Ogni anno il 19 marzo Valencia brucia e non è un modo di dire.
Per cinque giorni la città si trasforma in un teatro a cielo aperto dove arte, satira e fuoco convivono. Le Fallas non sono solo una festa popolare. Sono un rito collettivo che parla di identità, ironia e memoria.
Dalle botteghe al rogo finale
Le Fallas affondano le radici in un’antica tradizione dei falegnami valenciani. Alla fine dell’inverno bruciavano pezzi di legno e materiali di scarto per celebrare l’arrivo della primavera. Con il tempo quei roghi spontanei sono diventati monumenti effimeri, gigantesche sculture chiamate appunto Falla, composte da ninots (pupazzi).
Oggi le strutture possono superare i venti metri di altezza. Sono opere d’arte in cartapesta e polistirolo, curate nei minimi dettagli, spesso ferocemente ironiche. Politici, influencer, star internazionali, nessuno è al sicuro. La satira è il vero motore creativo della festa.
Ogni quartiere finanzia la propria falla attraverso associazioni locali. È un lavoro che dura mesi e coinvolge l’intera comunità con artiste e artigiani. Poi, il 19 marzo, tutto viene dato alle fiamme durante la Cremà, un rituale che ricorda quanto sia potente ciò che nasce per sparire. Solo alcune nintos, grazie al voto popolare, si salvano per finire nel Museo Fallero de València (aperto tutto l’anno).


Il suono che ti entra nello stomaco
Se pensi che il momento clou sia solo il fuoco, ti sbagli. A Valencia si festeggia anche con il rumore. Ogni giorno alle 14 in punto, in Plaza del Ayuntamiento, va in scena la mascletà. Uno spettacolo pirotecnico che va oltre, è una composizione sonora fatta di petardi che esplodono in sequenza, creando un ritmo crescente che vibra nel petto.
Si guarda e si sente. È un’esperienza fisica quasi tribale. Ci si tappa le orecchie e si ride. Bambinə, nonnə, turistə, chiunque partecipa a questo rito rumoroso che segna il tempo in città in quei giorni.
La notte invece è un’esplosione di luci. Le strade si riempiono di installazioni luminose spettacolari e di bande musicali in costume tradizionale. L’atmosfera è sospesa tra folklore e rave di quartiere. Le persone sobrie si contano sulle dita di una mano.

Perché vale il viaggio
Se vuoi entrare nel vivo della tradizione spagnola, che di feste ne sa, Las Fallas è la ricorrenza giusta.
Il perfetto mix di caos, odore di churros caldi da mangiare in piedi, tavolate all’aperto, polvere da sparo e gente allegra.
È l’occasione per scoprire Valencia fuori dai circuiti estivi, con un clima già mite e la città in movimento. Se cerchi la Valencia culturale e da cartolina ti consiglio di scegliere un momento diverso.
Quello che mi colpisce sempre nei miei raid spagnoli è la presenza di feste in qualsiasi momento dell’anno e la capacità della comunità di lavorare per mesi a qualcosa che sa già di dover lasciare andare, senza l’ossessione di conservare tutto.
E forse è proprio il senso di appartenenza che riescono a generare, oltre alla spettacolarità, il motivo per cui le Fallas sono state riconosciute come patrimonio culturale immateriale dall’Unesco.
