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Conversazione con Anna Volpi

L’erotismo nell’occhio femminile

Tempo di lettura: 6 minuti

Esiste uno sguardo femminile in fotografia e soprattutto nella fotografia erotica?

Lo abbiamo chiesto ad Anna Volpi, fotografa nota per la ritrattistica femminile nonché presidentessa dell’Associazione La Papessa, organizzatrice della Biennale della Fotografia Femminile di Mantova.

Cosa significa fotografia erotica per te?

Una fotografia ha una carica erotica quando fa pensare al desiderio più che all’atto sessuale. La finalità non è l’orgasmo come nella pornografia ma l’apprezzamento del contenuto, anche fotografico. Però il grado di erotismo varia per ognuno di noi perché tutti abbiamo un fetish diverso. Non è una questione di centimetri di pelle: quando fotografi non puoi andare a misurare con il metro quanto coprire o scoprire. Quando pensiamo alla sensualità e all’erotismo siamo condizionati dalla nostra educazione, da come siamo stati cresciuti. Ad esempio, quando Jeff Koons aveva creato con Cicciolina la celebre serie di foto Made in Heaven, esposte poi alla Biennale di Venezia nel 1990, il pubblico si era chiesto se fosse pornografia o arte.

Puoi guardare foto erotiche nello stesso modo in cui guardi altre fotografie e porti delle domande perché vedi una microstoria. Mi piace la fotografia che ti crea tutto un mondo: diventa erotica quando il contenuto tocca la sfera sessuale o il desiderio ma, come una foto documentaristica, ti fornisce delle risposte.

Esiste un occhio femminile nella fotografia erotica?

In generale, penso che funzioni più o meno come per il resto della fotografia. Nelle donne c’è una certa predisposizione all’indagine e ad un approccio confidenziale. Le donne hanno più facilità ad entrare in sintonia, a penetrare nelle case e nei circoli chiusi perché si dà loro più si fiducia. Poi c’è il fattore tempo: bisogna essere disponibili a far nascere legami forti. Noto che gli uomini spesso sono più concentrati sulla storia da raccontare e le donne sulla storia da vivere. Nelle donne è facile notare l’empatia, la capacità di avvicinarsi e interagire. Non è facile perché la maggior parte delle persone non è abituata a parlare del proprio piacere e delle proprie preferenze.

Ti consideri una fotografa erotica?

Purtroppo, no, vorrei farne molte di più. Uno dei problemi più grandi è trovare i soggetti adatti. Bisogna entrare molto in confidenza, creare intimità, non basta fotografare. In generale mi piace fotografare il vero. Questo succede anche nei ritratti. Creo una relazione e prima di scattare parliamo. Osservo quello che fa spontaneamente una persona, per trovare quello che ha già dentro. Per me le foto esistono già e sei tu che fotografi a doverle trovarle. Per quanto riguarda le foto erotiche, devi trovare una persona che non finga. Deve essere di fronte alla macchina perché vuole provare quella sensazione – che sia completamente vestita o meno – e questo si capisce dallo sguardo, dall’intento. Credo molto nel dettaglio. Una foto di una persona nuda che guarda altrove è un nudo. Se guarda in camera e sposta leggermente il dito sulla clavicola, cambia tema, può diventare erotico, perché si crea una piccola storia dentro quei dettagli. Io faccio foto incentrate sul sesso perché mi piace il sesso e credo che, in generale, sia necessaria più normalizzazione sul tema, sul parlarne, sull’inclusione. Non ho mai creato materiale pornografico semplicemente perché non ne ho ancora avuto occasione, ma sono convinta che potrei scrivere ottimi film porno.

Si pubblicano solo belle fotografie?

Se pensassi forse non dovrei pubblicare questa foto, allora vorrebbe dire che non fa parte di me. Un’opera può non piacere a tutti ma se piace a tutti non necessariamente se la ricorderanno in futuro. Le foto che ti rimangono impresse non sono tutte belle ma sono tutte buone fotografie perché vanno oltre la bellezza estetica. Anche alcune foto storiche contengono degli errori fotografici ma hanno fatto scuola. Se non fotografi abbastanza e non hai qualcosa da dire, però, non riesci nemmeno a dire ma che cazzo ho fatto.

  • © Anna Volpi
  • © Anna Volpi
  • © Anna Volpi
  • © Anna Volpi
  • © Anna Volpi
  • © Anna Volpi
  • © Anna Volpi
  • © Anna Volpi
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Che rapporto può avere un fotografo professionista con i social?

C’è chi cerca un feedback giornaliero dai propri followers, chi fa solo pezzi unici, chi pubblica in maniera organizzata e chi raramente. C’è chi come me usa i social per far pensare. Io volevo pubblicare una bellissima foto di un torso nudo maschile post-coito con dello sperma che ha scatenato un dibattito sulla censura. Se cospargessi un torso di glassa andrebbe bene per essere social friendly? Che regole impongono in questo momento i vari Facebook Instagram o Tumbler? Dove vanno in mostra le mie immagini? Chi le guarda? Le venderò? Dove verranno vietate?

Qual è, quindi, il limite del pubblicabile?

Molti artisti, quindi, decidono di autocensurarsi e si fermano a fotografare quello che è pubblicabile sui social. Magari fanno due versioni dello stesso scatto – uno coperto e uno no – ma per me è un grandissimo limite. Io insegno fotografia anche alle scuole superiori e qualcuno potrebbe avere qualcosa da ridire ma me ne frego. Se io voglio fotografare una cosa, io la fotografo così come la sento e poi o rischio di essere bannata o decido di pubblicare solo sul mio sito o in una mostra. Quella foto io la faccio vivere dove può, non la faccio vedere censurata solo perché ho miliardi di follower.

La fotografia erotica piace alle donne?

La cosa ovvia è che anche alle donne piace scopare e guardare materiale erotico ma c’è ancora qualcuno che si sconvolge per questo. Il commento a un’opera che mi fa diventare matta è quando qualcuno dice è erotico ma non è volgare. Cosa vuol dire? Magari voglio proprio essere volgare, anche se sono una donna. Magari voglio proprio mostrare qualcosa di sporco perché alla gente piacciono le zozzerie. L’atto sessuale per tanti è ancora una cosa tabù e se fai vedere penetrazione è per forza porno. Sul serio? In realtà non so quale tipo di immagini erotiche piacciono di più alle donne a parte quelle che lasciano domande aperte e spazio all’immaginazione.

Hai parlato di normalizzazione di temi correlati al sesso: su quali ti concentri?

Mi sono lasciata coinvolgere e ritrarre per il progetto @iamnakedontheinternet di Camilla Cianfrone Leoni. L’opinione comune è che se il tuo corpo è nudo su internet vuol dire che non sei responsabile: io posso essere quello che voglio. Io non ho molto pudore e sono molto sicura di me stessa, sono consapevole che il mio corpo nudo non equivale al giudizio che possono darne. Vengo chiamata disinibita perché faccio vedere il mio corpo e la mia vita sessuale ma io apprezzo queste cose perché sono semplicemente una parte importante della mia vita. Alle ragazze capita che, se si mostrano, ricevono tonnellate di messaggi di uomini che fanno l’equivalenza sei nuda e la dai a tutti. Il nudo è ancora concepito così ed è quello che sento la necessità di contestare.

Un altro tema importante sono le mestruazioni, di cui ho parlo nel progetto Flower. Il sesso non è sempre ordinato e pulito, da film Io mi togo la coppetta mestruale per scopare. Questo per me è erotico. Ho pensato a Flower per puntare i riflettori su un tema che è ancora un tabù: tantissime donne al mondo muoiono o sono discriminate a causa del mestruo, perciò c’è bisogno di parlarne allo sfinimento.

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