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Senza trucco, le foto di Private Sitting

Sessione privata con Gianluca Fontana

Tempo di lettura: 5 minuti

Gianluca Fontana – giovane e talentuoso fotografo di moda che è stato pubblicato da Vogue, Vanity Fair, Harper’s Bazaar, Elle – è conosciuto per il suo approccio sofisticato che produce immagini intime e sensuali, dotate di immediatezza e senso di verità.

Private Sitting è il progetto pubblicato da Skira Editore che Gianluca Fontana ha intrapreso per oltrepassare un limite, per tentare di superare il confine tra la persona e il personaggio.

Il lavoro è durato cinque anni e ha coinvolto quindici donne bellissime: Alessandra Mastronardi, Ambra Angiolini, Anita Caprioli, Carolina Crescentini, Cristiana Capotondi, Giulia Elettra Gorietti, Isabella Ferrari, Kasia Smutniak, Margareth Madè, Marta Gastini, Matilde Gioli, Miriam Dalmazio, Tea Falco, Valeria Bilello e Vittoria Puccini.

Tutte sono state ritratte senza effetti speciali – senza trucco e parrucco, come si dice in gergo – con poche luci e su un set neutro, con lo scopo si cogliere l’essenza, i momenti di incertezza, di gioia e di introspezione.

“Gianluca ti mette su un binario di sincerità. E come al cinema, anche su un set fotografico l’attore deve essere vero. Abbiamo realizzato questi ritratti senza trucco, sì, nessuna maschera se non la forza di un obiettivo davanti alla verità disarmante”. Isabella Ferrari

Ne è scaturita una galleria di ritratti che attingono ad una profonda femminilità, sensuali senza essere volontariamente erotici. Sono fotografie che esteriorizzano un sentimento che appare comune a tutte le donne: essere viste per la bellezza che riescono a emanare, più che per una bellezza divistica e prevedibile in attrici del loro calibro.

Gianluca Fontana ci ricorda che la fotografia è un’arte scenica ed un linguaggio ambiguo. Uno dei suoi miti fotografici è Richard Avedon e c’è un curioso aneddoto che ama raccontare: Avedon, sfogliando i vecchi album di famiglia, scopre di avere avuto case e cani che in realtà non sono mai stati suoi perché il padre, con grande amore per il dettaglio, creava le foto di famiglia davanti a scenari presi in prestito da vicini di casa o amici.

Un fotografo di moda come Gianluca sa che le fotografie si fanno con la testa non con la macchina fotografica e ha ragionato sull’utopia della perfezione e dell’eterna giovinezza.

Le sue quindici modelle non dovevano essere più belle di quanto non lo fossero già, in un certo senso dovevano essere belle vere e convincerle a fidarsi a lasciarsi cogliere senza il paracadute di una messa in scena elaborata.

“…con Gianluca è diverso, è sempre diverso, lui ti chiede di abbassare tutte le difese, senza trucco, senza l’appoggio di abiti importanti. Tu, sola, con te stessa e lui che ti guida. Non è un servizio fotografico ma un viaggio interiore, un viaggio verso la propria vera, sincera, femminilità, senza timore, senza pregiudizi. Libera, libera e fiera di essere chi sono. Io. “ Alessandra Mastronardi

Snobismo proustiano

Racconta Gianluca: “Assistiamo ad uno snobismo discendente su social come Instagram: ci sono sconosciuti che si fanno fotografare davanti a scenari pazzeschi che li consacrano. Poi c’è lo snobismo ascendente che è quello che appartiene a Private Sitting: ci sono persone famosissime a cui viene tolta completamente l’aura divistica, riducendo tutto all’essenza di una relazione a due…Per Picasso l’arte è una bugia che dice la verità. Che cos’è la verità in fotografia? Non credo ci sia mai niente di vero ma mi interessava raccontare qualcosa di intimo, che andasse a toccare la percezione del reale da parte delle persone. Con Private Sitting volevo restituire qualcosa che suonasse credibile, per far passare il messaggio che ci sono cose che sono imperfettamente belle, esattamente come quando Anna Magnani insisteva che nelle foto si vedessero le sue rughe

Il divismo

Prosegue Fontana: “Un altro aspetto importante di Private Sitting è stato il lavoro sul concetto di divismo. Un passo fondamentale è stato riuscire a far comprendere agli agenti il mio punto di vista, fare in modo che capissero il progetto e che le attrici stesse lo accettassero.

Durante lo shooting, nello spazio erano presenti solo tre persone – io, l’attrice e lo stylist – perché volevo costruire qualcosa che per me avesse senso. Ad esempio, Kasia Smutniak è una professionista abituatissima al rapporto professionale con la macchina fotografica ed è stato bellissimo portarla fuori dalla sua comfort zone, sentendosi libera di fare altro.

Con queste attrici non c’era una relazione pregressa, non erano amiche che si sono prestate a realizzare questo progetto. Ciò non significa che, quando poi ci si incontra per lavorare insieme, non si instauri intimità e che non ci siano le condizioni di uno scambio che è necessario alla realizzazione di un progetto.

Non avevo una ricetta per realizzare Private Sitting: ho creato uno spazio in cui tutti stavamo bene. In alcuni casi abbiamo parlato per ore e poi abbiamo cominciato a lavorare.

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