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ANDRÉ GELPKE Senza titolo, dalla serie “Sesso, teatro e carnevale”/Untitled, from the series "Sex Theater und Karneval", 1980 © André Gelpke / Switzerland
Al MAST di Bologna

Photogallery: la divisa da lavoro in 600 scatti

Tempo di lettura: 4 minuti

La Fondazione MAST presenta Uniform Into The Work/Out Of The Work, il nuovo progetto espositivo curato da Urs Stahel dedicato alle uniformi da lavoro che, attraverso oltre 600 scatti di grandi fotografi internazionali, mostra le molteplici tipologie di abbigliamento indossate dai lavoratori in contesti storici, sociali e professionali differenti.

Nate per distinguere chi le indossa, le uniformi da un lato mostrano l’appartenenza a una categoria, ad un ordinamento o a un corpo, senza distinzioni di classe e di censo, dall’altro possono evidenziare la separazione dalla collettività di chi le porta. Le parole “uniforme” e “divisa” rivelano, allo stesso tempo, inclusione ed esclusione.

Uniform Into The Work/Out Of The Work comprende una mostra collettiva sulle divise da lavoro nelle immagini di 44 artisti, un’esposizione monografica di Walead Beshty e otto contributi video di Marianne Müeller.

La mostra documenta infine attraverso alcuni slideshow come l’abbigliamento da lavoro viene trasformato in moda nelle sfilate di Dior, Balmain, Balenciaga, Byblos, Etsy, Moschino, Vetements, Calvin Klein, Liam Hodges, Hi Vis, Chalayan, Burberry, D&G, Cristina Neves, Louis Vuitton.

  • © SONG CHAO Serie “Minatori” 2000-2002
  • MANUEL ÁLVAREZ BRAVO Vigili del fuoco, Messico 1935 © Archivo Manuel Álvarez Bravo, S.C
  • © PAOLA AGOSTI Giovane operaia ferraiola in cantiere, Forlì, 1978
  • © GRACIELA ITURBIDE Mercato, Città del Messico 1978
  • IRVING PENN Les Garçons bouchers, Paris 1950 © Condé Nast
  • © ANDRÉ GELPKE Senza titolo, dalla serie “Sesso, teatro e carnevale” 1980
  • © WERONIKA GĘSICKA Senza titolo, dalla serie “Tracce”
  • © WALEAD BESHTY Artist, Santa Monica, California, April 11, 2009
  • © WALEAD BESHTY Kunsthalle Director, Beijing, China, April 27, 2011
  • © WALEAD BESHTY Gallery President, Los Angeles, December 7, 2010
  • ©WALEAD BESHTY Museum Associate Curator , New York, September 26, 2009

In tutto il mondo si distingue ancora oggi tra “colletti blu” e “colletti bianchi”, due espressioni che si sono imposte in molte lingue della società industrializzata. Ispirandosi all’abbigliamento da lavoro, si opera una distinzione tra diverse forme e categorie professionali e poi sociali: da un lato la casacca o la tuta blu degli operai delle fabbriche, dall’altro il colletto bianco quale simbolo del completo giacca e pantaloni, camicia bianca e cravatta di coloro che svolgono funzioni amministrative e direttive.

La mostra è un viaggio tra le uniformi, che sollecita una riflessione sull’essere e sull’apparire. L’abito non rispecchia solo la diversa occupazione, né obbedisce esclusivamente alla funzionalità del lavoro, ma indica anche una distinzione di classe e di status.

Walead Beshty “Ritratti Industriali”

La mostra monografica del fotografo americano WALEAD BESHTY “RITRATTI INDUSTRIALI”, allestita nella Gallery/Foyer, raccoglie 364 ritratti, suddivisi in sette gruppidi 52 fotografie ciascuno: artisti, collezionisti, curatori, galleristi, tecnici, altri professionisti, direttori e operatori di istituzioni museali.

Sono fotografie di persone con cui l’artista è entrato in contatto nel suo ambiente di lavoro, mentre realizzava la sua arte o preparava le mostre. Nel corso degli ultimi dodici anni Walead Beshty ha fotografato circa 1400 persone con una macchina di piccolo formato e pellicola analogica di 36 mm, per lo più in bianco e nero.

L’obiettivo di Walead Behsty – che si è ispirato al lavoro di inizi del ‘900 del ritrattista August Sander – è quello di rappresentare le persone nel loro ambiente di lavoro (che è anche il suo), la loro funzione e il loro ruolo in seno al mondo e al mercato dell’arte, evidenziando la riluttanza dei protagonisti per l’uniformità dell’abbigliamento professionale.

Non bisogna apparire come l’altro, uniformati, omologati. Nonostante lo sforzo con cui ogni singolo individuo ritratto mira a mostrare una presenza e un’immagine unica, personale e originale, i protagonisti pare rimangano dipendenti dal contesto, prigionieri del loro atteggiamento individualistico.

Dove e quando

MAST

via Speranza 42, Bologna

fino al  3 maggio 2020

www.mast.org

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