Il maestro della settima arte

Federico Fellini – A Cinema Greatmaster

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Federico Fellini si definiva un artigiano che non ha niente da dire ma sa come dirlo. E lo sapeva davvero bene: il regista è riuscito, anche nelle pellicole più surreali e visionarie, a comunicare con lo spettatore attraverso le sue originali doti narrative e immaginifiche.

Il maestro della settima arte

Gordiano Lupi ha dedicato un’appassionante biografia al cineasta riminese dal titolo Federico Fellini – A Cinema Greatmaster. L’opera, pubblicata dalla casa editrice Il Foglio Letterario, propone il testo inglese a fronte per essere fruibile anche fuori dai nostri confini, dal momento che Fellini è stato un regista internazionale, che ha cambiato il modo di fare cinema di molti cineasti e che ha lasciato un’impronta profonda nella storia della settima arte.

Federico Fellini è stato un artista visionario e onirico così come malinconico e lucido e, pur nelle sue aspre critiche a una società in decadimento e a una condotta di vita che stava soffocando ogni poesia, ha sempre mantenuto un modo di raccontare leggero e ironico, tipico del suo approccio scanzonato e fanciullesco all’esistenza.

Fellini dal ’39 al ’90

Gordiano Lupi presenta un sincero e sentito ritratto del regista attraverso la narrazione del suo percorso nel cinema: dal 1939 quando aveva solo diciannove anni e scriveva le battute per i film di Macario fino al 1990 quando ha diretto il suo ultimo film, La voce della luna. E nel mezzo c’è un caleidoscopio di sensazioni e di visioni che sono giunte potenti e meravigliose agli occhi dello spettatore.

Fellini ha aderito alla poetica neorealista nei suoi primi film: scrive con Rossellini pellicole fondamentali come Roma città aperta e Paisà e nelle successive da regista mantiene quelle suggestioni; ma già si può notare, sin da Luci del varietà del 1950, quella vena malinconica, surreale e fantasiosamente autobiografica che poi avrebbe preso sempre più il sopravvento.

“La sua cifra stilistica tiene conto del realismo, ma lo modifica con gli strumenti del fantastico, della fiaba, del ricordo che si fa rimpianto e bozzetto nostalgico”.

La caduta delle illusioni

Un punto di svolta avviene con Le notti di Cabiria del 1957, che gli vale il primo Oscar al miglior film straniero oltre che la Palma d’oro a Cannes; un film ironico e tragico che, come afferma Lupi, porta avanti una poetica personale legata alla caduta delle illusioni. E la caduta delle illusioni, insieme alla spinta sempre più urgente all’autobiografismo e al richiamo alle memorie personali, sono i punti chiave delle sue inarrivabili opere successive, da La dolce vita passando per Otto e mezzo fino ad Amarcord.

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