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Emergenza cambiamento climatico

L’adieu des glaciers: i ghiacciai scomparsi al Forte di Bard

Tempo di lettura: 4 minuti

Durante i lunghi mesi dell’emergenza coronavirus, l’argomento cambiamento climatico sembra essere stato dimenticato, se non quando le prime pagine dei giornali vengono brevemente invase da notizie concernenti eventi atmosferici imprevedibili e disastrosi. Passato il momento della conta dei danni, il surriscaldamento globale, l’innalzamento degli oceani e la lenta agonia dei ghiacciai passano sporadicamente nelle pagine interne.

Eppure, il problema è tangibile, basta essere appassionati di montagna.

L’Adieu del glaciers: ricerca fotografica e scientifica, è un progetto prodotto dal Forte di Bard, che si traduce in un approfondito lavoro di studio attorno al Monte Rosa, al Cervino, al Gran Paradiso e al Monte Bianco.

Si tratta di un viaggio iconografico e scientifico – in mostra fino al 6 gennaio 2021– tra i ghiacciai dei principali Quattromila della Valle d’Aosta per raccontare la storia delle loro trasformazioni.

Il progetto si sviluppa nell’arco di quattro anni, uno per ciascuna realtà fisica e culturale connotativa della piccola regione alpina. La prima tappa di questo tour è il massiccio del Monte Rosa. Nel 2021 sarà la volta del Cervino, nel 2022 toccherà al Gran Paradiso per concludere nel 2023, con il Monte Bianco.

Per la mostra Il Monte Rosa: ricerca fotografica e scientifica, aperta al pubblico nelle sale delle Cannoniere, il Forte di Bard si è affidato per la cura degli aspetti fotografici a Enrico Peyrot, fotografo e ricercatore storico-fotografico e, per la cura degli aspetti scientifici, a Michele Freppaz, professore del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino.

La mostra presenta 100 opere fotografiche connotative della cultura fotografica alpina, cariche di suggestioni tra passato e presente. L’identità̀ glaciale del Monte Rosa viene presentata attraverso un corpus di inediti di autori autorevoli che nel corso degli ultimi 150 anni hanno raffigurano ambienti naturali e antropizzati, contesti e sodalizi storico-culturali, imprese scientifiche.

  • L'adieu del glaciers
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I ghiacciai rispondono in modo diretto e rapido al cambiamento climatico modificando la propria massa e le proprie caratteristiche morfologiche e dinamiche: progressivo arretramento delle fronti glaciali, incremento delle zone crepacciate, formazione di depressioni e di laghi sulla superficie, aumento dell’instabilità di seracchi pensili. Dal termine della Piccola Età Glaciale (fase di espansione dei ghiacciai Alpini protrattasi dal 1300 al 1850 circa), la superficie dei ghiacciai dell’arco alpino si è ridotta di circa 2/3. In 30 anni (dagli anni ’80 ad oggi) la superficie dei ghiacciai italiani si è ridotta del 40%, mentre il numero dei ghiacciai è aumentato a causa dell’intensa frammentazione dei ghiacciai più grandi che riducendosi si dividono in singoli ghiacciai più piccoli.

Monitorare le variazioni glaciali, consente da un lato di documentare l’impatto dei cambiamenti climatici e dall’altro di valutarne gli effetti sul territorio, con particolare attenzione agli elementi di fragilità che contraddistinguono le aree montane.

Il duplice binario scientifico e fotografico della mostra descrive il fascino degli ambienti glaciali, unici e straordinari, ma anche la loro estrema fragilità L’osservazione che ci siamo posti e che proponiamo all’attento pubblico del Forte attraverso un panorama di immagini straordinarie e inedite, è una riflessione tramite la bellezza sullo scenario fisico e naturale di un mondo che cambia, si depaupera dei suoi elementi fondanti per l’arco alpino e che presuppone un’umanità senza mondo rispetto al principio di sentirsi “a casa propria nel mondo”. È stato un appassionante e complesso lavoro di ricerca, condotto anche nel recupero dell’altrettanto fragile patrimonio fotografico.

Maria Cristina Ronc, Direttora del Forte di Bard

L’apporto dei contenuti scientifici è stato condotto in  collaborazione con il Comitato Glaciologico Italiano, la Cabina di Regia dei Ghiacciai Valdostani, la Fondazione Montagna Sicura, l’Arpa Valle d’Aosta, l’Archivio Scientifico e Tecnologico Università Torino (Astut), il Centro Interdipartimentale sui rischi naturali in ambiente montano e collinare, il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino e con il professor Marco Giardino, segretario generale del Comitato Glaciologico Italiano e il professor Piergiorgio Montarolo, direttore dell’Istituto Scientifico Angelo Mosso.

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