Milano site-specific

Le impronte di Troilo sui damaschi Rubelli di Palazzo Reale

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Dal 18 giugno al 13 settembre Palazzo Reale apre le stanze dell’Appartamento dei Principi a Paolo Troilo, il pittore che dipinge con le dita. Storia, potere e memoria si intrecciano tra damaschi Rubelli e regine ribelli.

Se pensi che dipingere con le dita sia una cosa da bambini, preparati a ricrederti. Paolo Troilo, tarantino classe 1972, per anni ha fatto il creativo pubblicitario tra Saatchi&Saatchi e Arnold Worldwide, portandosi a casa Cannes Lions, Eurobest e Clio Award come fossero souvenir da un weekend fuori porta. Nel 2007 ha vinto il Grand Prix all’Art Director’s Club e nel 2011 è approdato alla Biennale di Venezia, Padiglione Italia, curato da Vittorio Sgarbi. Dal 2005 ha smesso di fare pubblicità e si dedica solo alla pittura, diventando l’inventore del finger painting iperrealista, tecnica che suona quasi come un ossimoro e invece funziona benissimo. Vive e lavora a Milano, la città che ora gli affida uno dei suoi palazzi più illustri.

Quando i muri iniziano a parlare

“The Breach. Il muro rompe il silenzio” non è la solita mostra da guardare in punta di piedi. È un dialogo serrato tra Troilo e il patrimonio artistico di Palazzo Reale, costruito reinterpretando le tappezzerie storiche con la stessa tessitura Rubelli che realizzò gli originali nell’Ottocento. Le sue mani diventano varchi temporali, brecce nel senso più letterale della parola, che mettono in comunicazione epoche diverse. Nelle opere sfilano Leonardo da Vinci con una rivisitazione dell’Uomo Vitruviano, Margherita di Savoia e Maria José, ultima regina consorte d’Italia, i Visconti che fecero del palazzo la loro Signoria e Napoleone Bonaparte, che qui volle la Reggia del suo Regno d’Italia. Un coro di voci diverse che, invece di limitarsi a celebrare il passato, ti costringe a farti domande scomode sul presente.

La manica strappata, quando la bellezza cade

Nel Novecento Palazzo Reale ha perso quasi un terzo della sua estensione originaria. Nel 1919 i beni della corona passano allo stato, nel 1925 viene demolita gran parte dell’area retrostante e nel 1936 cade anche la celebre “manica lunga”. L’opera di Troilo “La manica strappata”, dipinta con le dita su tessuto Rubelli, racconta proprio questo, un’azione rapida e frettolosa firmata da un potere che forse non aveva nemmeno tempo di valutare cosa stesse distruggendo. Con i muri, scrive Troilo, cadono anche i ricordi, l’empatia, il rispetto delle differenze e la democrazia. Parole che, senza bisogno di alzare la voce, arrivano dirette e attuali.

Maria José, la regina che non stava al gioco

C’è poi la storia di Maria José del Belgio, ultima regina d’Italia, che tra il 1942 e il 1943 abitò proprio l’Appartamento dei Principi insieme al marito Umberto II. Ufficialmente era sorvegliata a vista dall’OVRA durante ogni visita istituzionale, ma nell’ombra intratteneva contatti diplomatici clandestini con intellettuali antifascisti, nel tentativo di staccare l’Italia dall’alleanza nazista. Una principessa che oggi, probabilmente, scenderebbe in piazza senza pensarci due volte. Troilo le dedica un ritratto su tessuto blu reale Rubelli, restituendole quella fierezza indipendente che i libri di storia spesso appiattiscono.

In nome delle madri, l’opera che chiude il cerchio

L’ultima sala ospita “In the name of the mothers”, terzo capitolo di una trilogia iniziata nel 2017 al consolato italiano di New York con “In the name of the fathers”. Curiosa la storia dietro questo lavoro, presentato per la prima volta a Palazzo Reale proprio nei primi giorni di marzo 2020, poche ore prima che venisse dichiarato il lockdown. Sei anni dopo il progetto trova finalmente casa qui, dedicato a tutte le madri, quelle biologiche e quelle acquisite, quelle che allenano squadre o indirizzano scelte scolastiche, insomma tutte le guide silenziose della nostra vita.

Può piacerti o non piacerti l’arte di Paolo Trolio ma quello che non potrai mettere in discussione è il valore dell’opera site-specific nel suo complesso, le motivazioni, la concezione e la sua realizzazione.

La mostra è molto appetibile sia per un pubblico giovane – che grazie a Troilo può scoprire anche stralci di storia e stanze di palazzo Reale che probabilmente sarebbero ignorate o avrebbero scarso appeal – sia per un pubblico maturo che, attirato al contrario dall’apertura straordinaria delle stanze della cosiddetta Reggia Nuova, ha modo di svecchiare un ciccinino i propri gusti artistici.

Un bravone ben meritato a Tommaso Sacchi e Milano-Cultura per la scelta costante di rendere fruibili gratuitamente eventi che mescolano la giusta quantità di pop e tradizionalismo.

Info utili

La mostra, promossa da Comune di Milano Cultura e curata da Marco Meneguzzo con il contributo scientifico di Domenico Piraina e Simone Percacciolo, resta aperta fino al 13 settembre 2026. Puoi visitarla dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19:30, con apertura serale il giovedì fino alle 22:30 e ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura. Il lunedì Palazzo Reale resta chiuso. L’ingresso è libero, quindi non hai davvero scuse per saltarla.

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