Un viaggio tra arte, simboli e immaginario collettivo accompagna la grande mostra sui Tarocchi a Bergamo, tra Rinascimento e contemporaneità, intrecciando storia, cultura popolare e nuove visioni del destino.
Quando pensiamo ai Tarocchi, probabilmente abbiamo la tendenza a immaginare tavolini vellutati, luci soffuse e una voce misteriosa che ti sussurra il destino. Invece a Bergamo, dentro le sale luminose della Accademia Carrara, i Tarocchi diventano una cosa molto più interessante e decisamente più sofisticata. Diventano storia dell’arte, racconto politico, oggetto di lusso rinascimentale e dispositivo narrativo degno della migliore letteratura.
La mostra Tarocchi, le origini, le carte, la fortuna ti prende per mano e ti accompagna lungo sette secoli di immagini, simboli e ossessioni collettive. Non è solo un’esposizione ma un vero viaggio mentale in cui scopri come un semplice mazzo di carte abbia attraversato epoche, classi sociali e linguaggi, reinventandosi continuamente.
E tu, tra una sala e l’altra, capisci che forse il destino non è scritto nelle carte ma nelle storie che scegliamo di raccontarci.

Il lusso rinascimentale del gioco
Dimentica il mazzo di carte sporco e consumato che trovi nei bar. I Tarocchi nascono come oggetti di lusso, piccoli capolavori commissionati dalle corti italiane del Quattrocento. Erano dipinti a mano, miniati con oro e colori preziosi, pensati per stupire e per dichiarare status.
Nella sezione dedicata alla corte in gioco entri in un mondo in cui il passatempo è anche un gesto politico. Le carte diventano strumenti di rappresentazione sociale e culturale. Giocare significa appartenere a un’élite colta e raffinata.
È qui che percepisci una delle tensioni più affascinanti della mostra. I Tarocchi nascono elitari e aristocratici ma nel tempo si trasformano in oggetti popolari, attraversando una democratizzazione che oggi ci appare quasi inevitabile.

cartone 176 x 87 mm, Accademia Carrara, Bergamo
Nell’immaginario contemporaneo i Tarocchi sono associati prevalentemente alla divinazione e all’occulto. Eppure, per molti secoli, furono semplicemente un gioco di carte.
La composizione del mazzo e l’iconografia delle carte sono rimaste in larga misura invariate. A mutare profondamente sono stati invece gli usi e i significati di volta in volta attribuiti a queste immagini. È proprio questa trasformazione continua a rendere la storia dei Tarocchi una vicenda affascinante.
La mostra ne ripercorre l’evoluzione attraverso un viaggio lungo quasi sette secoli, toccando luoghi diversi, incontrando personaggi indimenticabili, ma soprattutto presentando alcuni tra i Tarocchi più celebri e straordinari mai realizzati.
Paolo Plebani, curatore della mostra

Il mazzo Colleoni nuovamente riunito
Il cuore pulsante della mostra è la straordinaria riunione del Mazzo Colleoni, autentico protagonista e ospite d’onore dell’esposizione. Oggi diviso tra l’Accademia Carrara, la Morgan Library di New York e la collezione Colleoni, il mazzo è qui presentato in un’occasione unica, per la prima volta nuovamente riunito. Dopo oltre un secolo, le 74 carte vengono finalmente ricomposte grazie alla collaborazione tra istituzioni internazionali e collezioni private.
È un evento raro, quasi irripetibile. Non stai guardando semplici immagini ma frammenti di una visione del mondo. Ogni carta è un microcosmo simbolico che racconta amore, potere, morte e trasformazione.
Attribuito a Bonifacio Bembo e probabilmente completato da Antonio Cicognara, il mazzo rivela anche una dimensione politica. La committenza legata agli Sforza non è casuale. Le immagini diventano strumenti di legittimazione e narrazione del potere. Mentre osservi queste figure, ti rendi conto che il design dei Tarocchi è rimasto stabile nel tempo; cambiano le interpretazioni ma le immagini resistono, segno di un codice visivo potentissimo.
Petrarca, allegorie e archetipi, quasi uno storyboard
Una delle sezioni più affascinanti è quella dedicata ai Trionfi di Petrarca. Qui scopri come i Tarocchi siano profondamente radicati nella cultura letteraria del tempo.
Il poema di Francesco Petrarca diventa una sorta di storyboard per le immagini delle carte. Amore, Morte, Eternità, sono archetipi che attraversano i secoli e che ancora oggi trovi nelle serie tv, nei film e nella musica. I Tarocchi, dalla loro origine, sono una forma di intrattenimento che mescola alto e basso, filosofia e narrazione accessibile. È esattamente la stessa miscela che anche oggi cerchiamo nei contenuti virali e nei prodotti culturali popolari.
Milano, i Visconti e la nascita di un immaginario
Se Bergamo ospita la mostra, Milano è una delle culle dei Tarocchi. La sezione dedicata ai Visconti ti porta nel cuore di una delle più raffinate corti europee.
Qui i Tarocchi diventano un laboratorio iconografico. Le immagini non sono casuali ma costruite con precisione per riflettere valori, gerarchie e aspirazioni. Il risultato è un linguaggio visivo che influenzerà l’arte per secoli.
Interessante anche il caso dei cosiddetti Tarocchi del Mantegna. Non sono veri Tarocchi ma un sistema educativo travestito da gioco. Un esempio perfetto di come le immagini possano organizzare il sapere e renderlo accessibile. se ti suona familiare, è esattamente quello che fanno oggi le infografiche e la divulgazione via social.
Dal gioco alla divinazione
Uno dei passaggi più intriganti è quello che porta i Tarocchi da gioco aristocratico a strumento divinatorio. Questo cambiamento avviene tra Settecento e Ottocento, quando studiosi e occultisti iniziano a reinterpretare le carte in chiave esoterica.
L’idea che i Tarocchi derivino da antichi testi egizi è affascinante ma storicamente infondata. Tuttavia, è una menzogna che funziona, perché offre una narrazione potente, capace di catturare l’immaginazione.
In questo passaggio, la mostra è particolarmente intelligente perché non ridicolizza l’aspetto esoterico ma lo contestualizza, mostrando come ogni epoca abbia bisogno di costruire i propri miti. E tu capisci che i Tarocchi non predicono il futuro ma raccontano il presente.

The Peggy Guggenheim Collection, Venezia
Artisti e Tarocchi nel Novecento
Il Novecento è il secolo in cui i Tarocchi esplodono definitivamente come oggetto artistico. I surrealisti li adorano, li vedono come strumenti per esplorare l’inconscio, per rompere la logica razionale.
Artisti come Victor Brauner, Leonora Carrington e Niki de Saint Phalle reinterpretano gli Arcani in chiave personale. Il risultato è una proliferazione di immagini che mescolano psicoanalisi, mito e politica.
È impossibile non notare come queste reinterpretazioni dialoghino con temi contemporanei – identità fluide, spiritualità alternativa, critica ai sistemi di potere – trasformando i Tarocchi in uno strumento di libertà creativa.

Il Castello di Italo Calvino
Tra i riferimenti più affascinanti della mostra c’è quello a Italo Calvino. Nel Castello dei destini incrociati, lo scrittore utilizza i Tarocchi come dispositivo narrativo. Le carte diventano un linguaggio combinatorio. Non esiste una sola storia ma infinite possibilità. È un’idea che anticipa il pensiero contemporaneo sulla narrazione non lineare e interattiva.
Se ami la letteratura e la sperimentazione, questa sezione è un piccolo gioiello. Ti fa capire come i Tarocchi siano molto più di un oggetto visivo. Sono un sistema di pensiero.
De André e i Tarocchi della musica
Fuori dalla Carrara, ma in dialogo diretto con la mostra, trovi un’altra esperienza imperdibile. A Città Alta, nel Palazzo della Ragione, l’installazione dedicata a Fabrizio De André trasforma le sue canzoni in Tarocchi viventi.
I personaggi dei suoi brani sono già archetipi – Piero, Marinella, Bocca di Rosa – figure profondamente umane che si intrecciano con l’immaginario degli Arcani maggiori.
Il risultato è un cortocircuito emotivo. La musica incontra l’arte visiva e crea un racconto nuovo. È uno degli esempi più riusciti di come i Tarocchi possano essere reinterpretati nella cultura contemporanea.


Cosa sono davvero i Tarocchi?
Arrivato alla fine del percorso, ti rendi conto che la domanda iniziale resta aperta: cosa sono davvero i Tarocchi?
Sono un mazzo di 78 carte diviso tra Arcani minori e maggiori. Sono un gioco, un sistema simbolico, uno strumento divinatorio. Ma soprattutto sono un linguaggio.
Un linguaggio che attraversa i secoli e che continua a reinventarsi. Le immagini restano, i significati cambiano. È questa la loro forza.
E forse è proprio questo che li rende così contemporanei. In un mondo fluido e instabile, i Tarocchi offrono una struttura aperta. Non ti dicono cosa succederà ma ti aiutano a interpretare ciò che accade.
Info utili per organizzare la visita
La mostra TAROCCHI, le origini, le carte, la fortuna si tiene presso l’Accademia Carrara a Bergamo ed è visitabile dal 27 febbraio al 2 giugno 2026, con curatela di Paolo Plebani e un ampio network di collaborazioni internazionali.
L’installazione I Tarocchi di De André è allestita nel Palazzo della Ragione in Città Alta ed è accessibile gratuitamente fino al 3 maggio 2026, offrendo un’esperienza immersiva tra musica e arti visive.
A partire da giugno 2026, i giardini della Carrara accoglieranno una nuova opera di Chiara Camoni ispirata all’Arcano maggiore della Forza, ampliando ulteriormente il percorso espositivo anche all’esterno del museo.
Per orari aggiornati, attività didattiche, eventi collaterali e programmi speciali è consigliata la consultazione del sito ufficiale del museo, così da pianificare la visita in modo completo e senza imprevisti.
Si consiglia l’acquisto di un mazzo di Tarocchi, non per leggere il futuro ma per iniziare a raccontarlo.
Cover foto: TAROCCHI. Le origini, le carte, la fortuna, Accademia Carrara, 2026, ph. adicorbetta