Condividi su telegram
Condividi su whatsapp
Condividi su twitter
Condividi su facebook
Marianna De Micheli
Donne sull’orlo di una crisi di Covid

Marianna De Micheli, da Centovetrine alla barca a vela

Tempo di lettura: 4 minuti

Potremmo chiamarle Donne sull’orlo di una crisi di Covid: sono imprenditrici e professioniste che si sono reinventate nel corso o a causa della Pandemia ovvero quando la crisi è la chance per cambiare. Tutto.

Marianna de Micheli studia alla prestigiosa Paolo Grassi di Milano, nel tempio della drammaturgia italica un filo snob e molto rétro (da cui se esci e ti metti a fare TV sei considerato un traditore). Poi l’occasione della visibilità con Centrovetrine e infine il mare, la vela e un gatto, senza rinunciare al Covid a bordo.

Marianna, in guisa di novella Ulisse o Argonauta, affronta in barca la solitudine e l’incontro con un elemento naturale potentissimo. Si pensa spesso che donne come lei non abbiano paura e, invece, le scopriamo angosciate, intimorite mentre affrontano spettri veri o presunti, ora dopo ora, giorno dopo giorno, corrente contraria o vento favorevole e le ritroviamo che ce l’hanno fatta da sole, arrivate alla mèta ben lontane da dove sono partite.

  • Marianna De Micheli
  • Marianna De Micheli
  • Marianna De Micheli

Marianna, certo che il salto tra Centrovetrine e la barca a vela è sicuramente singolare.

Considera che mi sono finalmente potuta permettere la tanto sospirata patente nautica solamente nel 2014, quando terminò la produzione della soap. Dopo otto anni da soap-operaia – nel corso dei quali, per il vero, ho avuto una sicurezza anche economica che raramente le attrici raggiungono – avevo bisogno di evadere e così partii in direzione isola d’Elba per conquistare la tanto agognata patente.

Ma da dove nasce la passione per la nautica?

Nel 199, mi ritrovai per due mesi in un’isola sperduta della Thailandia, al confine della Malesia, un porto franco che fu risparmiato dallo tsunami. Approdò una sorta di nave pirata costruita da un francese con manodopera indonesiana e a bordo un equipaggio assurdo: Antoine, il capitano, una tedesca in perenne meditazione e due bambini piccoli. Grazie a questo bizzarro incontro, veleggiando con loro in una dimensione sospesa dall’altra parte del mondo, mi innamorai della barca a vela. Tornata in Italia, attendere un bel po’ prima di potermi permettere il corso e l’acquisto della barca, nel 2012.

Poi, così, dal nulla decidi di dedicarti nientemeno che al periplo d’Italia in solitaria!

La barca ti permette di trovare te stessa, è un esercizio di autocontrollo.

Il primo l’ho compiuto nel 2015 e raccontato in Centoboline, il libro autobiografico che racconta quell’esperienza e che ho promosso negli anni successivi anche grazie agli incontri nei porti che ho frequentato.

Impossibile non innamorarsi il gatto Ragdoll “Gingiok” (che in thailandese significa geco) che ti accompagna in quest’avventura! Abile marinaio, lo vediamo sui barchini, sulle vele a prendersi il sole, lungo i moli, un vero lupo di mare!

Lo presi per compensare una rottura amorosa. Cercai in internet quale fosse il gatto più affettuoso, il resto è storia. Direi che si è ben acclimatato anche se a bordo non serve a un granché: si rifugia sottocoperta quando si naviga, riemergendo solo all’attracco e facendosi così notare per la sua grande uscita da diva: voilà.

Il primo lockdown come lo hai vissuto?

Nel 2020, con il lavoro fermo e le tournée sospese a data da destinarsi per le ben note ragioni, andai a Lerici, dove tengo la mia barca, per ristrutturarla. Dal momento che non aveva il riscaldamento a bordo e io sono freddolosa, volevo adattarla per sfruttarla anche nelle mezze stagioni. Quindi, quando scoppiò la pandemia, mi ritrovai lì, da sola e decisi di non rientrare a casa.

In estate è ripreso tutto più o meno normalmente ma poi è ritornato l’inverno e, benché sia stata attenta, mi sono presa il Covid… in barca a dicembre!

La famiglia si è mobilitata e mi hanno costretta a tornare a terra per “smaltire” la malattia.

Ed ora?

Sto per partire da Ventimiglia, dal suo bellissimo nuovissimo porto, per un secondo periplo del Belpaese, isole maggiori comprese (ma anche quelle minori), che si concluderà nuovamente a Trieste. Circa tra due anni.

Chi ti supporta?

Assonautica è fondamentale: mi aiuta in tutto quel che riguarda il porto. Poi c’è il gruppo Velisti in FB che è preziosissimo: consigli, aiuti, dritte, sorprendentemente in mare si è tutti uniti da uno spirito di mutua e reciproca collaborazione che difficilmente si trova altrove.

Giro i miei video in cui racconto le mie disavventure e devo dire che hanno riscontrato un buon successo, non mi posso lamentare. In questo senso mi aiuta il mio compagno che da ex montatore videomaker, mi solleva da alcune incombenze e mi regala bellissime immagini dall’alto realizzate col drone.

In qualità di Affiliato Amazon riceviamo un guadagno dagli acquisti idonei

SCRITTO DA

Leggi anche