Il 30 novembre 1953 Francis Picabia muore a Parigi, nella casa in cui era nato. In quegli stessi giorni Palazzo Reale, a Milano, celebra Pablo Picasso e la sua Guernica. All’epoca qualcuno li chiamava i due Pica. Il primo aveva già la consacrazione del mondo dell’arte, il secondo avrebbe dovuto aspettare ancora un po’.
Settantatré anni dopo, l’attesa finisce nello stesso palazzo. Dal 9 ottobre 2026 al 24 gennaio 2027 Picabia. Aprire le porte della notte porta a Milano oltre 170 opere, accanto a fotografie rare, lettere, manoscritti e oggetti che la famiglia Picabia non aveva mai prestato prima. È la mostra più ampia che l’Italia abbia dedicato all’artista francese.

L’artista che cambiava stile come le camicie
Picabia (1879-1953) ha attraversato quasi tutto il Novecento. Impressionismo, cubismo, dadaismo, surrealismo, astrazione, fino all’Informale del dopoguerra. Ci è passato dentro senza fermarsi in nessuno e chi guarda le sue opere in fila fatica a credere che le abbia dipinte la stessa persona. Lui spiegava che per avere idee pulite bisogna cambiarle come le camicie.
Durante la Prima guerra mondiale, a New York, inventa le sue celebri macchine. Ingranaggi, pistoni e valvole prendono il posto del corpo umano. Picabia ci mette dentro un’ironia sottile verso l’individuo moderno, efficiente e alienato insieme, con decenni di anticipo sui discorsi intorno al postumano.
I compagni di strada lo stimavano. André Breton, Man Ray, Guillaume Apollinaire e Marcel Duchamp, che lo metteva tra i pochi artisti dotati di un’immaginazione instancabile. La critica diffidava di tanto eclettismo e c’è chi lo ha raccontato come un rampollo mondano, festaiolo, collezionista di automobili e di donne. Nel 1922, sulla sua rivista La pomme de pins, Picabia aveva già risposto a tutti.
«La nostra testa è rotonda per permettere ai pensieri di cambiare direzione.»

Musée-bibliothèque / Pierre-André Benoît, Alès
© Musée-bibliothèque PAB, Alès, France
Una notte insonne in dodici sale
A curare la mostra è Anne Berest Picabia, pronipote dell’artista, scrittrice francese finalista al Goncourt nel 2021. Ha preso il titolo da un verso di Victor Hugo e ha lasciato da parte la cronologia, che il bisnonno detestava.
Il percorso si divide in dodici sezioni e si visita come una notte senza sonno in compagnia di Picabia, dal tramonto all’alba. Si comincia con l’amore passionale e le avventure collettive. Poi arriva la Spagna, che Picabia sognava come una terra di feste, musica e corpi in movimento, al punto da immaginarsi spagnolo lui stesso. Nelle ultime ore compaiono mostri, incubi e allucinazioni, la parte più radicale della sua produzione.
Si parte dalle opere giovanili e si arriva al manoscritto della sua ultima poesia. In mezzo ci sono i prestiti della famiglia e della Bibliothèque littéraire Jacques Doucet di Parigi, materiali che raccontano l’uomo oltre al pittore. Berest lo riassume in una frase, Picabia viveva di giorno e di notte per vivere il doppio degli altri.

Milano e Picabia, una storia di ritardi
L’Italia ci ha messo un po’ a capirlo. Negli anni Sessanta e Settanta Arturo Schwarz e le riviste milanesi lo leggono come un antenato dell’arte concettuale, ma la prima grande mostra pubblica arriva solo nel 1974, alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino. Nel 1986 Corrado Levi lo sceglie come modello per Il cangiante, la mostra del PAC di Milano sugli artisti capaci di cambiare pelle senza perdere forza.
C’è anche una storia meno nota che lega Picabia a un italiano. L’artista morì senza soldi, e la moglie Olga dovette vendere una sua opera per pagare il funerale. A comprarla fu un collezionista italiano, amico di lunga data.
Chi vuole portarsi la notte a casa trova il catalogo Skira, 380 pagine e 357 illustrazioni, con saggi di Bernard Marcadé ed Eva Ionesco.
PICABIA / Aprire le porte della notte
Milano – Palazzo Reale
Dal 9 ottobre 2026 al 24 gennaio
palazzorealemilano.it
francispicabiamilano.it

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