C’è un filo invisibile che lega le mani pazienti delle artigiane del tombolo alle antiche tessitrici dei miti greci. A Locri, oggi, la trama del tempo si ricuce attraverso gesti, fili e storie. Scopri come il tombolo — arte antica e contemporanea insieme — torna protagonista con il ciclo “Trame di Cultura”, un progetto che intreccia mito, memoria e creatività femminile.
Un filo che attraversa i secoli
C’è qualcosa di ipnotico nel vedere le mani che si muovono veloci su un cuscino rotondo, fili sottili che si incrociano e si sciolgono in una danza silenziosa. È il tombolo, antica arte del merletto che nasce dall’intreccio di fili tesi su spilli, un’architettura di pazienza e precisione che ha attraversato secoli e mode.
Diffuso storicamente in molte regioni italiane — dal merletto a fuselli di Offida e Pescocostanzo fino a quello veneziano e ligure — il tombolo è stato per secoli un simbolo di maestria femminile. Non solo un passatempo o un lavoro, ma un linguaggio estetico e simbolico che custodisce un sapere antico: quello del “fare con le mani”, del tempo lento, del filo come metafora di vita.
Oggi, quest’arte antica torna a raccontarsi a Locri, nel cuore della Magna Grecia, dove il gesto del tessere incontra la cultura classica.
I pinakes di Locri narrano le trame divine nel mito
Se hai visitato il Museo e Parco Archeologico Nazionale di Locri Epizefiri, forse ricordi i pinakes locresi, piccole tavolette votive in terracotta, miracolosamente sopravvissute ai millenni. Raffigurano scene di culto dedicate alla dea Persefone e, tra queste, ricorrono spesso donne che filano, tessono, intrecciano.
In quei gesti, che potremmo vedere anche oggi nelle mani di un’artigiana con il tombolo, si nasconde una simbologia potente: il tessere come atto creativo, come connessione tra umano e divino, tra destino e libertà. Nella Grecia antica, infatti, le Parche e le Moire filavano i destini, e il filo diventava simbolo del legame tra vita e morte, memoria e rinascita.
È proprio da questi riferimenti iconografici e mitologici che nasce “Trame di Cultura”, un progetto che intreccia mito, arte e manualità, nel segno della professoressa Maria Stella Triolo, studiosa di cultura classica e appassionata di tombolo.
Trame di Cultura, il filo che diventa memoria
L’8 novembre 2025, al Museo e Parco Archeologico Nazionale di Locri Epizefiri, prenderà il via il ciclo “Trame di Cultura”, un’iniziativa ideata dalla Delegazione della Locride “Maria Stella Triolo” dell’AICC (Associazione Italiana di Cultura Classica).
Un progetto che vuole riscoprire il filo come metafora di connessione — tra passato e presente, tra scuola e territorio, tra sapere femminile e innovazione sostenibile. Un percorso che ricuce il sapere classico con la creatività artigianale contemporanea.
Dopo i saluti istituzionali, la giornata si aprirà con l’intervento della filologa Paola Radici Colace, che parlerà degli strumenti del lavoro femminile nella Grecia antica, tra letteratura e archeologia. Poi sarà la volta della modellista Mariantonietta Minniti, che offrirà una riflessione sulla moda come intreccio di manualità, tradizione e sostenibilità — perché, in fondo, anche la couture è una forma di tessitura del tempo.
Il momento più atteso sarà la dimostrazione dal vivo del merletto a tombolo, con Patrizia Papandrea e Francesca Fraietta, che sveleranno i segreti di quest’arte millenaria. Il pubblico potrà osservare da vicino gli strumenti, i passaggi e il ritmo quasi musicale del lavoro manuale — un gesto che diventa meditazione e bellezza. Come ogni buona trama, infatti, anche questa sarà accompagnata da una colonna sonora: la violinista Rita Cannavino interpreterà brani ispirati all’armonia del tessere, trasformando in musica il filo invisibile che lega tempo e memoria.
A chiudere la mattinata, la visita tematica “La tessitura e i Pinakes locresi”, condotta da Laura Delfino, già direttrice del Museo Archeologico “Archeoderi” di Bova Marina.
Il filo come linguaggio universale
Il progetto “Trame di Cultura” non è solo un omaggio alla memoria di Maria Stella Triolo, ma anche una riflessione sulla bellezza del fare lento, sull’importanza di restituire valore al gesto, al dettaglio, al tempo necessario per creare qualcosa di unico.
Nel mondo delle produzioni industriali, il tombolo ci ricorda che la manualità è una forma di pensiero. Ogni intreccio racconta un’idea, una storia, un sentimento. Così, mentre il filo corre tra le dita, qualcosa di antico e contemporaneo si ricompone: la consapevolezza che la cultura, come la tessitura, è fatta di intrecci, di fili che legano persone, epoche e speranze.