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Mercedes Azpilicueta, Bestiario de Lengüitas, exhibition view, Museion 2020. Foto Luca Meneghel
Conversazione con Letizia Ragaglia

Museion: la cultura come bene di primaria necessità

Tempo di lettura: 5 minuti

Quali sono le sfide di una realtà museale tra utilizzo di nuove tecnologie e pianificazioni che devono fare i conti con il mutare fin troppo rapido degli eventi quotidiani?

Ne parliamo con Letizia Ragaglia, curatrice museale e direttrice di Museion – Museo d’arte contemporanea di Bolzano – dal 2009.

Una roadmap per Museion

Il Museo d’arte contemporanea di Bolzano esiste dalla metà degli anni ’80. Io l’ho ricevuto non appena costruito in un’altra veste, di grande impatto visivo, su progetto dello studio d’architettura KSV – Krüger Schubert Vandreike di Berlino. Già all’epoca, però, avevo trovato un museo che si muoveva già negli interstizi, cosa che mi è sempre piaciuta. Per me era importante che Museion potesse essere un luogo per tutti e lavorare per rendere accessibile l’arte .

La scelta del curatore

Ho sempre preferito artisti che non abbiano un atteggiamento macho ma che ti lascino nell’ambiguità e chiedano l’interazione del pubblico. È una posizione politica anche se, per convinzione personale, sono contraria all’arte che sceglie di focalizzarsi solo sulla politica. Scelgo l’arte che ti suggerisce che le cose si possono vedere in modi diversi, che esprime tolleranza e rispetto per le idee dell’altro.

Una particolare punto di vista

Bolzano è in una posizione particolare, coinvolge un bacino d’utenza un po’ turistico e un po’ locale, che ci obbliga a pensare in tre lingue, l’italiano e il tedesco per la cultura cittadina e l’inglese per l’internazionalità.

Io stessa sono cresciuta perfettamente bilingue, con un papà sardo e una mamma austriaca. L’arte per me è stata un linguaggio universale in cui perdere il mio personale e ritrovarne tanti.  Il contesto in cui sono cresciuta e in cui ci troviamo a operare ci stimola ad invitare il pubblico a lasciare andare le proprie posizioni per mettersi in gioco.

  • Bestiario de Lengüitas, Exhibition, Mercedes Azpilicueta
  • Mercedes Azpilicueta, Bestiario de Lengüitas, exhibition view, Museion 2020. Foto Luca Meneghel
  • Mercedes Azpilicueta, Bestiario de Lengüitas, exhibition view, Museion 2020. Foto Luca Meneghel
  • Corrado D’Ottavi, Ciò che si può dire, 1974 Museion, Collezione/Sammlung/Collection Archivio di Nuova Scrittura. Foto: Nicola Eccher
  • Dick Higgins, Poema d'aria / Luftsymphonie, detail, 1973-1995, Museion. Foto Luca Meneghel
  • Mercedes Azpilicueta e Letizia Ragaglia - Foto Luca Meneghel
  • Mercedes Azpilicueta, Bestiario de Lengüitas, exhibition view, Museion 2020. Foto Luca Meneghel
  • Mercedes Azpilicueta, Bestiario de Lengüitas, exhibition view, Museion 2020. Foto Luca Meneghel
  • Mercedes Azpilicueta, Bestiario de Lengüitas, exhibition view, Museion 2020. Foto Luca Meneghel
  • Mercedes Azpilicueta, Soft Armour V (Femme-Maison), Museion. Foto Luca Meneghel
  • Mercedes Azpilicueta, Soft Armour II (Toxic Skin), Museion. Foto Luca Meneghel
  • Shohachiro Takahashi, A cry for A. Breton, -a/-b, 1990, Archivio di Nuova Scrittura. Foto Meneghel
  • Intermedia. Archivio di Nuova Scrittura, exhibition view, Museion. Foto Luca Meneghel
  • Shohachiro Takahashi, A cry for A. Breton, -a/-b, 1990, installation view, Museion. Collezione/Sammlung/Collection Archivio di Nuova Scrittura. Foto Luca Meneghel
  • Museion. Foto: Othmar Seehauser
  • Museion. Foto: Othmar Seehauser
  • Le curatrici e curatori della mostra. Foto Meneghel

Una funzione educativa complementare

Lavoriamo molto con le scuole ma un museo non è un istituto di educazione, svolge piuttosto una funzione complementare. Gli insegnati ci cercano per vedere le cose con il supporto degli artisti e aprire lo sguardo verso il mondo contemporaneo. Faccio affidamento su un personale preparato, in grado di coinvolgere un pubblico d’ogni fascia d’età. Al Museion c’è sempre qualcuno che ti accoglie, pronto a darti delle spiegazioni e ad accompagnarti. Abbiamo un pubblico locale fidelizzato e una giornata gratuita al giovedì, in cui chiudiamo alle 22. Posso fare affidamento su un gruppo molto coinvolto che sostiene le attività con passione.

The show must go on

Durante l’emergenza sanitaria, ci sono state difficoltà da affrontare: la chiusura, le mostre sospese, la pianificazione di attività alternative per continuare a coinvolgere il pubblico. Sono stata un po’ dura, ho detto: “Andiamo avanti con la programmazione, così com’è”. The show must go on, come si dice. Però il nostro dialogo con gli artisti è sempre fitto e proficuo; se da un lato mantenere il calendario invariato – con le nuove necessità che questa emergenza ci impone – è una sfida, dall’altro lato gli artisti sono collaborativi e propositivi nell’affrontare punti di vista particolari, legati a questo momento.

Ci sono state mostre sacrificate dalla chiusura per il Covid-19 ma per altre stiamo pensando ad una diversa fruizione. Karin Sander, la cui mostra aprirà il 29 maggio, si è offerta di inaugurare una mostra virtuale, dal momento che aveva già fatto questa esperienza. Ho scoperto inaspettatamente molta solidarietà sia degli artisti tra loro – una notevole disponibilità ad aiutarsi – sia con noi espositori.

Museion on line

Museion è sempre stato on line, non abbiamo fatto uno sforzo immane. Dal nostro sito è possibile avere accesso all’iniziativa #telemuseion diffusa anche sui canali social. Ci sono workshop, video tutorial per i più piccoli, collezioni raccontate, materiali d’archivio e interviste.  Il pubblico più anziano è più difficile da raggiungere perché i senior sono più in difficoltà con i media. Stanno apprezzando molto una serie di file audio degli anni ’70, idealmente diretti a loro, ma è la fascia che mi fa più tenerezza e che non sai bene come coinvolgere perché ha meno cognizione di causa tecnologica.

La cultura come bene di primaria necessità

In questi momenti la cultura – sotto ogni forma – diventa un bene di primaria necessità; l’arte ci aiuta ad accettare l’ignoto, l’altro e ci invita alla solidarietà. Ne stiamo parlando tutti: temiamo di entrare in un periodo di disastro economico e sociale. In un simile scenario, la cultura sarà fondamentale perché la cultura non è una cosa carina da avere, avremo bisogno di una palestra di pensieri diversi per affrontare i problemi da nuovi punti di vista. La ministra tedesca della cultura ha appena stanziato 50 miliardi di euro a sostegno del comparto: nei momenti di crisi c’è la necessità di essere creativi, l’arte è una stampella importante per una ricostruzione e gli artisti sono coloro che ci mantengono vivi, sono un capitale ed un bene necessario.

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