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Dalla New York Fashion Week AI 20/21 di Chiara Boni

L’eleganza dell’abito unico

Tempo di lettura: 5 minuti

Una cosa che ho sempre invidiato all’abbigliamento formale maschile è la sua paradossale semplicità.

Seguendo poche regole – al netto d’una personale incapacità nello scegliere una cravatta decente – un uomo è in grado di vestirsi prendendo i capi che gli servono dall’armadio, senza accendere la luce (naturalmente a patto che li abbia riposti una donna, per vent’anni di fila e nello stesso modo).

Per ottenere lo stesso risultato in un guardaroba femminile, ci vorrebbe una vita trascorsa a collezionare capi compatibili e acquistati solo all’interno di una specifica pallette di colori ma – forse, persino così – l’impresa risulterebbe ugualmente impossibile.

Tuttavia, c’è qualcosa: l’abito perfetto. Un unico capo da far scivolare addosso, che costringa al solo sforzo di scegliere gli accessori giusti.

Le persone meglio vestite che conosco sono quelle che hanno trascorso più tempo a pensare a quello che fosse ideale per loro, senza aver avuto necessariamente bisogno di spendere molto denaro e sicuramente risparmiandosi – a posteriori – delle eternità trascorse a fissare una fila d’indumenti, perennemente inadeguati.

Che cos’ è l’eleganza? Una forma d’armonia non dissimile dalla bellezza, ma se quest’ultima è assai più spesso un dono di natura, la prima è opera dell’arte.

Geneviève Antoine Dariaux

Nosce te ipsum e comprati sempre la stessa roba

Essere ripetitivi non significa uniformarsi agli altri ma essere fedeli a sé stessi. La ripetitività può essere la chiave del successo. Se ti sta bene uno scollo a barchetta, perché mai dovresti comprare una maglia con il collo tondo che ti fa sembrare un pesce palla? Nosce te ipsum e comprati sempre la stessa roba, declinata in tutte le varianti. Pensa all’eleganza iconica, talvolta eccentrica, di alcuni personaggi: Giorgio Armani, Karl Lagerfeld, Lorenzo Riva, HMTQ Betty. Avresti potuto fare una scommessa su quello che avrebbero indossato e vincere sempre.

La Petite Robe di Chiara Boni

La collezione presentata alla fashion week di New York per la stagione AI 20/21 è riuscita a materializzare sulla passerella questi semplici ragionamenti in maniera esemplare. Ho potuto scegliere una percentuale di capi della collezione adatti a ricoprire quasi interamente il mio fabbisogno d’abiti, se si eccettuano la quota jeans e quella di capi tecnici per lo sport. Le silhouette valorizzano il corpo femminile con un disegno che è una certezza; gli spacchi arrivano tutti alla stessa altezza mentre le lunghezze degli orli sono variabili; il jersey amato da questa stilista avvolge senza stringere. Ho scelto dieci pezzi ma in realtà è praticamente uno solo. Tu avresti potuto fare la stessa cosa con un gusto diverso – scegliendo uno scollo differente o le stampe floreali – ma mantenendo la filosofia del “mi cambio, vestendomi sempre uguale”.

  • Chiara Boni la petite Robe AI 20/21
  • Chiara Boni la petite Robe AI 20/21
  • Chiara Boni la petite Robe AI 20/21
  • Chiara Boni la petite Robe AI 20/21
  • Chiara Boni la petite Robe AI 20/21
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  • Chiara Boni la Petite Robe AI 20/21
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  • Chiara Boni la Petite Robe AI 20/21
  • Chiara Boni la Petite Robe AI 20/21

Enormemente sexy

L’abito è quell’oggetto che, quando ne hai già dieci, vorresti l’undicesimo. Ci sono pochi capi di vestiario classico che possono reggere al confronto (forse solo la camicia bianca). Si è meritatamente guadagnato il vantaggio – non da poco – di stimolare l’immaginario erotico: talvolta capita che tu debba avere altre due mani a disposizione per infilarlo e sfilarlo, soprattutto se la cerniera è minuscola e sulla schiena. Fai yoga e non hai bisogno di aiuto? Menti spudoratamente, millantando problemi alla cuffia dei rotatori. Inoltre, è l’unico capo in grado di nascondere sempre la lingerie meno casta della terra.

Guida oraria al bon ton dell’abito

Alle 9 del mattino, il tailleur è l’unica combinazione che può fare concorrenza a un vestito. “Fino a mezzogiorno non ci si veste mai di nero”, diceva madame Dariaux: è un consiglio che fa fede anche per il più sportivo dei completi pantalone. Tweed e Principe di Galles sono dei classici ma andrà bene qualsiasi tessuto che non sia velluto di seta e broccato. Dalle 11 comincia l’ora dell’abito di qualsiasi colore e di qualsiasi tessuto compatibile con la stagione. La lunghezza è sempre quella che valorizza di più le tue gambe in proporzione alla tua età. Se hai le gambe lunghe come Inès de la Fressange, esci da casa con un orlo che arrivi a una spanna sotto al sedere solo se hai la metà dei suoi anni, esattamente come farebbe lei. Verso l’ora di pranzo scatenati con il colore: fa venire appetito. Dal pomeriggio i tessuti diventano più smorfiosi e un sentito grazie allo stylist Simone Guidarelli per aver ripescato velette e headpiece seducenti: quest’uomo sembra scherzare con il fascino da black widow ma sa quel che fa. La petite robe noire si indossa in tempo per l’aperitivo: il tubino nero ti condurrà ovunque, fino a cena, verso l’infinito e oltre. È il momento in cui petite può significare veramente piccolo – senza ovviamente riferirsi alla taglia – perché indossare pochi centimetri di tessuto, a volte, può avere un fascino. Infine, l’abito lungo: almeno una volta nella vita devi possederne uno, non importa se lo metterai per dar da bere ai gerani del balcone verso mezzanotte. E poi – di questi tempi – non si sa mai chi potrebbe vederti, sul balcone.

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