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Donne sull’orlo di una crisi di Covid

Dinner Conversations con Natasha Slater

Tempo di lettura: 3 minuti

Potremmo chiamarle Donne sull’orlo di una crisi di Covid: sono imprenditrici e professioniste che si sono reinventate nel corso o a causa della Pandemia ovvero quando la crisi è la chance per cambiare. Tutto.

Il suo CV è infinito: nata e cresciuta in UK da mamma italiana e papà super Brit, Natasha svolge mille lavori – dalla barista alla baby-sitter benché il suo pedegree le permetterebbe la più tranquilla vita da figlia di papà – nella città della Regina e poi si trasferisce a Milano intorno ai primi anni del Nuovo Millennio. Sarà la voce di “Rockalloracoster” per Radio Popolare, la DJ di PWP, PR per Principe di Savoia, aprirà la sua agenzia di comunicazione “Natasha Slater Studio”, sarà una delle protagoniste di #Riccanza. Ha avuto clienti super fashion della moda finché qualcosa è cambiato ed ora…

E ora? Nasce Dinner Conversations

Dinner Conversations è un progetto nato proprio per indirizzare la vastità delle mie conoscenze verso una causa più profonda.  È iniziato con delle cene organizzate a casa mia, pensate per riunire oltre cinquanta brillanti donne alla volta per parlare, confrontarsi e connettersi su un piano professionale e soprattutto umano. Lo scopo era – e rimane – quello di creare uno spazio divertente e stimolante nel quale le donne possano finalmente guidare la conversazione, e prendere controllo della narrativa sociale in un modo che le elevi, che le dia forza e felicità. Oggi, Dinner Conversations si sta evolvendo in un Members & Lifestyle Club.

  • Natasha Slater © Giulia Mantovani
  • Natasha Slater © Giulia Mantovani
  • Natasha Slater © Giulia Mantovani

Prima partono come cene tra amiche – conoscenti ed ora sono molto social. Questo solo per via del COVID o per un’altra scelta?

Inizialmente è stata una scelta dettata dal Covid, ma presto ho realizzato che la missione di queste cene poteva non solo essere tradotta sui social, ma anzi che sarebbe potuta crescere rigogliosamente: l’essenza di Dinner Conversations è quella di realizzare e condividere conversazioni di rilievo, e digitalizzare questo aspetto del progetto avrebbe portato a più visibilità e quindi lo scopo delle conversazioni avrebbero avuto più impatto, e così è stato. Spero però di poter riportare presto la parte più umana all’interno del progetto (chiamiamolo “l’assembramento”), per continuare a far fiorire rapporti solidi e genuini tra le persone.

Sicuramente non sei una donna convenzionale, sicuramente forte, decisa. Pensi che questo nel tuo ambiente – quello della movida che conta – dia (ancora) fastidio?

Penso che in parte il lavoro che sto facendo con Dinner Conversations sia proprio quello di sensibilizzare le persone sul come scegliamo di definire una donna. Il messaggio che voglio comunicare, e che viene ricevuto sempre più apertamente, è che non c’è modo per definire una donna: lei può essere sicura e decisa, come può essere vulnerabile e sensibile, ed in entrambi casi quella è la sua forza. Sento che – come società – stiamo ridefinendo cosa vuol dire essere una donna forte e indipendente, dove la vulnerabilità gioca un ruolo in questa definizione, come anche la “non convenzionalità”.

Facendo un po’ di ricerche su IG ti descrivi come Menthal Health Advocate. Spiegaci un po’ meglio cosa intendi.

Sono sempre stata molto aperta riguardo le mie difficoltà con la dipendenza e disturbi alimentari. Questo perché capisco la forza e l’importanza della condivisione per fare sentire le persone meno sole nelle loro sofferenze. Nelle mie Talk la salute mentale è un argomento ricorrente, proprio perché ci tengo a sensibilizzare le persone su questi temi, normalizzarli e creare un supporto per chi sta avendo difficoltà.

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