Restiamo umani

La libertà di riprendersi il tempo

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Iber trasforma il desiderio di disconnessione in una campagna che parla di libertà, amicizia e vita analogica. Uno spot pensato per il cinema che invita a riprenderci tempo, attenzione e relazioni vere.

Un ragazzo è seduto a una riunione che sembra destinata a durare più della sua voglia di vivere. Sul tavolo ci sono computer, telefoni, persone concentrate e quella sensazione molto contemporanea di essere presenti fisicamente mentre la testa vorrebbe essere ovunque ma altrove.

Poi gli arriva un messaggio e lui fa una cosa che oggi ci sembra da supereroe e abbandona la riunione. Lo fa davvero. Lascia lì anche lo smartphone, sale su una Jeep e raggiunge due amiche. Fuori dalla città ci sono natura, risate, una macchina fotografica analogica e nessun bisogno di documentare ogni secondo per dimostrare che è un successo.

È il nuovo spot di Iber, storico brand italiano di jeans nato a Bergamo nel 1975, e parte dal sogno che forse in fondo ognuno di noi ha di riprenderci la vita.

Chi mi ama mi segua

Il film diretto da Edoardo Sandulli mette in scena una fantasia che ultimamente sembra attraversare parecchie persone. Spegnere tutto, uscire, prendere una macchina e andare da qualche parte insieme a chi ci piace davvero.

Iber sceglie di parlare di libertà proprio mentre il concetto di libertà sta cambiando. Per anni essere liberi ha significato poter essere sempre raggiungibili, avere il mondo in tasca, lavorare da qualsiasi luogo, sapere cosa stessero facendo le altre persone in quello stesso istante.

Adesso comincia a sembrare rivoluzionario il contrario.

Lasciare lo smartphone a casa, perdersi senza Google Maps che ci guida a ogni passo, fare una fotografia e scoprirla dopo. Parlare con qualcuno senza controllare contemporaneamente WhatsApp. Passare una giornata bellissima senza produrre nemmeno una storia Instagram. Mi è capitato di farlo e ti dà una sensazione di leggerezza che puoi capire solo se la provi.

La macchina fotografica analogica che compare nello spot diventa così molto più di un dettaglio estetico. Racconta un rapporto diverso con il tempo. Scatti senza sapere subito se la foto sia riuscita. Aspetti. Ti fidi. Magari viene male e rimane comunque tua. Una piccola forma di libertà.

Chi mi ama mi segua.
E si liberi dal cellulare.

Uno spot che spegne lo smartphone

Anche la scelta di dove mostrare il film dice qualcosa di nuovo. Niente feed, niente pre roll da saltare dopo cinque secondi, niente video infilato tra una ricetta e il reel di qualcuno in vacanza alle Maldive. La campagna arriverà nelle sale UCI prima dei film.

Significa chiedere attenzione proprio in uno dei pochi luoghi nei quali, almeno teoricamente, il telefono dovrebbe finalmente sparire. Sala buia, schermo enorme, persone sedute insieme e una storia che pretende qualche minuto senza scroll.

La scelta del cinema diventa parte del messaggio. Iber utilizza la pubblicità per dire di staccarsi dalla pubblicità che ci rincorre sui dispositivi. Usa un film per suggerire di tornare a vivere qualcosa senza trasformarlo immediatamente in contenuto.

Il gioco grafico scelto per la campagna rende tutto ancora più esplicito. LIBERI diventa IBER facendo cadere la L e la I. Il marchio entra letteralmente dentro la parola libertà. Può essere l’inizio di una possibile rivoluzione antidigitale, costruita attorno alle idee, alle parole, alle azioni collettive e soprattutto alle persone con cui vogliamo stare?

Cinquant’anni dopo il jeans cerca ancora libertà

Il collegamento con il passato del denim arriva quasi naturale. Negli anni Settanta si vedevano campagne provocatorie che trasformarono i jeans in qualcosa di molto più potente di un capo di abbigliamento. In quegli anni il denim parlava di corpi, emancipazione, rottura delle convenzioni, generazioni che cercavano un proprio linguaggio.

Cinquant’anni dopo Iber prova a intercettare un’altra forma di insofferenza. Quella verso giornate frammentate da notifiche, riunioni infinite, chat che continuano mentre stiamo facendo altro, fotografie scattate pensando già a come verranno pubblicate.

Il desiderio analogico che vediamo riemergere nella fotografia, nei vinili, nei libri stampati e persino nelle vecchie macchine fotografiche compatte racconta forse proprio questo. Vogliamo tornare a possedere qualche esperienza invece di limitarci a registrarla.

Iber vende jeans, certo, ma prova soprattutto a interpretare un sentimento collettivo che sta diventando sempre più riconoscibile. La sensazione che il vero lusso contemporaneo possa essere avere tempo, attenzione e persone con cui condividerli.

Il ragazzo dello spot riceve un messaggio che gli dice di abbandonare il telefono. Potremmo averne bisogno anche noi. Magari senza mollare davvero una riunione a metà e partire su una Jeep, ma iniziando da piccoli gesti come, ogni tanto, lasciare il telefono dove si trova e andare.


La campagna “Liberi” è un progetto di Zucchi 39 

Direzione creativa: Stefano Fiorini 
Regia: Edoardo Sandulli 
Direttore della fotografia: Simone Biagini 
Grooming: Diadema Academy – Andrea Diana Piccaluga 
Attori: Mattia Sana, Margherita Pecoraro, Valeria Candiani 

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