Arte ribelle

Isola delle Femmine, un’isola-icona tra attivismo e partecipazione

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C’è un’isola al largo di Palermo che da otto anni alimenta un sogno collettivo, comprarla per lasciarla in pace. Dietro il progetto dell’artista Stefania Galegati una rete internazionale di donne, arte e attivismo attraversa Indonesia, Tanzania e Venezia, prima della mostra conclusiva a Palermo.

L’Isola delle Femmine esiste davvero, anche se il suo nome ricorda il titolo di un film di Almodòvar o di Özpetek. Sta a un passo da Palermo ed è da sempre proprietà privata e riserva naturale gestita dalla LIPU, quindi guardabile ma non calpestabile. Da qui nasce, nel lontano 2017, l’idea più romantica e più politica che tu possa immaginare, quando un gruppo di donne decide di volerla comprare. Non per costruirci un resort con infinity pool, tutt’altro. L’obiettivo dichiarato è lasciarla in pace, sottraendola alla logica della proprietà per restituirla a un’idea più larga e più femminile di cura collettiva.

L’artista Stefania Galegati è tra le promotrici e fondatrici di questo gruppo e ha trasformato il sogno in un progetto d’arte pubblica sostenuto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, attraverso il programma Italian Council. Il crowdfunding immaginario per comprare l’isola diventa così pretesto e cornice per interrogare temi come l’ecologia, il mutualismo, il desiderio, e una definizione di “donna” che include chiunque si riconosca nel femminile, gender fluid comprese.

Stefania Galegati, Cammino sul muro#03, 2024 stampa fotografica 30 x 40 cm

Il Secondo Sesso dipinto sull’isola

Prima di partire per i viaggi più recenti, Galegati ha già prodotto una serie di dipinti in cui l’isola diventa tela letterale. Sul fondo dei ritratti l’artista riscrive per intero Il Secondo Sesso di Simone de Beauvoir, il testo fondativo del femminismo del Novecento, trasformando un saggio filosofico in gesto pittorico ripetuto e ossessivo. Il risultato è un’opera che si fa manifesto ancora prima che il Manifesto vero e proprio venga scritto, e che anticipa la vocazione internazionale del progetto con un video, She is land, costruito come remix di filmati trovati online per pubblicizzare, con ironia, l’acquisto di un’isola che forse non si comprerà mai.

Galegati, Pulau Betina, workshop at Riwanua, Makassar, meeting and cooking and shooting, 2025 Photo credit Farid Rakun 4

Il Manifesto infinito viaggia nel mondo

Da qui parte la fase più recente e più avventurosa del progetto, quella che porta l’Isola delle Femmine a moltiplicarsi in altre isole del pianeta. Nell’estate 2025 Galegati arriva in Indonesia, a Pulau Betina, dove lavora con due gruppi di persone alla costruzione di un manifesto aperto e poetico dedicato all’isola. A Jakarta, negli spazi della Gudskul Studi Kolektif Foundation, il testo viene stampato in serigrafia su stendardi di stoffa colorata, mentre a Jatiwangi prende forma su piastrelle di terracotta, come se ogni luogo pretendesse il proprio materiale, la propria voce. Le opere finiscono esposte alla Biennale Jatim XI, dedicata al tema “Hantu Laut”, lo spettro del mare, che pare scritto apposta per questa storia.

Galegati, Pulau Betina, Workshop at Gudskul, Jakarta, july 2025, screenprinting the manifesto photo credit Nina Shines

A Makassar, terza tappa indonesiana, il progetto si interroga su un dilemma quasi filosofico, se dare o meno un nome a una delle tante isole senza nome dell’arcipelago di Spermonde, territorio ancora segnato dal colonialismo olandese. Nominare o non nominare, sembra la vera domanda del nostro tempo, valida per le isole come per tante identità che preferiscono restare fluide.

Le alghe di Pemba e le Mamas of Zanzibar

Nel gennaio 2026 il progetto si sposta in Tanzania, grazie alla collaborazione con Nafasi Art Space di Dar es Salaam, uno dei centri indipendenti più importanti dell’arte contemporanea dell’Africa orientale. Qui Galegati e Cristina Alga, direttrice dell’Ecomuseo Mare Memoria Viva di Palermo, incontrano un gruppo di donne raccoglitrici di alghe sull’isola di Pemba, dentro un villaggio immerso nella foresta interna. Tra vita condivisa e conversazioni sulle condizioni quotidiane delle donne del posto, emergono nuove frasi che andranno a integrare il Manifesto infinito già avviato in Indonesia.

Stefania Galegati_Isola#21, 2020, olio e pennarello su tessuto 200 x 190 cm

A Dar es Salaam il workshop si trasforma in un percorso fatto di respirazione, yoga, rituali legati al fuoco e ai sogni, disegno e scrittura, tutte pratiche pensate per portare le partecipanti verso apertura e libertà espressiva. Il laboratorio produce anche un video in cui le donne recitano le frasi del manifesto, e i kanga, gli abiti tradizionali tanzaniani, su cui vengono stampate l’immagine dell’isola e le nuove parole raccolte. Parallelamente artista e curatrice raccolgono le storie delle Mamas of Zanzibar e delle coltivatrici di alghe di Pemba, testimonianze che confluiranno nel video centrale della mostra finale.

Da Venezia a Palermo, il cerchio si chiude

Dopo la Tanzania il progetto approda a Venezia, nell’estate 2026, negli spazi dell’Ocean Space della Fundacion TBA21, dentro la suggestiva Chiesa di San Lorenzo, per un incontro dedicato alla narrazione del progetto e alla ricerca sulle isole minori veneziane.

Tutto converge poi a Palermo. A maggio 2026 ha aperto, presso l’Ecomuseo Urbano Mare Memoria Viva, la mostra conclusiva a cura di Cristina Alga, visitabile fino al 28 novembre 2026. In esposizione un ologramma dell’isola, immagine eterea che gioca sull’idea di distanza e desiderio, il Manifesto infinito nelle sue tante forme, dalle serigrafie di Jakarta alle terracotte di Jatiwangi fino ai kanga di Dar es Salaam, oltre a un diario di viaggio in 4k che racconta un anno intero di incontri, workshop e amicizie femministe attraverso continenti diversi. Al termine dell’esposizione l’opera entrerà nella collezione permanente della Civica Galleria d’Arte Moderna del Comune di Palermo.

Stefania Galegati_Isola#14 (latoB), 2019 60 x 90 cm

Chi è Stefania Galegati

Stefania Galegati (Bagnacavallo, Italia, 1973) ha studiato arti visive all’Accademia di Belle Arti di Bologna e di Milano con Alberto Garutti. Ha fatto parte di Via Fiuggi, un gruppo di giovani artisti che ha vissuto e lavorato insieme a Milano alla fine degli anni Novanta.

Ha esposto per la prima volta nel 1994 presso Viafarini, Milano. Nel 2003 si è trasferita a New York con l’International Studio Program al PS1 MoMA, dove è rimasta per alcuni anni. Ha vissuto senza una base fissa, spostandosi tra New York, Buenos Aires, la Tanzania e l’Europa.

Dal 2008 vive a Palermo, dove si è stabilita con la sua famiglia.

Dal 2015 al 2018 ha co-gestito Caffè Internazionale: un locale, centro multiculturale e multidisciplinare e spazio espositivo. Attualmente insegna Pittura all’Accademia di Belle Arti di Palermo.  Collabora con le gallerie Pinksummer, Genova, fin dagli esordi della loro carriera e con Francesco Pantaleone, Palermo, dal 2007.

È co-fondatrice del collettivo Isola delle Femmine Project, con l’obiettivo di acquisire Isola delle Femmine (PA), un’isola al largo della costa siciliana. Nel 2024 vince il BPER Art Prize ad Arte Fiera, Bologna e al XIII Italian Council. È inoltre co-fondatrice della Palermo Summer School of Contemporary Art, una scuola d’arte estiva indipendente che si tiene annualmente dal 2015.

Cover photo: Galegati, Pulau Betina, Workshop at Gudskul, Jakarta, july 2025 photo credit Nina Shines

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