Magnifica eleganza

Il soft power della moda in Tiepolo, Longhi e Guardi

Tempo di lettura: 4 minuti

Nel XVIII secolo, mentre la Serenissima perde peso politico, conquista l’Europa a colpi di sete, maschere e tricorni. A Cellatica, alle porte di Brescia, una mostra racconta il Settecento veneziano come un’immensa sfilata dipinta da Tiepolo, Longhi e Guardi, con abiti originali e costumi da Oscar. Quarantacinque opere e abiti mai esposti raccontano come Venezia abbia trasformato l’apparire in un sofisticato linguaggio culturale.

Immagina una potenza che sta perdendo tutto, tranne il gusto. È la Venezia del Settecento, che mentre cede terreno sullo scacchiere europeo si prende una rivincita raffinatissima, diventando il luogo in cui si decide cosa sia elegante. La Fondazione Paolo e Carolina Zani parte proprio da qui con Magnifica Eleganza. Tiepolo, Longhi e Guardi tra arte e moda, visitabile fino al 6 dicembre 2026 nella nuova Sala Esposizioni della Casa Museo di Cellatica.

Se guardassimo la grande pittura veneziana non come storia dell’arte ma come cronaca di moda?

Il pezzo forte è Il Ridotto in Venezia di Pietro Longhi, che a guardarlo bene non è una scena di genere ma vero red carpet. Dame in andrienne sorrette dai panier, gentiluomini in velada, tricorni, maschere, broccati che catturano la luce. I Ridotti erano i luoghi dove si giocava d’azzardo e si giocava soprattutto a essere qualcun altro, in una città che aveva capito prima di tutte quanto la rappresentazione di sé fosse una faccenda seria.

Longhi ti mette davanti a un mondo in cui l’abito non copre, dichiara. Chi sei, quanto vali, con chi ti allinei, quale moda straniera hai scelto di importare. Roba che oggi affidiamo a un nostro profilo social, con molta meno grazia.

Pietro Longhi (Pietro Falca detto) (Venezia 1701 – 1785), Il Ridotto in Venezia, 1750 ca., olio su tela

Il colpo di teatro della mostra sta nel confronto diretto. Accanto ai dipinti trovi gli abiti veri, e puoi finalmente verificare se quei pittori raccontassero la verità. Le volumetrie assurde dei panier, i damaschi, i velluti pesanti, le sete leggerissime, i tagli sartoriali di una complessità che farebbe sudare freddo un atelier contemporaneo. Tutto torna, con una precisione che ha del filologico.

Il dialogo prosegue per tutto il percorso. L’andrienne dei disegni di Longhi ritrova il suo corrispettivo materiale, la robe à la polonaise si riconosce nelle figurine che animano la Veduta di Villa Loredan a Paese di Francesco Guardi, capolavoro della Fondazione qui riletto sotto una luce nuova. Le robe à la française con i celebri plis Watteau e gli habit à la française ricorrono nei fogli di Guardi e Giambattista Tiepolo, testimoni di quanto la moda francese avesse colonizzato la laguna. Perché anche l’eleganza ha le sue egemonie culturali.

Maschere, ambiguità e una certa idea di libertà

Poi ci sono gli accessori, che raccontano una società in cui apparire era un linguaggio strutturato. L’inedita Dama con moretta di Pietro Antonio Rotari restituisce il fascino della maschera femminile più enigmatica della Serenissima, quella che si teneva in bocca mordendo un bottone e che quindi imponeva il silenzio a chi la indossava. Un dettaglio su cui varrebbe la pena aprire un dibattito lungo tre secoli.

Pietro Antonio Rotari (Verona 1707 – San Pietroburgo 1762), Dama con moretta, olio su tela

Bautta e larva popolano invece le scene di Longhi, evocando quell’universo teatrale e sfuggente che ha fatto del Carnevale veneziano un mito europeo. Sotto la maschera cadevano generi, ruoli, gerarchie. Un’ambiguità che oggi chiameremmo con altri nomi e che Venezia praticava senza bisogno di teorizzarla.

Meritano una sosta lunga i disegni della Fondazione Musei Civici di Venezia, Gabinetto Stampe e Disegni, Ca’ Rezzonico. Più che studi preparatori sono figurini ante litteram, fogli in cui i tre maestri osservano panneggi e atteggiamenti con occhio quasi sartoriale.

Fellini, Donati e il nero sacro di Sabbagh

Il finale è cinematografico nel senso più letterale. I costumi che Danilo Donati creò per Il Casanova del 1976, custoditi dalla Sartoria Farani, non ricostruiscono il Settecento, lo sognano. Marsine in velluto rosso, sete cangianti, panier smisurati, silhouette portate all’eccesso.

Mustafa Sabbagh dal ciclo trame di cinema (2014) untitled #004 (il casanova di fellini, 1976) stampa fotografica fine art su dibond, cm 10

A dialogare con queste sculture di tessuto ci sono gli scatti di Mustafa Sabbagh dal ciclo Trame di Cinema, in una sorta di Black Room che celebra il nero, cifra stilistica del fotografo e colore chiave del film. Indossati da figure reali col volto celato, quegli abiti smettono di essere reliquie da manichino e diventano archetipi.

Info utili

Magnifica Eleganza. Tiepolo, Longhi e Guardi tra arte e moda

Fino al 6 dicembre 2026

Sala Esposizioni della Fondazione Paolo e Carolina Zani – Via Fantasina 8, Cellatica (BS)

Orari: da martedì a venerdì dalle 9 alle 13, sabato e domenica dalle 10 alle 17.

Biglietto unico per giardino e sala espositiva a 12 euro.

Da non perdere il programma collaterale, tra laboratori, rituali di bellezza settecenteschi, workshop sulle fragranze, gli incontri di Arte & Cicchetti e i quattro concerti delle Settimane Barocche di Brescia.

Mustafa Sabbagh, dal ciclo trame di cinema (2014)_ untitled #005b (il casanova di fellini, 1976) stampa fotografica fine art su dibond, cm 105×80

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