Effetto fireflies

Professione curatore d’arte: Stefano Raimondi e Yayoi Kusama

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Inaugurata lo scorso 16 novembre 2023 a Palazzo Vecchio di Bergamo, la mostra «Yayoi Kusama – Infinito presente » ha già visto il sold out dei biglietti  e una proroga dell’apertura fino al 24 marzo 2024.

La mostra dell’artista culto e fenomeno pop globale ha già toccato numerosi record. Mircea Masserini ne parla con il curatore Stefano Raimondi, curatore del MAC di Lissone, già curatore della GAMeC di Bergamo, direttore di ArtVerona e Presidente dell’associazione The Blank – Contemporary Art (Bergamo).

La mostra è stata un successo da tutti i punti di vista. Quando è nata l’idea di portare a Bergamo Yayoi Kusama?

S.R.: Come associazioneThe Blank ci siamo chiesti cosa avremmo potuto fare per la città, nel momento in cui fu presentato il dossier Bergamo – Brescia capitali europee della cultura dal punto di vista di tre aspetti chiave: della cura, dei tesori nascosti e della luce; queste sono tutte caratteristiche riscontrabili nell’artista Yayoi Kusama sia a livello artistico che personale. In particolare, ho voluto questa Infinity Mirror Room perché è una delle poche che permette di essere fruita uno per volta, cosa necessaria soprattutto per l’aspetto della “cura” e della luce che l’esperienza di questa opera d’arte porta implica. Si entra, infatti, in un’altra dimensione che abbatte i limiti e diventa infinita anche nella percezione del sé, grazie anche alla luce a queste fireflies simbolicamente rappresentate nel suo interno, il vero tesoro nascosto.

La luce ha un senso specifico

S.R.: Noi abbiamo pensato ad una Capitale che ha luce, che emana luce, una città  “illuminata”, come città della conoscenza, una luce che rischiara la vita del sapere, dell’approfondimento, dell’abbattimento anche delle barriere fisiche; e poi le lucciole, queste fireflies che in gruppo, nel buio, mandano questi piccoli bagliori ad intermittenza, questi messaggi di speranza, sospesi in un mondo ed in un attimo infinitamente presente. E dopo quello che la città ha vissuto ha bisogno di messaggi di speranza e di cura a 360°.

Come si arriva alla sensazione di sospensione?

S.R.: L’allestimento che è stato pensato ad hoc, un percorso curato e pensato da Maria Marzia Minelli che crea un iter attraverso il quale viene approfondito da una parte il pensiero e l’opera dell’artista, acquisisce profondità, diciamo e dall’altra prepara il visitatore a sperimentare una fruizione più piena e consapevole. Duratura.

Riuscire ad ottenere un’opera così famosa di un’artista come Yayoi Kusama rappresenta di per se un successo. Com’è stato possibile?

S.R.: Sì decisamente, il Whitney Museum di New York raramente presta opere di quest’artista, c’è stata un’eccezione per il Pompidou e poi più nulla. Quindi si sono fidati di The Blank e della complessità del percorso progettuale entro il quale l’abbiamo inserita.

Come viene inviata un’opera d’arte di questo genere dagli USA?

S.R.: Una parte viene data dal museo e una parte prodotta in loco, in particolare sono stati prodotti qui sono la scatola esterna e gli specchi mentre il soffitto, le luci e altre componenti vengono dal museo.

Tre record raggiunti, anzi quattro:

  • biglietti venduti (70.000 ad oggi)
  • l’opera Fireflies on the water – Infinite Room viene prestata per la prima volta ad una Associazione
  • il catalogo monografico è basato sulla mostra che si sostanzia con un’opera
  • … i risultati hanno superato le più rosee aspettative.

Il catalogo monografico è un’opera eccezionale

S.R.: L’eccezionalità dell’opera editoriale risiede nel fatto che difficilmente danno il benestare alla realizzazione di un catalogo monografico anche perché la mostra si sostanzia in un’opera; tuttavia, inserita nel contesto e avendo loro spiegato la complessità e le implicazioni del progetto hanno voluto integrare al catalogo monografico anche una parte dedicata relativamente ed esclusivamente all’unicità dell’esposizione a Bergamo, cosa unica in sé, tant’è che esistono due cataloghi, quello monografico sull’artista ed ha la cover rossa, e quello con la cover laminata argento che presenta una parte specificamente dedicata alla mostra a Palazzo della Ragione. Oltretutto i cataloghi in italiano dedicati a Yayoi Kusama sono rarissimi.

Hai mai avuto occasione di conoscere Yayoi Kusama di persona?

S.R.: Non l’ho mai conosciuta, ma mi piacerebbe incontrarla, infatti le ho mandato un po’ di cose per Natale – qualcosa di italiano da assaggiare – e mi auguro che siano il motivo per un incontro vis à vis. So che lavora ancora e che continuerà a farlo fino all’ultimo.

Yayoi Kusama, Portrait; ©YAYOI KUSAMA

Dopo una mostra ed un successo di questa portata arriva anche l’aspettativa – pesante e pressante – per il tuo prossimo passo. Con chi ti piacerebbe lavorare in futuro?

S.R.: Guarda, meglio non esporsi e non farsi troppe illusioni o aspettative, me lo ha insegnato l’esperienza. Un attimo prima che scoppiasse la pandemia, stavamo per inaugurare la mostra di Ed Atkins che – ahinoi – siamo stati costretti ad annullare. Dopo quella grande delusione, unito a tutto ciò che ne è seguito, preferisco non lanciarmi troppo. E poi, subito dopo l’inaugurazione della mostra, mi sono ammalato e quindi non ho potuto seguire tutti gli avvenimenti, gli incontri e le iniziative collaterali organizzate con ArtDate (di The Blank) sul tema di quest’anno – Artificio – che so essere andate molto bene sia a Bergamo che a Brescia.

Quanto è costato tutto ciò, sia in termini economici che “umani”?

S.R.: Tre anni e mezzo di budget dell’Associazione è il costo della mostra dopo che il Whitney ha concesso il prestito, in pratica qualcosa che non aveva logica fare. Però, dopo aver visto i risultati di ciò che l’Associazione può fare, sarebbe bello che ci fosse la volontà di sostenere questo genere di lavoro (e iniziative) in maniera organica. Anche perché – capirai – non possiamo mettere ogni anno a rischio l’esistenza dell’Associazione con investimenti di questa portata. Il mio auspicio è che si crei una cordata di supporto che, aiutando ciò che fa the Blank per la comunità, intesa come sistema-paese, veda ricadute positive in senso ampio e duraturo sulla città. Mi auguro che Bergamo, dopo Kusama, possa continuare con slancio a mantenersi culturalmente rilevante.

Bergamo negli ultimi anni era balzata agli onori della cronaca solo per due ragioni: il Covid e Christo. Kusama ha fatto cambiare passo.

S.R.: A parte la ricaduta economica che ottantacinquemila persone possono portare, mi piace sottolineare che nelle classifiche di fine anno, – sai, quelle che si stilano a consuntivo – sono gli articoli dedicati all’artista in mostra a Palazzo della Ragione  quelli in assoluto più letti, almeno fra le pagine digitali delle riviste specializzate nell’arte: 175.000 hanno letto della mostra di Kusama.

Si è creata una aspettativa, ma ad un certo livello bisogna fare un salto e che diventi un progetto condiviso su larga scala, non può solo nascere da un ristretto gruppo di addetti ai lavori, si rischia il collasso, deve diventare organico.

Quali novità a breve?

S.R.: Orso d’Acqua di Claudia Santeroni e la newsletter di The Blank che esce ogni anno solamente il 31 dicembre; è un esperimento, come recita lo spiegone, dal momento che si prefigge di non essere conforme alle logiche della comunicazione (ed è per quello che viene inviata l’ultimo giorno dell’anno, quando nessuno legge le newsletter).

E poi c’è tutto il resto che, direi, non ci fa annoiare: se dovessimo affrontare un’altra mostra come quella di Kusama che ci ha preso due anni di tempo, dovremmo capire come noi, solo dieci persone, potremmo reggere alla prova. Come minimo, avremmo bisogno di una sede alternativa a quella attuale. Vedremo.

INFO UTILI

YAYOI KUSAMA. Infinito Presente

Bergamo, Palazzo della Ragione (Piazza Vecchia, 8A)

17 novembre 2023 – 24 marzo 2024

Orari e informazioni: www.theblank.it

T. +39.035.19903477; [email protected]

Biglietteria online: www.midaticket.it

Cover photo: © Yayoi Kusama, Fireflies on the Water, 2002. Mirrors, plexiglass, lights, and water, 111 × 144 1/2 × 144 1/2 in. (281.9 × 367 × 367 cm). Whitney Museum of American Art, New York; purchase with funds from the Postwar Committee and the Contemporary Painting and Sculpture Committee and partial gift of Betsy Wittenborn Miller 2003.322. © Yayoi Kusama. Photograph by Jason Schmidt. 

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