Moda circolare

Ricordi, artigiani e deadstock, così C10STUDIOS ridisegna la moda italiana

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La moda sta vivendo un periodo di crisi e rivoluzione. Accanto all’ossessione per le tendenze a tempo, alla moda mainstream omologata e allo strapotere del fast fashion, c’è un mondo moda che applica un approccio più virtuoso fatto di riciclo, riuso creativo, vintage ragionato e marchi che producono meno ma meglio. Nascono etichette che rielaborano capi del passato, reinterpretano archivi famigliari e salvano tessuti destinati allo scarto. Brand che vedono il guardaroba come un investimento, non come un algoritmo. In questo panorama vivace, fatto di artigiani, sartorie sociali e capsule wardrobe intelligenti, si inserisce un nome nuovo, fresco e sorprendentemente maturo: C10STUDIOS.

Da Mantova al design consapevole

Alice Zanotti ha una visione serena e lucidissima della moda: creare capi belli, funzionali, senza tempo, che parlino di radici e autonomia. L’abbiamo incontrata per parlare di come nasce C10STUDIOS, del valore dei materiali deadstock, dei laboratori sociali e di quella gonna con le tasche — il capo 01 — che ormai è già cult.

La nascita di C10STUDIOS nel giugno 2024 non è stata un colpo di testa, ma il coronamento di un pensiero che Alice portava con sé “da bambina”, come racconta lei stessa. Cresciuta a Mantova, con una formazione allo IED in marketing e comunicazione della moda, Alice ha costruito il suo percorso facendo esperienza in realtà diverse: dal mondo dei gioielli di Aliita, creato da Cynthia Vilchez Castiglioni, fino a una multinazionale che le ha mostrato il funzionamento interno dell’industria.

Poi, un giorno, la consapevolezza:

“Non potevo disegnare una collezione tradizionale. Volevo partire dalle persone, dalle loro esigenze reali. Capi fatti bene, versatili, con buona vestibilità e qualità altissima. Non pazzi, ma con un gioco di colori.”

Un’idea semplice e ambiziosa: ripensare il concetto stesso di collezione, trasformandola in un capsule wardrobe modulare che cresce nel tempo.

Alice non butta via i vestiti della mamma

Tutto parte da un’immagine iconica: alcuni capi dal taglio perfetto della mamma che possono continuare a vestire una nuova generazione. Alice lo racconta con naturalezza:

“Ho deciso di lanciare la mia collezione con l’obiettivo di creare modelli senza tempo ispirati a capi che mia mamma indossava quando era giovane e che io ancora indosso.”

C10STUDIOS nasce così, come un omaggio, ma è anche una proposta estetica e culturale che mette insieme minimalismo, memoria e funzionalità.

L’idea è quella di un sistema modulare in cui ogni capo si combina con gli altri, un abaco di styling potenzialmente infinito. Non moda effimera, ma un “linguaggio senza tempo”.

Il vero lusso? La consapevolezza di quello che indossiamo, la durabilità di materiali e linee, la cura artigianale.

Quando la moda incontra il sociale

Parliamo della gonna 01, il primo pezzo simbolo del brand. La produce Lubiam, storica azienda mantovana di abbigliamento maschile che ha creato Drittofilo Metatelier, un laboratorio sartoriale sociale. Un luogo che accoglie e dà lavoro a donne vittime di violenza.

“Da loro è nata la camicia con il colletto rosso di Sara Battaglia e da loro nasce anche la mia t-shirt 02 ‘Imprenditoria Femminile’, perché una parte fondamentale dell’emancipazione delle donne è l’indipendenza economica.”

La gonna con le tasche non è solo un capo ben costruito, ma un oggetto narrativo: parla di tradizione, riscatto e sartoria autentica.

Produrre vicino, produrre meglio: il chilometro zero come filosofia

C10STUDIOS nasce e vive in un raggio di pochi chilometri. I maglioni 04, per esempio, sono realizzati a Carpi, capitale storica della maglieria italiana. La loro etichetta è cucita di lato, così che il maglione possa essere indossato anche al contrario, a seconda del mood. È un esempio di come la funzionalità incontri l’espressività: i capi voluti in collezione non impongono un modo di indossarli ma suggeriscono possibilità.

Camicia 06, friulane e l’arte del ricordo

La camicia 06 nasce da una camicia della mamma di Alice. Incrociandola, diventa quasi un top, perfetto con un pantalone elegante o con un jeans a vita alta. Una dichiarazione d’intenti: non esiste “giorno o sera”, esiste la vita reale e abiti che si adattano di conseguenza.

Poi ci sono le friulane: quelle che sua mamma le comprava da quando aveva un anno. Impossibile non inserirle nella collezione. Sono il pezzo talismano. E infine “la tasca”: un accessorio che è già feticcio per stylist e fashion editor.
Una tasca frontale in tessuto jacquard, realizzata sempre da Drittofilo, con foderatura a righe sul retro e fettuccia abbinata. Si indossa come cintura, si ruota, si abbina, si stratifica. È il perfetto esempio di styling intelligente – un segno grafico che cambia un outfit – e soprattutto è fatta con materiali deadstock.

Tutti i tessuti scelti da Alice hanno un’anima. Sono materiali rimasti inutilizzati dalle aziende, spesso rari, preziosi, unici. Lungi dall’essere un ripiego, il deadstock diventa qui una forma di lusso sostenibile.

Come cambiano le forme quando cambia la materia

Uno degli esempi più interessanti di questa filosofia è l’abito 07, un capo strutturato che Alice vorrebbe realizzare anche in seta.

Qui emerge tutta la parte tecnica del suo lavoro: stesso modello + materiale diverso = risultato totalmente nuovo. In seta, l’abito diventerebbe fluido, estivo, quasi liquido. Per chi ama il design del prodotto, è una lezione di ingegneria tessile: la forma è solo una delle componenti dell’identità di un capo; la materia fa il resto.

Why pop-up is the new luxury

Dal punto di vista commerciale, Alice vende online, ma con appuntamenti cruciali offline: pop-up rapidissimi, da due a cinque giorni, in cui incontra le persone, spiega, ascolta, interpreta i loro bisogni.

“Quello che fa la differenza è vedere insieme come utilizzare i capi, come fare gli styling, come abbinarli.”

È il contrario dell’esperienza impersonale dell’e-commerce standard ed è una definizione di lusso molto contemporanea: il lusso come relazione, non come ostentazione. Il futuro? Intensificare i pop-up e portarli anche all’estero.

Abbiamo già detto “Senza tempo”?

C10STUDIOS non è un brand che lancia tendenze ma un modello produttivo radicale nella sua semplicità: meno, meglio, più duraturo.

“Parliamo di capi senza tempo. Voglio continuare ad aggiungere due pezzi ogni cambio stagione e rivisitare ciò che ho già fatto.”

Ogni capo è pensato per durare — non solo nel materiale, ma nell’immaginario. Quando Alice dice: “Ogni volta che li indossi, speriamo tu possa sentirti parte di qualcosa di unico”, non è marketing ma la promessa di una moda che ha ritrovato il suo centro: raccontare storie, generare autonomia, celebrare le persone.

Ed è questo, forse, il motivo per cui certi vestiti della mamma andrebbero valutati bene, prima di buttarli via: perché il futuro della moda non è nuovo, è consapevole.

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