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Viaggio in Costa Rica con Claudia Scattolini

Il profumo di una piantagione di caffè

Tempo di lettura: 4 minuti

Per un creatore di profumi i viaggi sono vitali come l’aria. Una fragranza è fatta di sentori ma anche dei colori delle forme e delle voci che si incontrano lungo la strada.

Tra i paesi centroamericani, il Costa Rica rappresenta un’anomalia, una piccola Svizzera in mezzo a Stati decisamente più pericolosi e tumultuosi. I costaricani non sono ricchi ma stanno bene e hanno una speranza di vita molto alta. Vivere in uno dei posti più belli del pianeta e averne coscienza fa di quella gente un popolo felice.

Un inno alla bellezza

Ti salutano con le parole Pura Vida, semplici e belle: possono significare buongiorno ma anche come stai o essere un’esclamazione d’allegria e un inno alla bellezza della vita. Gli abitanti sembrano prendere qualsiasi problema con un sorriso, fiduciosi del fatto di poter risolvere qualsiasi problema con la gentilezza. Come turista, se sei in spiaggia puoi lasciare le tue cose incustodite con la certezza di ritrovarle e puoi toccare con mano la sincera passione per la tutela dell’ambiente (non trovi mozziconi di sigaretta gettati a terra).

Nel Parco Nazionale Tortuguero – creato nel 1975 per tutelare una grande area di riproduzione della tartaruga verde dei Caraibi – ho trascorso una giornata a raccogliere sacchetti di plastica e rifiuti alla deriva, mentre dalla barca potevo vedere uno dei luoghi più emozionanti del mondo dedicati alla biodiversità. Mantenere pulito l’ambiente è un imperativo: il Costa Rica punta a diventare entro il 2021 il primo Stato plastic free e carbon free del mondo.

Vulcani caffè e cacao

Tra le spiagge del Pacifico e quelle caraibiche si estende un territorio vulcanico e ricoperto dalla foresta pluviale. Alle pendici del vulcano Poàs ho visitato la tenuta di Doka – una piantagione di caffè celebre per aver conservato 120 anni di storia produttiva – dove ho potuto seguire il processo dalla semina alla tostatura.  Gli stessi terreni, ad un’altitudine di circa 1500 metri, sono adatti sia per la coltivazione del caffè sia per quella del cacao. Le due produzioni spesso si intrecciano, così come le due note olfattive che si usano in profumeria. Alla piantagione mi hanno offerto palline di cioccolato con dentro il caffè, molto diverse dalle dragées raffinate delle nostre pasticcerie e che mi fanno stare sveglia tutta la notte. Il cioccolato al 90% sembra una polvere di cacao amaro che si sgretola in bocca, sabbioso e profumato, una sensazione indimenticabile sotto ai denti e nel naso. Il caffè fresco, poi, è considerato un tonico ma non è così nervino come dopo la tostatura.

In generale, in Costa Rica la natura ha profumi straordinari che però non si riversano in una cucina complicata: usano molto riso e fagioli e verdure e frutta, preparati con il minimo della fatica perché hanno un sapore molto buono e semplice così come sono.

Una nota complessa

Amo la nota caffè perché mi va dritta al cuore: mi ricorda mia mamma e la colazione del mattino, la moka sul fuoco con l’idea di casa e di famiglia. È complessa da usare: è forte, si abbina bene ai legni, ai fiori e agli accordi orientali.

A Doka passi dal caldo tropicale al fresco dell’altitudine e l’aria diventa sottile e profumata di note erbacee. Guardando la piantagione di grano de oro mi sono immaginata la montagna ricoperta di bianco: i fiori di caffè hanno un profumo che ricorda vagamente il gelsomino, un po’ sensuale. I fiori si trasformano in drupe verdi e poi rosse che sono andata a raccogliere con un catino attaccato alla vita: i frutti si raccolgono così, a ceste di 12 chili. Raccogliere un frutto con le mani è una sensazione gioiosa: le drupe mature del caffè hanno un profumo neutro e un po’ verde, fino a quando vengono messe a essiccare al sole per iniziare il lungo processo che porterà al profumo del chicco tostato a cui siamo abituati noi.

Non per tutti

In profumeria, l’essenza di caffè si ottiene con l’estrazione tramite CO2 supercritica – considerata una tecnologia super green perché è analcolica e senza solventi, a bassa temperatura – usata anche per estrarre l’essenza di cannella o di altre droghe o cortecce poco concentrate in olio essenziale.

In passato, l’ho utilizzata in un profumo che si chiama Maître Chausseur e che fa parte della linea Extrait d’Atelier di Chiara Ronzani, dedicata ai mestieri artigiani italiani. Il brief era tradurre il profumo di gomma e pelle in momento di relax, con accordi resinosi e note legnose. Il tocco di caffè si è aggiunto quando – durante una visita al una fabbrica calzaturiera specializzata in scarpe maschili – ho sentito aleggiare il profumo della moka. Ho introdotto la nota caffè per dare un tocco d’umanità: l’artigiano è in pausa, còlto mentre si riposa, poco distante dalla sua postazione di lavoro dall’odore caratteristico. È una nota ricchissima che nel cuore di un profumo dà molto calore.

Dal Costa Rica sono tornata con la voglia di utilizzarlo in abbinamento al tabacco, per sfruttare la sua potenza. In generale, la nota caffè è veramente poco usuale e poco capita; conferisce al profumo delle caratteristiche che possono essere poco gestibili dal punto di vista commerciale, perciò si utilizza prevalentemente nei profumi di nicchia, quelli che non pretendono di piacere a tutti, più artigianali e sartoriali, fuori dal circo della moda (anche olfattiva) e fatti con piccole produzioni che utilizzano materie prime d’altissima gamma.

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