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Tuffo nei Roaring Twenties

Lo speakeasy da scoprire: il White Rabbit

Tempo di lettura: 4 minuti

Il White Rabbit Speakeasy è un minuscolo speakeasy nel quartiere Isola di Milano, tre piani di atmosfera anni ’20, sexy e giocosa, dedicata alla degustazione di cocktail curatissimi e scenografici. Al White Rabbit puoi accedere con una parola d’ordine che ti viene comunicata mensilmente attraverso un indovinello ma solo se ti iscrivi sul sito del locale. L’aura per pochi intimi è assicurata. Puoi scegliere di calarti completamente nella finzione dell’epoca dei gangster e del proibizionismo, appartarti per ascoltare una cantante al piano, lasciarti incantare da giochi di magia o dalle ballerine di burlesque – magari degustando il Cherry Strange, cocktail a loro dedicato che sconvolge i sensi con rum abbinato a confettura di fichi e fava Tonka – o semplicemente rilassarti con un whisky, davanti a una partita di scacchi.

Una carta criminale

Il punto di forza del locale è la carta dei cocktail – scherzosamente dedicata a noti criminali contrassegnati dal loro numero di matricola – e che è il vero viatico per una bella serata in cui l’atmosfera nostalgica è sostenuta da rivisitazioni moderne di grande valore. Per capire lo stile della mixology, puoi provare il Victoria – rivisitazione del classico Aviation – a base di gin, liquore alla violetta, sciroppo di rosa e limone oppure il Fashion Black – rivisitazione dell’Old Fashion – con bourbon, angostura liquirizia caramello salato e carbone vegetale. Inoltre, tutti i cocktail sono serviti con un bicchierino del distillato utilizzato all’interno, per poterlo apprezzare anche in purezza.

Sapori inusitati e sorprendenti

I gusti sono gusti e i bartender del coniglietto bianco lavorano bene sui twist, facendo trovare sempre qualcosa che possa piacere sia al bevitore più capriccioso sia a quello che non va mai più in là di un gin tonic: anche nel cocktail più semplice, il gioco di botaniche e affumicature sconvolge lo stile classico. Qualche ingrediente a sorpresa resta indimenticabile, anche per il più scettico: dal gorgonzola utilizzato con la tecnica del fat wash alle tantissime spezie usate per sorprendere le papille. Lo scopo è pescare sapori inusitati e mettere al bando la monotonia con cocktail che cambiano lentamente e che si evolvono nel bicchiere.

  • White Rabbit Speakeasy
  • White Rabbit Speakeasy
  • White Rabbit Speakeasy

Vecchio vs. Nuovo

I vecchi cocktail hanno sapori particolarmente decisi ma – raccontano i ragazzi del White Rabbit – manca la cultura dell’alcol ed è frequente sentire la classica frase è troppo forte quando un drink possiede solo un gusto incisivo. Quindi le vecchie ricette, senza rivisitazione, sono apprezzate soprattutto da intenditori e appassionati. Alcuni drink, però, sono così perfetti da dover essere lasciati come sono, come lo Sazerak – uno degli Unforgettables – che è anche assolutamente in linea con l’attenzione per la scenografia del locale, dal momento che viene servito con l’Assenzio in fiamme.

Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, abbiamo scoperto che le signore bevono cocktail più strong, più decisi, più strutturati; gli uomini scelgono generalmente cocktail più aspri e beverini, freschi e fruttati, con un gusto più in linea con Mojito e Moscow Mule. Parlando di tendenza, il pubblico è generalmente orientato verso gusti dolci, fruttati o verso botaniche che coprano la base alcolica.

Il tocco femminile: Lady D

Lady D è il cocktail creato per la carta del White Rabbit dalla bartender Diana Ferent. È un sour a base bourbon che ha come ingredienti segreti un pizzico di peperoncino (ben dosato per non coprire i sapori) e un’affumicatura di rosmarino, il cui fumo si fissa alle pareti del bicchiere grazie al ghiaccio.

“Questo cocktail nasce dal fatto che mi piace il piccante e che desideravo unire i sapori del nord e del sud”

Lady D è l’espressione del tipo di talento ed eleganza che ti aspetti al White Rabbit, dove la ricerca di stile è così percepibile da non farti annoiare mai, rischiando di diventare addicted come un vero frequentatore di spacci alcolici clandestini degli Anni Ruggenti.

Scelto da noi: il Whisky Santo

Da provare assolutamente i cocktail a base whisky, quelli a base rye che lasciano spazio all’espressività degli altri ingredienti e quelli a bourbon o torbato, caldi ed intensi.
Il bartender Marco Trogu ci racconta che il Whisky Santo è nato per dare un twist al Boulevardier – nato nel 1927 come rivisitazione del Negroni – conferendo una texture calda, invernale, che ricorda il Vin Santo sia nel colore sia nei sapori. Non a caso, il Whisky Santo viene servito con un cantuccio (una golosità assoluta).  È un cocktail leggermente amaro, un po’ denso di sapore, meditativo e difficilmente young, pieno di fascino.

White Rabbit Speakeasy
Portata Drinks
Preparazione 5 minuti
Porzioni 1

Attrezzatura

  • shaker
  • Strain

Ingredienti

  • 50 ml Rye Whisky
  • 2 dash Infusione alcolica di liquirizia
  • 2 bar spoon Crème de Cassis
  • 15 ml Vermouth Dry
  • 1 biscotto Cantuccio per guarnire

Istruzioni

  • Versa tutti gli ingredienti nello shaker con ghiaccio.
  • Passo allo strain e servi con un cantuccio.



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