Condividi su telegram
Condividi su whatsapp
Condividi su twitter
Condividi su facebook
Provateci se ci riuscite

Ho visto “Storia di un matrimonio” senza piangere

Tempo di lettura: 4 minuti

Entro un paio di mesi dall’uscita su Netflix del film di Noah Baumbach – con Scarlett Johansson e Adam Driver – tutte le mie amiche l’avevano guardato e avevano dichiarato di esserne uscite in un fiume di lacrime. 

Io ho smesso di piangere per qualsiasi cosa degna di nota molti anni fa, quindi ho interpretato la visione del film come una sfida a me stessa e allo stesso tempo come un’ancora di salvezza: sarebbe riuscita la storia straziante di un divorzio ad allontanarmi da questa valle di dotti totalmente prosciugati?

Charlie e Nicole non sono più innamorati. Sono belli, nel fiore degli anni, hanno una carriera condivisa – lui regista e lei attrice nella stessa compagnia teatrale – e hanno un figlio che amano molto entrambi. 

Non sono più innamorati ma si vogliono ancora bene, si capisce, perché hanno trascorso insieme la parte più importante della loro vita: quella parte in cui diventi veramente adulto e decidi che la persona con cui stai diventerà il padre/madre dei tuoi figli. I sentimenti che sbocciano nell’età procreativa sono pericolosamente indelebili.

Sono sull’orlo della separazione e la tappa obbligatoria è la consulenza di uno psicologo di coppia. Credi forse che un professionista della mediazione punti alla risoluzione dei tuoi problemi?

È raro: la maggior parte delle volte, la cosa più ottimista che può fare è cercare di traghettare i futuri ex coniugi in una zona sicura in cui non volino coltelli.

Charlie e Nicole si scrivono tutti i pregi che hanno amato nel partner, pensieri delicati e poetici, pieni di ironia e apprezzamento. Inevitabilmente pensi: se si stimano così tanto, non è forse sufficiente per restare insieme? No. Nicole si rifiuta di stare al gioco. Nicole vuole guardare avanti, riprendendosi una parte accantonata di sé stessa.

La vita ti frega e anche se stai attento, in tanti anni di relazione, potresti aver sottovalutato dei segnali, potresti non aver tenuto abbastanza in considerazione nelle necessità, potresti aver scavalcato accidentalmente degli ostacoli che avevano il potere di riproporsi più alti e difficoltosi sul tuo cammino.

Per il momento niente lacrime.

Sai che c’è? Non ti ho tradito.

È sempre la prima cosa che ti chiedono tutti: c’è qualcun altro? Lui ha l’amante? 

Charlie e Nicole sono proprio il classico esempio di quanto sia una domanda stupida. Ovviamente non è escluso a priori che uno dei due abbia avuto qualche storiella – anzi, salta fuori che, in effetti, almeno una volta Charlie c’è cascato – ma non è questo il punto. Il punto è sempre che la relazione non funziona. Dopo, semmai, quando le ferite si saranno rimarginate, sarà possibile che si presenti una nuova relazione di qualche rilievo. Quindi, smettete di chiederlo: se stai lasciando una persona che hai amato, l’ultima domanda che vuoi sentirti fare è l’unica che banalizza tutto.

Se decidi di separarti dall’uomo della tua vita, probabilmente ti si arriccerà la faccia.

Grazie Scarlett, la tua faccia si arriccia alla grande, sei una campionessa di pianto trattenuto.

C’è un momento in cui vorresti lasciarti andare a un gran pianto liberatorio ma non puoi, perché probabilmente hai spettatori indesiderati: potrebbe essere un figlio troppo piccolo per capire, una mamma che non vuoi preoccupare troppo o semplicemente il tuo ego che ti dice: “Non ti azzardare, razza di pappamolle, ci manca solo che ti fai diventare la faccia come un pallone. Tira avanti finché non stramazzi al suolo ma non piangere”. Ficchi la testa nel cuscino e aspetti il giorno dopo.

Vorrei sapere da un anatomopatologo quanti miliardi di muscoli si riescono a strizzare verso il centro del viso pur di non versare una lacrima: le labbra si serrano e contemporaneamente si stirano – sembra quasi un perverso sorriso – zigomi e fronte si concentrano verso la radice del naso e gli occhi a fessura annegano ma non cedono.

Date un premio a Scarlett anche solo per questo.

La busta esplosiva: adesso piango per la paura.

Nicole deve consegnare la busta con i documenti del divorzio a Charlie. Lui gira per la cucina e la busta è lì. Deve essere consegnata, non c’è alternativa, eppure il panico è tangibile.

Quella busta cambierà tutto, gli avvocati prenderanno il sopravvento sulla vicenda. È in bella vista, lui non la vede, lei forse vorrebbe nasconderla e pianificare con calma il momento in cui fare il passo definitivo. Poi accade, la busta viene aperta ed è una deflagrazione silenziosa: gli avvenimenti cominciano a scorrere più veloci, come le biglie d’acciaio in quei giochi a circuito che piacevano tanto a noi piccoli degli anni’80. Se hai guardato la scena in apnea, forse riprendere fiato ti farà singhiozzare ma non accadrà se, nella vita reale, hai vissuto senza ossigeno per anni e stai ricominciando a respirare.

Litigare è sul serio inevitabile.

Charlie e Nicole sono tanto carini e civili eppure alla fine ci cascano anche loro, si insultano in maniera nauseante, in un litigio in cui qualsiasi pensiero viene vomitato fuori come melma virulenta. Per un attimo li guardi e temi persino che possano uccidersi, tanto si detestano in quel momento. È una scena che fa talmente male che le lacrime non trovano spazio: il tuo Io Educato non vorrebbe mai dire nulla che ferisca intenzionalmente il tuo compagno di vita ma non c’è verso, la rabbia è più forte di te. Le lacrime sono sopraffatte dalla violenza, si piangerà dopo, forse.

So tutto di te ma ti devo lasciare.

Pausa pranzo durante l’incontro definitivo di mediazione con gli avvocati: un assistente deve ordinare sandwich e insalate ma Charlie è un eterno indeciso. Nicole ordina per lui, in maniera affettuosa, esattamente quello che l’ex marito avrebbe desiderato. La consuetudine è straziante, la scena apparentemente più tranquilla ed innocua è probabilmente una delle più dure da digerire – complimenti al genio sadico di Baumbach – ma no, non ho pianto nemmeno qui.

Perché non ho versato nemmeno una lacrima? Una riposta me la sono data: ho pianto talmente tanto quando temevo che tutto ciò accadesse che poi, quando è successo sul serio ed è passato, non sono più stata capace di provare nulla.

Sospetto che le mie amiche dagli occhi incontinenti abbiano pianto di terrore e non di dolore perché le altre, quelle come me, hanno commentato: “Gran bel film. Grandioso. Nella mia vita l’ho già visto”.

In qualità di Affiliato Amazon riceviamo un guadagno dagli acquisti idonei

SCRITTO DA