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Verso l’estate: suspance edoardiana con Lo pseudonimo di Juls Way

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«“Siamo quasi Sherlock e Watson”. “Davvero? Sherlock e Watson?” chiese, perplessa. “Sì. Noi siamo più che colleghi di lavoro, e voi non siete solo la mia subordinata. Lavoriamo insieme tutto il giorno, spesso siete i miei occhi e le mie orecchie, a volte la mia coscienza. Voi siete…” “Un’amica?” provò a completare la frase. “Diciamo di sì”»

Ezra e Frances sono i protagonisti di un romanzo avvincente, “Lo pseudonimo” di Juls Way, in cui devono vestire i panni dei detective per risolvere il mistero che avvolge la figura di Mr. Carl Montgomery, uno scrittore che sta facendo parlare di sé in tutta Londra.

Siamo nella prima decade del Novecento, caratterizzata da importanti cambiamenti e da un grande fermento culturale: da qualche anno si è imposto sulla scena letteraria un autore di talento che scrive sotto pseudonimo e che non ha permesso a nessuno di conoscere il benché minimo dettaglio relativo alla sua identità.

Giornalista detective

Per questo motivo al giornalista Ezra Talbot viene dato l’incarico di svelare l’enigma Montgomery, ed egli decide di coinvolgere nelle indagini anche la sua brillante assistente Frances Evans. Ciò che rende più avvincente il romanzo è l’incredibile intesa che si crea tra di loro, giorno dopo giorno: un rapporto che al suo esordio è caratterizzato da un certo divario tra i due dovuto ai diversi ruoli che ricoprono, benché già si scorgano i primi segni di un affetto reciproco che ben presto si tramuta in una profonda amicizia e, in seguito, in un sentimento ancora più intimo.

Suspance e romance

In questo romance storico a tinte mistery trova spazio sia il racconto di una crescente passione che quello di un’intricata indagine, che riserverà più di una sorpresa allo scaltro giornalista e alla sua spavalda assistente. Il lettore, immerso nell’affascinante atmosfera della Londra del primo Novecento, restituita con impeccabile realismo, si lascia condurre in una storia che riesce a coinvolgerlo a tal punto da fargli provare nostalgia per i suoi personaggi, una volta giunto alla fine del romanzo. È una vicenda intrisa di amore per le parole, per quella capacità magica che hanno gli scrittori di creare vita da una pagina bianca; nello stesso Montgomery si avverte forte il bisogno di scrivere, che per lui non è solo un modo di stare al mondo ma è anche una ragione di vita: attraverso i suoi libri può infatti affermare la sua visione della realtà, offuscata dal perbenismo e dall’intolleranza della sua gente. Attraverso le parole può finalmente sentirsi libero di essere ciò che desidera.

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