Condividi su telegram
Condividi su whatsapp
Condividi su twitter
Condividi su facebook
Velocipedi, figurine e altre storie

Bici davvero

Tempo di lettura: 5 minuti

Bici davvero che la bici è una regina alata o un tappeto volante o una nuvoletta meccanica, ma a pedali? Bici davvero che la bici è libera e democratica, politecnica e multietnica, pura curiosità e silenziosa velocità? E bici davvero che lo sport della bici, il ciclismo, sia quello più avventuroso e fantasioso, più misterioso e letterario? Bici davvero che da più di due secoli la bici ci accompagna nelle fughe e negli inseguimenti, ci conduce a scuola e al lavoro, ci porta in vetta e ci semplifica la fretta? Bici davvero che è la bici che umanizza le città e arieggia le campagne, che sfiora il mare e celebra le montagne?

Marco Pastonesi

Al Museo della Figurina di Modena, fino al 13 aprile 2020, puoi fare un lungo viaggio nella storia della bicicletta, circa due secoli raccontati attraverso 350 pezzi, tra album e figurine: si tratta della mostra BICI DAVVERO! Velocipedi, figurine e altre storie , un’esposizione trasversale sulle due ruote, capace ancora di emozionare a otto come a ottant’anni.

Tra le curiosità, una sezione che celebra Fausto Coppi, a cent’anni dalla nascita, e una serie di biciclette d’epoca, come la penny-farthing di fine Ottocento.

  • Ciclismo 1839-1939, 1939
  • Una bicicletta e il tuo cuore, 1942
  • Corse velocipediste, 1896
  • Un giro in bicicletta, dopo il 1905
  • Biciclette e ciclomotori Gloria, 1950-55.
  • Calcio-Ciclismo, 1967
  • Calcio-Ciclismo, 1967
  • Sfortuna, 1902
  • Fenomeni dello Sport, 1955
  • Bartali Gino, ca. 1962 Edizioni La Gazzetta dello Sport, Milano Dalla serie di figurine Philco ciclismo raccolte da Giuseppe Panini
  • Gino Bartali – Fausto Coppi, 1973 Su disegno di Bruno Prosdocimi Edizioni Panini, Modena

II Museo della Figurina di Modena è una delle realtà istituzionali che fa parte di Fondazione Modena Arti Visive. Questa rassegna, curata da Francesca Fontana e Marco Pastonesi, con il patrocinio della Federazione Ciclistica Italiana, è un atto d’amore verso questo rivoluzionario mezzo di trasporto, simbolo di libertà.

La spinta epica

La bicicletta continua ad alimentare epica. Ancora oggi i corridori della Roubaix o delle Strade Bianche arrivano al traguardo sporchi di terra, con le facce ridotte a maschere di fango e di fatica. Ancora oggi il campione va in fuga a 150 km dall’arrivo e conquista la maglia del primato, resistendo agli avversari. Ancora oggi c’è gente che fa il giro del mondo in bici e ci impiega un’infinità di giorni mentre allo stesso tempo milioni di persone nelle metropoli di tutto il mondo con la bici vanno al lavoro, a scuola o si guadagnano da vivere, nonostante le super auto e i super scooter che popolano le strade, nonostante la bici stessa sia cambiata e oggi sia una meccanica perfetta o una macchina dolce assistita elettricamente. Il rapporto fra la macchina e l’uomo è inalterato. Senza la spinta di quadricipiti e polpacci la bici è un soprammobile, anche ingombrante. La ritualità pure è immutata, la stessa di cent’anni fa, come l’elastico al pantalone per evitare gli ingranaggi. Perché, comunque la metti, la bici è fatica, è sudore, è corpo, è respiro, è vento in faccia. È libertà.

Francesca Fontana

L’evoluzione della pedalata

Il percorso espositivo si apre con la sezione più squisitamente storica che analizza l’evoluzione della bicicletta e celebra i suoi pionieri: a partire dal barone tedesco Karl Drais von Sauerbronn che nel 1817 inventò la Draisina, una “macchina da corsa” spinta dalla sola forza delle gambe, passando per Pierre ed Ernest Michaux che negli anni sessanta dell’Ottocento applicarono i pedali alla ruota anteriore, fino alle rivoluzionarie e leggerissime biciclette in carbonio dei nostri giorni.

Il cavallo d’acciaio

Agli esordi la bicicletta era definita “cavallo d’acciaio” e i ciclisti “cavalieri”. Le figurine documentano l’evoluzione dell’abbigliamento mutuato, per gli uomini, da quello dei fantini, costituito da casacche in seta, stivali e cappellini ippici, in seguito rimpiazzati da abiti più pratici che lasciano scoperte gambe e braccia. È però il vestiario femminile a subire le trasformazioni maggiori: il nuovo mezzo di trasporto rende necessario l’abbandono delle gonne ottocentesche a favore di gonne-pantalone, galosce e stivaletti, per muoversi agevolmente senza rinunciare all’eleganza.

La bici e le donne

Guidare una bicicletta, per una donna, era molto più complicato che per un uomo: basti pensare che la versione femminile del modello Ariel aveva due pedali su un solo lato della grande ruota anteriore, per cui le signore erano costrette a cavalcare all’amazzone.

L’uso del biciclo da parte delle donne viene costantemente osteggiato dai moralisti – che lo ritenevano poco decoroso – e dai medici, secondo cui sconvolgeva il sistema nervoso, danneggiava gli organi di riproduzione ed esponeva al rischio di cadute. Inoltre, era opinione diffusa che una velocipedista perdesse quella grazia e quel fascino che si conveniva a una signora: lo sforzo fisico arrossiva la pelle e gli occhi, scompigliava i capelli e rinsecchiva il fisico. È solo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, supportata anche dalle riviste femminili dedicate al cavallo meccanico, che la moda della bicicletta si diffonde in modo capillare e persino al gentil sesso si riconoscono gli effetti benefici del pedalare.

Attenzione, ciclisti in giro

La sezione “Attenzione, ciclisti in giro” propone figurine di fine Ottocento-inizio Novecento che ironizzano sulle difficoltà dei primi ciclisti e sul contrasto tra vecchi e nuovi mezzi, raffigurando cani che azzannano ruote, scontri con pedoni e cavalieri, ingorghi stradali, capitomboli vari. Alcune serie dedicate al mondo del futuro prefigurano soluzioni innovative come i fanali per le auto, per evitare le collisioni con ciclisti e pedoni al buio, o la nascita della Società protettrice dei pedoni contro i nuovi mezzi di locomozione. Queste ultime introducono al tema della sicurezza stradale, su cui la mostra ha inteso porre l’accento e su cui ancora tanto resta da fare per scongiurare la strage silenziosa che racconta la morte di un ciclista al giorno.

Dove e quando

BICI DAVVERO! Velocipedi, figurine e altre storie

Modena, Museo della Figurina, Palazzo Santa Margherita, Corso Canalgrande 103

Fino al 13 aprile 2020

SCRITTO DA