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Un sogno in bianco sulle orme di Coco

La Petite Robe Blanche

Tempo di lettura: 3 minuti

In occasione di AltaRoma 2002, L’ Accademia Internazionale d’ Alta Moda e d’ Arte del Costume Koefia ha chiesto ai suoi allievi del secondo anno d’immaginare un dialogo possibile tra la petite robe blanche e le copie in gesso delle statue e complessi scultorei originali dell’età classica presenti nella Gipsoteca della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma.

È nata così la mostra La petite robe blanche: un sogno in Bianco in collaborazione con il Corso di Laurea in Scienze della Moda e del Costume, Università la Sapienza di Roma.

L’esposizione mette in scena 40 tubini bianchi, allestiti sui tradizionali busti sartoriali, che si relazionano con le opere del Museo di Arte Classica che – a partire dal 1892 – ha riunito una collezione di circa 1200 calchi che ripercorrono l’evoluzione della scultura antica greca e romana.

I 40 abiti bianchi in esposizione – frutto dell’esercizio didattico del programma del II° anno del Corso Triennale Bachelor in Fashion Designdanno vita a una narrazione tessile che racconta le infinite evoluzioni possibili intorno a una forma semplice come quella del tubino: uno degli abiti più influenti nella storia dell’abbigliamento e del costume del XX secolo, considerato simbolo dello stile di Coco Chanel.

Il little black dress, o petite robe noir, apparve per la prima volta sulla copertina di Vogue nel 1926, ma a renderlo accessibile e desiderato da tutti sarà quello nero di Givenchy indossato da Audrey Hepburn nel film Colazione da Tiffany diretto da Blake Edwards nel 1961.

Ogni studente ha declinato questo capo dell’abbigliamento classico a modo proprio, modernizzandolo; un esercizio di stile che ha visto impegnati gli allievi nell’applicazione delle tappe fondamentali della modellistica e della confezione di AltaModa che, con le sue complesse costruzioni, ripercorre la storia della moda nelle sue forme e tendenze, negli accenni di stile impero, negli appunti di romanticismo e nelle volute barocche, fino al modernismo degli anni ‘50, e ai nostri giorni.

Il bianco diventa struttura architettonica e ci immerge nel silenzio.

La scelta del bianco appare come una rinuncia al colore ma in realtà è uno studio di ricerca consapevole nel caso del tubino, dettata dallo scolorimento della Storia nel caso della scultura classica che nasce colorata ma che il Tempo ha reso nuda, facendo emergere la materia come protagonista.

Ferré dunque giungeva al suo bianco come a un silenzio.

E a quelle sue insuperate camicie come al luogo più lontano dove ci si potesse inoltrare al di là del sensibile.

( Quirino Conti, Il Silenzio del Bianco, in Gianfranco Ferrè, La Camicia Bianca secondo me, ed. Skira, 2014)

Gli studenti del II° anno:

Baldassarre Laura, Battelli Chiara, Caponera Gaia, Carloni Dorotea, Casciano Noemi, Castrichella Alessandra, Cornelio Adele, Costalunga Ludovica, D’aurizio Francesca Serena, De Gregori Giorgia, Denni Giorgia, Di Rico Graziana, Fantino Anna, Gagliardi Eleonora, Gavita Eleonora, Iennarella Giuseppe, Isoldi Aurora, Ivanova Evgenija, Lechiara Marika, Maddalena Laura, Maino Andrea Fernandez, Maltinti Margherita, Mason Natalie, Mercado Carolina, Mereu Sara, Minnucci Stefano, Mirra Serena, Oleandro Concetta Federica, Riccobono Camilla, Rotolo Lodovico, Santomo Vinicio, Sartucci Giulia, Sirianni Graziella, Somma Alessandra Gioia,  Spaccini Dalila, Sparascio Chiara, Spezzi Carolina, Torge Ludovica, Valentini Giordana, Venturini Valeria, Vicere’ Marta, Wang Zhe, Zanella Denise.

La mostra è aperta al pubblico giovedì 23 gennaio (dalle ore 11.00 alle 19.00) e venerdì 24 gennaio (dalle 10.00 alle 18.00) presso la sala Odeon dell’Università di Roma La Sapienza-Facoltà di Lettere e Filosofia, Piazzale Aldo Moro, 5 .

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