a cambiare prospettiva.
Forse è anche per questo che alcuni scelgono di viaggiare in bicicletta. Un viaggio non propriamente comodo ma che ti impedisce di attraversare il mondo in modalità spettatore.
Ti mette dentro il paesaggio e ti obbliga a fare i conti con il caldo, la pioggia, la stanchezza, le salite e le deviazioni impreviste. Non puoi accelerare quando sei in ritardo e non puoi saltare ciò che succede tra una destinazione e l’altra.
Il Giappone dell’argilla e del fuoco
Quando pensiamo al Giappone immaginiamo spesso Tokyo, i ciliegi in fiore, i kombini, i templi, i treni ad alta velocità o le insegne luminose.
Esiste però un altro Giappone, più silenzioso e meno raccontato, fatto di laboratori artigiani, villaggi, antiche tradizioni e gesti ripetuti da secoli.
È proprio questo il Paese che ha cercato Davide Dalmanzio, artista ceramista e insegnante vicentino, quando ha deciso di attraversare il Giappone seguendo le tracce delle sei grandi fornaci storiche che hanno contribuito a costruire la tradizione ceramica del Paese.
Un progetto nato da una curiosità professionale che, chilometro dopo chilometro, si è trasformato in un’esperienza molto più personale.
Osservare chi lavora con il fuoco, spinge anche confrontarsi con alcune verità che riguardano tutti. L’impermanenza, la presenza e la consapevolezza che non tutto può essere controllato.