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Fave e favette, eleganti dolci veneziani per Ognissanti

Tempo di lettura: 3 minuti

Le fave dei morti e le favette sono più che biscottini. Sono dolci della memoria, gesto, profumo di un rito collettivo che – da Venezia a Trieste a est, ma anche fino a Verona e Trento – accompagnano l’arrivo di novembre. In Laguna sono eleganti e leggere come la nebbia sui canali, altrove cambiano colori e consistenza per evocare la vita, la morte e l’anima.

Pinoli, Laguna, memoria

Le fave dei morti veneziane sono un classico del periodo di Ognissanti. Dietro il nome un po’ macabro, c’è un dolcetto dal sapore raffinato e veramente molto prezioso: farina di pinoli, zucchero, albumi, liquore, cacao.

Nella tradizione veneziana, come in quella antica, il pinolo è un seme che simboleggia l’eternità e la rinascita, perché nasce da una pigna chiusa, come la vita che rinasce dal silenzio. Nelle fave dei morti co’ i pignoi, il suo aroma resinoso richiama il profumo della Laguna e dei cipressi dei cimiteri, unendo terra e spirito, corpo e memoria.

Storia mistica delle fave dolci

D’altro canto, anche le fave – intese come legumi – nell’antichità erano considerate un cibo dei morti perché creavano un ponte tra la Terra e l’Aldilà. Le radici lunghe della fava raggiungono il sottosuolo, simboleggiando il legame con le anime dei defunti e, nella tradizione cristiana, venivano lasciate in casa tra la notte dell’1 e il 2 novembre come offerta per accogliere le anime dei morti.

Nate nei conventi veneziani tra Seicento e Settecento, le fave dolci erano preparate come dono votivo per i defunti. Oggi si trovano ovunque sia passato il dominio della Serenissima, con diversi tipi di consistenza. Anche i colori – bianco, rosa e marrone –  richiamano i diversi stadi della fava vera: bianco evoca il seme appena nato, puro e integro (l’anima); il rosa rimanda al momento della maturazione, quando la vita è piena e vibrante (la carne e il sangue); il marrone, infine, ricorda la fava secca, legata alla terra e al ritorno al ciclo naturale con la morte.

Dolcetto facile, senza scherzetto

Portata Dessert
Cucina Italiana
Tempo di preparazione 15 minuti
Tempo di cottura 13 minuti

Attrezzatura

  • q.b. ciotole per gli ingredienti
  • 1 Robot da cucina con lame potente
  • 1 Placca da forno
  • q.b. Carta da forno
  • 1 Fruste elettriche

Ingredienti

  • 200 g pinoli
  • 200 g zucchero
  • 100 g zucchero a velo vanigliato
  • 40 g albume
  • 1 cucchiaio cacao amaro
  • q.b. rosolio o rum
  • q.b. alchermes
  • q.b. colorante alimentare rosso facoltativo
  • q.b. farina di mandorle fine

Procedimento

  • Conserva i pinoli in freezer. Mettili nel robot con lo zucchero semolato e riducli in farina più sottile possibile.
  • Monta a neve l'albume con lo zucchero a velo e incorpora la farina di pinoli. Otterrai, lavorando a mano brevemente, un composto molto compatto.
  • Dividi il panetto in tre parti uguali. A una parte aggiungi un goccio di rosolio. A due parti aggiungi l'alchermes poi, a una aggiungi poche gocce di colorante rosso (per ottenere un rosa tenero9, mentre all'altra aggiungi una cucchiaiata di cacao.
  • Impasta bene i tre panetti e aggiungi farina di mandorle solo per bilanciare le consistenze, che devono essere uguali. Il composto deve rimanere molto compatto. Fai riposare in frigorifero, coperto con pellicola, almeno mezz'ora.
  • Prepara delle palline grandi come una grossa nocciola e disponile sulla placca coperta di carta da forno.
  • Fai cuocere le fave dei morti a 150°C, modalità ventilata, per 13 minuti.
  • Una volta sfornate, lasciale raffreddare e poi conservale in un contenitore ermetico per un giorno, prima di assaggiarle.

Fave o favette?

Le favette hanno una storia simile ma erano (sono) bianche e preparate con farina di mandorle, zucchero e albumi, una ricetta elegante che le avvicina a un antico macaron. Tra le due ricette e le due denominazioni c’è un po’ di confusione e di sovrapposizione. A volte la farina di pinoli e mescolata a quella di mandorle – anche per una ragione economica – e i colori tendono a comparire in entrambe le versioni, perché sono tanto carini. Qualche pasticceria dell’entroterra si fa prendere la mano e il dolcetti diventano parecchio vivaci – giallo intenso, rosa fluo e persino verde – dicendo ciao ciao all’eleganza veneziana.

Venezia, Trieste e la sottile differenza dell’anima

Le fave triestine condividono la radice della tradizione, ma hanno una diversa personalità. Lì il biscotto si fa più compatto e marzapanoso, i pinoli lasciano spazio più facilmente alle mandorle e qualcuno usa anche un pizzico di cannella nell’impasto. A Trieste, la memoria veneziana si ibrida con l’influenza austriaca e mitteleuropea e i dolcetti sono più umidi e piccini. Fave e favette di Venezia, invece, restano sempre abbastanza leggere e aeree, come sospese tra terra e acqua; che siano bianche o colorate – talvolta con un pinolo incastonato in cima – sono un gesto di bellezza per esorcizzare la perdita.

Ph: ©Cristina Del Re / Favette veneziane


Cover: Ph: ©Cristina Del Re / Fave dei Morti













Photo ©Cristina Del Re

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