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Donne sull’orlo di una crisi di Covid

Come creare un micro-marchio per bebé: Agnese Fazolo

Tempo di lettura: 5 minuti

Potremmo chiamarle Donne sull’orlo di una crisi di Covid: sono imprenditrici e professioniste che si sono reinventate nel corso o a causa della Pandemia ovvero quando la crisi è la chance per cambiare. Tutto.

Agnese Fazolo, romana d’origine, fiorentina d’adozione dal 2012, esperienza come braccio destro della boutique BOMBA a Roma e un percorso artistico alle spalle, si trasferisce a Firenze per lavoro e fonda Ang un bebè, sartoria per bambini micro-marchio di abbigliamento per bebè dal sapore d’una volta. Ma Agnese è molto di più: un vulcano in fermento con mille progetti in corso.

  • AgneseFazolo_Modello FRANCESCA_ph_life.andphotography
  • Agnese Fazolo: cartamodelli
  • Agnese Fazolo: mascherine
  • Agnese Fazolo - modello BESTIOLINE
  • Agnese Fazolo - modello REBECCA
  • Agnese Fazolo - cerimonia - Rachele e Alessandro
  • Agnese Fazolo - modello GINO

Con la pandemia in corso, non si poteva pensare di presentare le collezioni in modo tradizionale: cosa ti sei inventata per salvare il salvabile?

Ho fatto una collezione in miniatura da poter spedire facilmente ai miei clienti per fare gli ordini, anche se questi sono diminuiti notevolmente, ahimè. In questa situazione tutte le regole del gioco sono andate a gambe all’aria e così ho pensato di confezionare qualche capo da donna – pochi pezzi semplici da indossare tutti i giorni – e nel cassetto dei desideri c’è anche un modello da uomo, una camicia. Ho il mio piccolo team di amiche di supporto che uso come test per vedere se un capo va o meno, così le gonne che ho messo a punto grazie a loro stanno spopolando, perché le penso su un corpo di donna vero e non su un manichino taglia 38. Inoltre sono ricche di quei dettagli che alle donne che lavorano – o che semplicemente vivono! – fanno comodo, come ad esempio le banali tasche! Da non credere come per risparmiare pochi centesimi vengano eliminate.

Agnese e le mascherine: perché le hai inserite in collezione?

Lo scorso marzo, quando quando è entrato in vigore l’uso obbligatorio delle mascherine, proprio non accettavo l’idea di impiegare quelle usa e getta (va contro ogni mio principio etico ed estetico). Quindi mi sono messa a studiare tutto il possibile sui materiali e su come cucire le mascherine nel modo più corretto affinché siano efficaci e belle. In Toscana c’è stata una filiera virtuosa coordinata da CNA Federmoda per la produzione e questo mi ha dato la possibilità di avere sempre aggiornamenti su normative, regolamenti, burocrazia – cosa che per una creativa è sempre uno scoglio – ma anche la possibilità di reperire i materiali in un momento in cui tutto era chiuso, permettendomi di tenere aperto comunque il mio piccolo laboratorio. Alla fine ho trovato un tessuto in cotone biologico, filtrante e certificato e sono proprio contenta delle mie mascherine che ho cucito per tutti: amici, vicini, clienti, scuola e anche associazioni di categoria.

In che modo per te questa crisi si è rivelata vantaggiosa?

Le crisi danno sempre la possibilità di tirare fuori tutta la creatività possibile e questo è il lato positivo. Dal punto di vista economico, però, non ho ancora beneficiato di alcun aiuto statale, a parte i primi che sono arrivati più o meno a tutti.

Come pensi si evolverà la crescita sul mercato estero per i micro imprenditori come te, ora che su UK si può fare poco affidamento?

In un momento di incertezza c’è più spazio per i piccoli che non impongono minimi e che, magari, possono fare delle piccole personalizzazioni.

Al momento, lavoro maggiormente con gli Usa ma per quanto riguarda la Gran Bretagna sarà tutto solo un po’ più complicato, non impossible. Spero che gli stranieri – soprattutto anglosassoni – torneranno a sposarsi in Toscana. Organizzano queste cerimonie così romantiche e confezionare gli abiti per le loro damigelle e paggetti mi piace molto; recupero modelli d’antan e collaboro con una filiera che ancora confeziona i fiori finti decorativi in seta dipingendoli a mano.

Firenze e la Toscana hanno un forte spirito “contrada-strada-rione”: in che modo hai potuto apprezzarlo nei suoi aspetti migliori nell’ultimo anno?

Qui nel quartiere dove ho lo studio e vivo – zona a metà tra Santa Croce e Sant’Ambrogio –  ci siamo aiutati tanto e abbiamo creato una bella rete. Lo spirito di comunità ha dato il meglio di sé.

Io, a Firenze, non riesco a rimproverare nulla, la amo. Non tornerei mai a Roma perché Firenze è una città piccola e allo stesso tempo grande, dove puoi andare a piedi ovunque ma avere tutto il bello sempre a portata di mano.

Nel sistema moda Firenze significa *Pitti Immagine*: ora che le carte sono state sparigliate, ci sarà più occasione per brillare?

Non saprei. Sicuramente le edizioni online sono più accessibili mentre le fiere per i piccoli artigiani sono troppo onerose – sia in termini di investimento economico sia di energie – con risultati ben lontani dall’essere tangibili.

Quale nuovo progetto continuerai a sostenere, indipendentemente dall’influenza dell’Era Covid?

Sono molto felice di aver iniziato a disegnare i pattern dei miei tessuti, così i miei capi sono veramente unici! Uno degli ultimi che ho creato – la fantasia di bestioline – è stato così apprezzato che l’ho sviluppato anche su t-shirt per donna.

Da micro-imprenditrice, cosa vorresti dire a tutte le donne che, come te, hanno attività indipendenti ? 

Di essere curiose, di non perdere mai l’occasione di imparare cose nuove e migliore quelle che sappiamo già fare. E di accettare le critiche con distacco oggettivo: magari c’è anche qualcosa di buono.

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