Il 22 giugno 2025 ci ha lasciati Arnaldo Pomodoro, genio della scultura contemporanea, il giorno prima di compiere 99 anni. Ti portiamo a fare due passi per Milano alla scoperta delle sue opere monumentali (e nascoste), in un tour artistico che mescola geometria, mistero e bellezza urbana. Una guida sentimentale tra sfere squarciate e rilievi nascosti.
Dialogo con lo spazio
Se pensi che la scultura sia una cosa rigida e immobile, Arnaldo Pomodoro ti smentisce con le sue opere in bronzo — sfere, dischi, coni, colonne — sembrano vive, tagliate, scavate, aperte come se volessero mostrarti il cuore nascosto dell’universo. La sua arte rompe la forma perfetta per svelarne il mistero.
Nato in Romagna ma milanese d’adozione, Pomodoro ha abitato e trasformato la città per oltre sessant’anni. Non solo con le sue opere monumentali, ma con una vera e propria visione dello spazio urbano come luogo di dialogo tra arte e vita. Ora che il Maestro ci ha lasciato, è il momento di (ri)scoprire il suo mondo e farlo a piedi, in un tour che attraversa il cuore di Milano, è una delle esperienze più sorprendenti che puoi regalarti.
Un tour a piedi nel cuore della città
Che tu sia appassionatə di arte, addicted di Instagram, fan dell’urban walking o semplicemente in cerca di bellezza, procurati scarpe comode, occhi aperti e cuore pronto perché Pomodoro ti aspetta. In poche ore a piedi nel centro storico potrai incontrare, una dopo l’altra, le opere disseminate come pietre magiche nella mappa urbana. Alcune sono famose, altre nascoste in bella vista in un itinerario che mescola architetture storiche e sculture visionarie, dove ogni tappa è un’occasione per riflettere sulla materia, sul tempo, sullo spazio — e magari su chi sei davvero, mentre cammini in questa galleria a cielo aperto.

Fermata 1 – Rilievi e giardini segreti
La zona centrale della città, tra Corso Magenta, l’Università cattolica e la Biblioteca Ambrosiana, permette di vedere alcune opere open air, a partire da Via Terraggio 15 dove – sulla facciata di un palazzo severo – si possono ammirare Sette rilievi in bronzo (1983) che sembrano incavi cosmici o ferite eleganti.
Giri l’angolo e sei già nel Giardino Aristide Calderini, in via Sant’Agnese, dove ti aspetta l’Asta cielare XXV (2001); l’opera non si vede dalla strada anche se è in mezzo al giardino e devi andarla a cercare, come un tesoro.

Ancora a poche centinaia di metri ci sarebbe il Muro del 1957, all’ingresso della ex sede di Meliorbanca in via Borromei 5. Il palazzo, ceduto e in ristrutturazione, è chiusa al pubblico e l’opera si può vedere solo on line.
Fermata 2 – Le 5 Vie, tra rilievi monumentali e portachiavi d’artista
Proseguendo verso 5 Vie, in via San Maurilio 21 c’è un altro gioiello: il Grande Rilievo (1979-1980) in fiberglass e bronzo, incastonato nella parete d’ingresso di Assimpredil Ance. Devi presentarti negli orari d’apertura degli uffici e confidare nel fatto che in portineria sono molto cortesi.

In via dell’Ambrosiana 20, invece, trovi il piccolo ma delizioso Museo Mangini Bonomi. Qui il tono si fa più domestico e curioso: tra le sue meraviglie custodisce un rilievo del 1961, un piccolissimo disco del 1980 e persino un portachiavi disegnato da Pomodoro per la Piaggio nel 1981. Arte e design, vita quotidiana e alta cultura, tutto dialoga, tutto si fonde.
Fermata 3 – Piazza Duomo e Gallerie d’Italia
Se uno dei motivi per vedere il Museo del ‘900 è senz’altro la celebre Sfera n.5 del 1965, purtroppo è stata rimossa la Colonna del viaggiatore in piombo (1959) che è tornata nel deposito della Fondazione Arnaldo Pomodoro. Ma non temere, Milano ha ancora molto da offrirti: attraversa Piazza Duomo e raggiungi le Gallerie d’Italia. Qui puoi ammirare due capolavori: la Sfera grande in fiberglass (proveniente dalla Collezione Agrati – Intesa Sanpaolo) e il Disco in forma di rosa del deserto n.1 (1993-94). Forme organiche, cosmiche, che sembrano germogliare dalla materia.

Ph: Olivia Chierghini

Ph: Olivia Chierghini
Fermata 4 – Il colpo di scena finale
Concludi il tuo giro in piazza Meda. Qui si staglia il Grande disco, inequivocabilmente l’opera più iconica di Pomodoro a Milano. Lucente, potente, eterno. Se riesci a passare in orario di apertura sportelli, nella stessa piazza, dentro la sede centrale della Banca Popolare di Milano, si nasconde anche Movimento di crollo (1970-71). Se la banca è chiusa o se un portiere ti placca, sappi che una versione della stessa opera si può vedere in largo Camussi a Gallarate.

Fermata 5 – Altre tappe in città
Se hai voglia di spingerti appena fuori dal centro, vale assolutamente la pena visitare il Cimitero Monumentale di Milano, dove Pomodoro ha lasciato due opere emblematiche del suo rapporto con l’arte funeraria, di arte eterna fusa nel bronzo.

Il primo è il Monumento Goglio (1969), realizzato per Angelo Goglio, fondatore della grande azienda di imballaggi. Qui una piccola sfera in bronzo interagisce con una lastra nera patinata, entrambe segnate da profonde fratture. La curiosità è che alcune capsule di caffè sono state incastrate nei tagli della scultura, per ricordare il brevetto con cui fece fortuna l’azienda. Poco distante, il Monumento Finzi (1977) è un solido geometrico apparentemente perfetto in bronzo patinato nero, che svela ingranaggi nascosti e fragilità interiori.
Altre due opere verticali, si trovano rispettivamente all’interno del nuovo campus Bocconi (Colonna del 1981-1982 in via Roberto Sarfatti 25) e nel cortile del Conservatorio (Lancia di luce II, 1985).


Ph Cristina Del Re
Il Labirinto segreto sotto la città
Abbiamo già dedicato un articolo al Labirinto, in via Solari, uno dei luoghi più affascinanti di Milano. L’environment “Ingresso nel labirinto” è ospitato negli spazi dell’ex Riva Calzoni, già sede della Fondazione Pomodoro e sede dello Showroom Fendi.

Creato tra il 1995 e il 2011, il Labirinto Arnaldo Pomodoro è una sintesi di tutta la sua poetica: rielaborazioni di opere, ambienti immersivi, forme ancora in divenire. Camminarci dentro è come entrare nella mente dell’artista e in un luogo fuori dal tempo, dove arte, spazio e silenzio si fondono in qualcosa di difficile da spiegare. Per vederlo, bisogna prenotare una visita guidata presso Fondazione.

Ultima tappa – Lo studio-labirinto dell’artista
Un luogo intimo e affascinante, lo Studio di Arnaldo Pomodoro è visitabile su prenotazione e racconta la sua vita dall’interno: tra opere inedite, documenti, materiali d’archivio e la mostra Open Studio#4 – a partire dal 4 ottobre 2025 – che propone un percorso costruito attorno alla riflessione di Pomodoro sulla natura della scultura e sul suo rapporto con lo spazio, maturata nel corso di cinque decenni di attività, dagli anni Settanta agli anni Dieci del Duemila.

Le sue opere nel mondo e una mappa per trovarle tutte
Pomodoro ha disseminato le sue opere nei cinque continenti. Dalla Sfera grande di fronte all’ONU a New York alla collezione permanente dei più grandi musei internazionali, il suo lavoro vive e respira ovunque. Se vuoi proseguire nella caccia, dopo il tour milanese, la Fondazione ha creato una mappa interattiva che ti permette di visualizzare tutte le sue opere nel mondo. Ogni marker ti porta a una scheda dettagliata, una vera e propria miniera d’oro per appassionati, studiosi o semplici curiosi. Per quanto il lavoro di catalogazione sia esaustivo, a volte le opere possono essere temporaneamente rimosse, in restauro oppure – come molte opere milanesi – possono essere state ritirate dalla Fondazione. Preparati a qualche piccola delusione oppure informati in anticipo.

Rivedere le opere di Arnaldo Pomodoro oggi
La scultura è l’arte della durata. Le opere di Arnaldo Pomodoro non solo durano ma si trasformano, dialogano con l’ambiente, con la luce, con il tuo sguardo. Sono oggetti meditativi e narrativi, parlano di ciò che è vibra sotto la superficie.
Fare una passeggiata nella sua Milano è un modo bellissimo per ricordarlo, ma anche per fare pace con il tempo e con la materia. Come diceva lui stesso:
“La sfera è una forma magica. La superficie lucida rispecchia ciò che c’è intorno, restituendo una percezione dello spazio diversa da quello reale, e crea mistero.”
Cover foto: Ritratto Arnaldo Pomodoro 2014 ©Veronica Gaido / Courtesy of Fondazione Arnaldo Pomodoro