Trilogia Rossa alla Fondazione Zani

Dal rosso Impero al rosso moda di Roberto Capucci

Tempo di lettura: 7 minuti

La Casa Museo Fondazione Paolo e Carolina Zani, a Cellatica di Brescia, prosegue con l’esposizione della sua Trilogia Rossa.

Dopo ROSSO CORALLO Natale nella Casa Museo (8 dicembre 2023 – 7 gennaio 2024), è giunto il momento di ROSSO IMPERO Porfido egiziano dall’antico al Barocco (26 gennaio – 5 maggio 2024) e ROSSO MODA Roberto Capucci tra fuoco e cinabro (26 gennaio – 5 maggio 2024)

Porfidi e abiti scultura

Nel progetto espositivo ideato da Massimiliano Capella, Direttore della Casa Museo si possono ammirare una rara selezione di busti, ritratti e manufatti in porfido rosso egiziano nove abiti scultura realizzati dagli anni Cinquanta al 2024 dal Maestro della moda Roberto Capucci. Ben oltre il comune denominatore cromatico, i due progetti espositivi intrecciano un dialogo denso di assonanze e rimandi con le opere della Casa Museo.

Rosso Impero, Porfido egiziano dall’antico al Barocco

Questa serie raduna nelle sale barocche di Casa Museo Zani opere datate dal III al XVIII secolo, proveniente dalla Fondazione Dino ed Ernesta Santarelli Onlus di Roma. Il percorso abbraccia un arco temporale che dall’antichità egizia e romana giunge sino all’epoca barocca, comprendendo opere frutto della trasformazione di frammenti porfirei di elementi architettonici innestati con bronzo dorato.

Lungo il percorso, il corpus di opere intrattiene un confronto serrato con vasi, anfore e bruciaprofumi nel medesimo materiale, parte della Collezione permanente di Casa Museo Zani, che per l’occasione tornano esposti con un allestimento rinnovato.  

Il raffronto tra opere e manufatti prestito della Fondazione romana e gli esemplari parte della collezione permanente del Museo bresciano, consente di ottenere una campionatura delle arti porfiretiche attraverso i secoli, i valori simbolici, i metodi di lavorazione e le destinazioni assunte dal marmo più nobile e ricercato dall’antichità classica all’Ottocento.

Breve storia del porfido rosso

Il porfido rosso egiziano era in uso presso la corte di Cleopatra VII nell’Egitto ellenistico. Fu sotto la guida dell’imperatore Ottaviano che l’Egitto tolemaico, e con esso anche i suoi giacimenti di marmo, divennero dominio romano, iniziando così a rifornire l’Urbe di quel pregiatissimo porfido rosso che, a partire dall’avvento al potere di Diocleziano, divenne di esclusiva pertinenza imperiale, simbolo di regalità divina. Alcuni esempi della produzione che nel tempo seguì sono il Busto loricato giovanile e la Piccola testa virile, entrambe prestito della Fondazione Santarelli..

In epoca medievale l’utilizzo limitato del porfido rosso è motivato dalla rarità del materiale dovuta all’abbandono delle cave egiziane dal V secolo d.C. Fu nella Firenze medicea degli inizi del Cinquecento, che tornò in auge la lavorazione del porfido finalizzata alla produzione di sculture ex novo.
Nella Roma barocca il porfido rosso conobbe crescente successo. Le botteghe romane soddisfavano inoltre l’esigente committenza d’oltralpe, destinando sculture, urne, vasche e rivestimenti parietali alla più suntuose dimore europee, come quelle dei cardinali Richelieu e Mazarin, del re di Francia Luigi XIV e di esponenti delle varie casate. Straordinario esempio di questa produzione è la Coppia di vasi baccellati, con presa del coperchio a forma di ghianda, parte della collezione permanente di Casa Museo Zani.

Al Settecento risale la pratica di ornare gli oggetti in porfido con montature in bronzo dorato, proposte dai marchands merciers parigini e destinate a godere di ampia fortuna anche nel secolo successivo. A questa categoria appartiene il Mortaio con pestello della Fondazione Santarelli.

Negli ultimi decenni del XVIII secolo, attraversati dalla corrente neoclassica e dal relativo gusto per il ritorno all’antico, anche i vasi in porfido assunsero fattezze di matrice classicheggiante, ispirate a ritrovamenti dei coevi scavi condotti nelle aree di Roma e Napoli. A questa categoria è ascrivibile l’Anfora con coperchio dal corpo ovoidale di Casa Museo Zani, la cui forma richiama gli antichi vasi a cratere ornati da baccellature, girali e mascheroni.

Contestualmente fece il suo ingresso nel panorama delle arti decorative europee il “porfido rosso svedese”, caratterizzato da tonalità più brune rispetto a quello egizio e proveniente verosimilmente dalle cave di Alvdalen, nella regione di Dalécarlie. Le miniere svedesi erano note già nel Seicento, tuttavia il lavoro di estrazione e manifattura su ampia scala prese avvio solo dalla fine del XVIII secolo per volontà del re Gustavo III. Di questa particolare nicchia di produzione la mostra espone la Coppia di scatole portaburro di Casa Zani, dalla forma tonda e con coperchio dalla presa a forma di pigna in bronzo dorato.

ROSSO MODA Roberto Capucci tra fuoco e cinabro

“La moda non è ornamento, è architettura.

Non basta che un vestito sia bello, dev’essere costruito come un palazzo poiché come un palazzo esso è la materializzazione di un’idea”.

Roberto Capucci

Questa particolare sezione dedicata al Maestro della moda Roberto Capucci pone in dialogo sculture e oggetti d’arte applicata in porfido rosso egiziano con una selezione di nove abiti-scultura realizzati dagli anni Cinquanta al 2024.

Di tonalità cangiante o trasformato da luce e plissettatura, il rosso degli abiti-scultura di Capucci – anche grazie alla predilezione dello stilista per tessuti come il taffetà di seta o materici come il mikado – innesta un confronto con forme e volumetrie in porfido rosso screziato di bianco.
Nella sala intitolata a Canaletto, il percorso trae avvio con Nove Gonne (1956), uno degli abiti più iconici del Novecento ed emblema della prima fase della carriera di Capucci, dal debutto fiorentino ai trionfi internazionali. Una scultura in taffetà, caratterizzata da nove elementi sovrapposti sulla gonna, che lega Roberto a Capucci a due dive del cinema hollywoodiano: Marilyn Monroe ed Esther Williams. Rispetto alla prima, Capucci vanta il primato di primo designer europeo chiamato a vestire la diva, che fino al 1956 si affidò a stilisti americani. Indossato da una Marilyn in versione fumetto, l’abito apparì in una striscia del The Dallas Morning News. La seconda fu colei che, sempre nel 1956, acquistò l’abito.

Accanto al Nove gonne svetta Cinabro (1995): una delle dodici Architetture in tessuto realizzate in occasione del Centenario della Biennale di Venezia,
La serie – di cui fanno parte anche Sagenite, Fluorite, Lapislazzuli, Violano, Emanite, Ossidiana, Diaspro, Antimonite, Pirite, Allanite e Siderite – testimonia l’avvio di una riflessione sugli elementi naturali, minerali e cromatici e di quella precisa volontà di sconfinamento che, tre decenni dopo il debutto, traghettò il Maestro dai “codici puri” della moda, verso una dimensione di fertile contaminazione tra le diverse arti.

Nella Sala di Maggiolini – accanto a tavolini tripodi di produzione romana, dal piano ovale in porfido rosso egiziano (Collezione Zani)- compare Fuoco, presentato da Capucci nel 1985 all’Army National Guard di New York.
L’abito-scultura in taffetà sauvage, composto da un corpetto e ventagli plissé simili a fiammelle in quattordici tonalità di rosso, è parte di una serie ispirata agli elementi naturali: acqua, aria, terra e, appunto, il fuoco.

Le cinque creazioni dell’Ottagono

Il Salone dell’Ottagono è teatro del dialogo tra il rosso di cinque creazioni di Capucci e quello delle sculture in porfido collocate nel salone e oltre le vetrate affacciate sull’Impluvium della Casa Museo.

La celebre Marsina in taffetà ermesino plissé arancione e rosso, omaggio a Mozart, fu presentata da Capucci nel 1992 al Teatro Schauspielhaus di Berlino.
Il percorso prosegue con Ventagli, abito scultura in taffetà sauvage ornato da elementi a ventaglio nella gonna che, aprendosi richiudendosi, mostrano molteplici declinazioni di rosso e come la sapiente scelta di tessuti e lavorazioni permetta di ottenere effetti paragonabili all’uso pittorico del colore.
Sempre nel salone, il crossover tra arti ed epoche prosegue con due sculture in tessuto dotate dell’iconica plissettatura del corpino-bolero, e un’invenzione della collezione prêt-à-couture.

Infine, del fascino esercitato dall’Oriente parla l’Abito scultura in velluto rosso scuro con bolero a ventagli in taffetà cangiante plissé rosso, azzurro e viola, presentato nel 1987 al Museo di Palazzo Venezia a Roma. L’opera di Capucci trova la sua collocazione ideale accanto alle lacche cinesi di un paravento Coromandel (seconda metà del XVII secolo) parte della Collezione permante della Casa Museo.

La casa Museo Fondazione paolo e Carolina Zani

Aperta al pubblico dal 2020, la Casa Museo Fondazione Paolo e Carolina Zani conserva ed espone oltre 1200 opere, arredi e oggetti d’arte applicata raccolti dall’imprenditore e collezionista bresciano Paolo Zani, in oltre trent’anni di appassionata ricerca sul mercato antiquario.

L’arte barocca veneziana, romana e francese costituisce il corpus principale della collezione Zani. L’altro nucleo portante della raccolta è quello della pittura veneziana. Ne sono un esempio i dipinti di Canaletto, Tiepolo, Guardi, Longhi, Boucher, le sculture del genovese Filippo Parodi e romane dei Della Porta, accanto a preziosi arredi barocchi e rococò principalmente francesi e veneziani e straordinari oggetti d’arte applicata del XVII e XVIII secolo.

Oltre ai capolavori di pittura, scultura e arte applicata, custoditi negli ambienti interni della Casa Museo sono inoltre presenti 400 opere esposte nello scenografico giardino che circonda la villa. Oltre alla tutela, conservazione e valorizzazione della Casa Museo, la Fondazione ha l’obiettivo di sostenere la cultura in generale, attraverso l’elargizione di contributi specifici destinati alla formazione dei giovani, mediante l’istituzione di premi e borse di studio.

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