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Una panoramica un po’ di parte

Che tipo di viaggiatore sei?

Tempo di lettura: 4 minuti

Ho sempre pensato di essere nata in un’epoca fortunata per la facilità che abbiamo di spostarci da una parte all’altra del globo, con qualsiasi tipo di budget (a parte questo strano momento che sto vivendo come una brutta parentesi sospesa).

Il viaggio è uno state of mind, si può vivere in tanti modi: percependo la connessione con altre culture o beandosi nel lusso. Immergendosi nelle usanze di altri o rinchiudendosi in fortezze dorate.
In giro per il mondo ho incontrato tanti tipi di viaggiatori. Li ho sintetizzati qui, estremizzando un po’.
Tanti, per fortuna, riescono a incarnare più di un tipo di viaggiatore contemporaneamente.

I viaggiatori “Stai senza pensieri”

Vogliono che qualcun altro si occupi di tutta la parte di organizzazione, non scelgono molto, spendono per una settimana quanto io investirei per fare mezzo giro del mondo e –  dopo 10 ore di volo – si rinchiudono in un magnifico resort dotato di ogni comfort. Peccato che la meta esotica lontanissima, vista così, potrebbe tranquillamente essere anche in Sardegna.
Allora meglio la Sardegna, ho sempre pensato, almeno ti risparmi la noia di un lungo volo. Se quello che cerchi è staccare la spina, oziare tutto il tempo e farti coccolare, questo è il tipo di viaggio che fa per te.

I maniaci del controllo

Quelli che sono disposti a viaggi fai-da te ma senza nessun imprevisto.
Iniziano un anno prima la forsennata ricerca e prenotazione di voli, alberghi, mostre da visitare, spettacoli da vedere. Quando arrivano sul posto non hanno spazio per nessun fuori-programma, perchè il tempo è stato meticolosamente schedulato fino all’ultimo secondo.

Ho sentito dire da qualcuno che questi sono i veri viaggiatori, che non lasciano niente al caso. Se da una parte comprendo che può essere rassicurante, dall’altra – come accade in generale nella vita – niente va mai come te l’eri immaginato. Tanto vale essere pronti a improvvisare e capaci di gestire l’imponderabile, altrimenti ti rovinerai la vacanza.

Devo già tenere sempre tutto sotto controllo nel lavoro, almeno nel mio tempo libero voglio riuscire a mollare il colpo, a prendere le cose con leggerezza, a guardare dove vanno per conto loro.
Programmare tutto, anche in queste occasioni, mi stanca al solo pensiero.

A mio parere poi, se non lasci niente al caso, ti perdi la parte più bella del viaggio, quella degli incontri imprevisti che ti portano fuori rotta, quella dei percorsi presi per sbaglio che ti portano in luoghi segreti e incantevoli – o in orride saune – e ti fanno sentire un’eroina da film. 

I viaggiatori improvvisati

È il genere che preferisco, come avrete già intuito. Eccomi.
Su questo argomento sono preparatissima. Per via del mio lavoro ho sempre avuto difficoltà a programmare qualcosa con largo anticipo, quindi, appena vedo uno spiraglio o un momento buono per partire, faccio la valigia e vado.

Serve solo avere il passaporto sempre in ordine. Il resto lo puoi preparare in un paio di giorni al massimo.
Per affrontare un viaggio improvvisato non devi essere una persona ansiosa. Ti rovineresti l’esistenza.
Bisogna partire con una buona dose di spirito di adattamento, nervi saldi ed essere capaci di pensare che, se non sei proprio uno che si caccia volontariamente nei guai, se sopravvivi a Milano, puoi farlo (quasi) in qualunque altra parte del mondo, nello stesso modo.

Spesso ho deciso last minute i viaggi migliori della mia vita. 
Il primo viaggio in Giappone l’ho improvvisato con una settimana di anticipo. Ho pensato, ok, posso partire, dove mi piacerebbe andare? Tokyo è stato il primo pensiero, quindi ho trovato un hotel qualunque vicino a una metropolitana, un volo diretto, l’assicurazione e, senza nemmeno aver realizzato bene cosa stavo facendo, ero sul volo per Narita con una guida in mano per capire cosa ci fosse da vedere in questa città così lontana.
Sono state tre settimane magnifiche, dove di giorno in giorno decidevo dove andare e cosa vedere.

Ho incontrato nuovi e vecchi amici che mi hanno portato a vivere avventure surreali e meravigliose.
Se avessi programmato tutto il mio tempo in anticipo, mi sarei persa un weekend alle terme nel mezzo delle alpi giapponesi, la visita a una sontuosa cascata in mezzo al bosco (dove vendevano caramelle a forma di cacca di scimmia), un giro in un agriturismo dove ho raccolto uva già impacchettata sui tralci, una gita con un pullman di soli giapponesi che ha fatto più autogrill che luoghi turistici e altre cose folli che ti possono capitare solo in Giappone. Avrei detto: “No -scusa- oggi c’era in programma il Gundam gigante, il museo Edo e altre millemila cose che resteranno lì nei secoli dei secoli”, invece che godermi l’attimo.

Ho deciso last minute anche un lungo viaggio a Miami. Ho chiesto ad amici di amici che vivono lì se conoscevano qualcuno che affittasse una stanza e, in una settimana, mi sono ritrovata in casa di un brasiliano simpaticissimo, vista Ocean Drive. Ma questo viaggio ve lo racconterò un’altra volta.

A San Pietroburgo mi sono affidata all’host di un B&B per trovare una banja vera – non di quelle da turisti che trovi sulle Lonley Planet – ed eccomi accontentata: mi sono trovata in un posto assurdo che nemmeno in una spy story , con cunicoli sotterranei e loschi figuri.

Sono ancora sana e salva. Penso che gli imprevisti accadano tutti i giorni della vita e gestirli in vacanza non è mai stato un problema. In compenso, le sorprese belle che ho incontrato sono impagabili. Probabilmente, una sana via di mezzo tra la mia improvvisazione e un po’ di programmi sarebbe la soluzione migliore, ma personalmente non credo di potercela fare.

I viaggiatori teorici

Sono quelli che comprano Traveller tutti i mesi, guardano i documentari, sognano mete lontanissime studiando gli itinerari e i costi.
Conoscono a memoria i nomi dei locali più cool del luogo e tutte le curiosità, a volte imparano anche qualche parola nella lingua locale ma poi finiscono tutte le estati a Pinarella di Cervia, sotto un ombrellone al Bagno 27, con il chinotto in una mano e il cruciverba nell’altra.

Qualunque tipo di viaggiatore tu sia, l’importante è muoversi, conoscere nuovi paesaggi, costumi diversi, stringere relazioni e amicizie, comprendere -se ancora ce ne fosse bisogno- che la diversità è un valore
Entrare nella cultura di un luogo – al netto degli status symbol, delle mode, delle smania di poter mettere un pin in più su Google Maps – resta una delle migliori cose al mondo in grado di arricchire il nostro essere umani.

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