Con Queens & Duck, Patrick Mimran trasforma il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia di Milano in un laboratorio di visioni dove arte, scienza e immaginazione si fondono in un linguaggio unico. Visibili fino all’11 gennaio 2026, le due serie fotografiche inedite — le Queens e le Ducks — mettono in scena un raffinato esercizio di metamorfosi visiva, in cui l’immagine diventa pensiero e il pixel si fa materia poetica.
L’arte che si diverte a prendersi sul serio
C’è qualcosa di profondamente liberatorio in un’anatra di plastica. Quel piccolo oggetto che galleggia nella vasca dei bambini diventa, nelle mani di Patrick Mimran, un manifesto visivo: l’arte può nascere ovunque, anche tra le bolle di sapone. Con Queens & Ducks, l’artista francese trasforma il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci in un teatro della metamorfosi, dove regine e paperi dialogano con locomotive d’epoca, chiostri seicenteschi e luci digitali.
La mostra — visitabile dall’11 settembre 2025 all’11 gennaio 2026 — è un percorso immersivo che intreccia estetica e riflessione, ironia e rigore tecnico. È anche un ritorno a Milano, città che vent’anni fa aveva accolto il suo Billboard Project, e che ora lo ritrova in una veste più meditativa, ma sempre capace di spiazzare.

Icone tra pixel e potere
Due serie fotografiche, due mondi. Da una parte Queens: tre ritratti di Elisabetta I del Metropolitan Museum di New York rielaborati in undici variazioni digitali ciascuno. Dall’altra, Ducks: un piccolo anatroccolo di plastica trasformato in dodici identità diverse, come una sfilata di personalità multiple, buffe o malinconiche, che parlano di noi più di quanto pensiamo.
In entrambe le serie, Mimran gioca con il concetto di trasformazione. L’immagine non è più rappresentazione ma processo: perde la sua funzione originaria per rinascere in altre forme, attraversando tempo e linguaggi. Nelle Queens, la sovrana diventa un’icona pop aggiornata al XXI secolo, liberata dalla sua aura regale. Nelle Ducks, la banalità quotidiana si sublima, come se un giocattolo potesse raccontare l’intera gamma delle emozioni umane.
E tu, visitando la mostra, ti scopri a oscillare tra stupore e sorriso: perché dietro ogni pixel si nasconde una domanda seria, ma formulata con il garbo e l’ironia di chi sa che l’arte serve anche a smontare le gerarchie, a far dialogare regine e paperi sullo stesso piedistallo.

L’arte come specchio digitale
C’è chi fotografa per documentare, e chi — come Mimran — fotografa per interrogare. Le sue opere non si limitano a manipolare immagini: le reinventano. Denis Curti lo dice bene parlando del suo lavoro: «rivelano il respiro nascosto dell’immagine».
Dietro ogni variazione digitale, ogni stratificazione grafica, si avverte un pensiero: l’immagine come portale temporale, un luogo di passaggio tra epoche e linguaggi.
Così, passeggiando tra i chiostri seicenteschi del museo, ti ritrovi immerso in un racconto che non è mai lineare: un continuo andare e venire tra passato e futuro, tra pittura e pixel. Il padiglione dei treni diventa un set cinematografico, le fotografie si fanno attori, e tu — spettatore curioso — sei chiamato a partecipare a un gioco percettivo.
Milano, capitale della contaminazione
Non è un caso che Queens & Ducks prenda forma proprio a Milano, città che ama mescolare le carte tra moda, tecnologia e arte contemporanea. Il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia, con la direzione di Fiorenzo Marco Galli, rinnova così la sua vocazione a farsi luogo di dialogo tra discipline: «una mostra che trasforma gli spazi espositivi in scenari estetici di meraviglia e riflessione», sottolinea Galli, ribadendo come la scienza, nelle mani giuste, possa farsi atto creativo.
In un’epoca in cui i confini tra arte e artificio digitale si assottigliano, Mimran sembra dirti: non aver paura della tecnologia, ma impara a giocarci. Perché la meraviglia — quella vera — è spesso un glitch dell’anima.
Patrick Mimran, l’artista che suona, dipinge e programma
Patrick Mimran (Parigi, 1956) è uno di quegli artisti che rendono difficile mettere etichette. Vive e lavora in Svizzera, ma la sua lingua è universale: quella della contaminazione. Musicista elettronico già nel 1978, ha collaborato con giganti come Ken Russell, Maurice Béjart e Peter Greenaway, portando nella sua arte una sensibilità multisensoriale che si riflette in ogni progetto.
Negli anni Ottanta e Novanta ha abbracciato la multimedialità, creando installazioni in cui pittura, suono, video e scultura si fondono in ambienti totali. Il suo amore per la pittura a olio lo ha condotto verso l’encausto, tecnica antica che gli permette di costruire trame visive come se fossero geroglifici contemporanei.
E poi la fotografia, suo linguaggio prediletto degli ultimi decenni: strumento per raccontare, manipolare, reinventare la realtà. Le sue opere sono state esposte in spazi iconici come la Marlborough Gallery di New York, la Fondazione Querini Stampalia di Venezia, il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia di Milano e la Biennale di Architettura di Venezia.
Celebre è anche il suo Billboard Project, lanciato a New York nel 2001 e poi approdato a Venezia, Roma, Bologna e Mosca: grandi cartelloni urbani con frasi lapidarie sull’arte, pensate per sorprendere passanti distratti e ricordare che la riflessione può abitare anche un incrocio trafficato.
Mimran non costruisce opere, costruisce esperienze. Il suo approccio libero, quasi anarchico, fa di lui un esploratore del linguaggio visivo, capace di spostarsi con naturalezza tra analogico e digitale, tra ironia e filosofia.

Info utili
Patrick Mimran. Queens & Ducks
11 settembre 2025 – 11 gennaio 2026
in collaborazione con il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, Milano
Museo Nazionale Scienza e Tecnologia
via San Vittore 21, Milano
www.museoscienza.org
Cover foto: Mimran / MuseoScienzaTecnologia/ Matteo Catania-Hubove Studio