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Donne sull’orlo di una crisi di Covid

Appcycled, l’upcycling giovane di Diletta Pollice

Tempo di lettura: 3 minuti

La settimana del design è appena iniziata, Milano è in fermento, le giornate sono clementi e ci si ritrova tutti un po’ stupiti di essere nuovamente in giro.

Fino ad ora le Donne sull’orlo di una crisi di Covid sono state personalità con una lunga carriera alle spalle, osiamo addirittura dire di mezza età, che grazie o a causa della pandemia si sono reinventate, spesso modificando radicalmente carriere ventennali. Però non ci siamo dimenticati che la quarantena preventiva, la forzata domesticità, l’isolamento hanno sparigliato le carte anche ai giovanissimi che ancora non avevano carriere certe.

Ventiquattro anni ed essere congelati nel tempo che si ferma

Ecco il caso di Diletta Pollice, ventiquattrenne con un lavoro per la moda da poco intrapreso. Diletta si ritrova ad essere “ridondante” perché responsabile del retail in un momento in cui quello tradizionale non era proprio aperto.

E quindi?

E quindi, mi sono trovata in cassa integrazione e ho capito che forse era meglio pensare ad altro.

Quale altro?

Beh, la possibilità di creare un sistema che permettesse ad aziende e creativi di modificare sostanzialmente tutto ciò che è ancora buono, non è “avanzo” né scarto.

Nasce “Appcycled”, una start up per l’upcycling aziendale

Già, è stato difficile trovare le persone giuste anche perché al momento se è vero che siamo in sei, è anche vero che hanno tutti un altro lavoro, dal momento che ancora l’intero progetto non è decollato. Siamo sparsi tra Milano, Taranto, Bologns, Bassano del Grappa. Un vero lavoro smart, con competenze così definite e così diverse che pianifichiamo riunioni a partire dalle 19:00 perché prima, beh, lavorano.

Quindi una piattaforma virtuale in cui accade…

Un marketplace virtuale in cui le aziende che vogliono fare upcycling possono trovare creativi che sanno farlo e soluzioni pratiche per realizzare il progetto. Vogliamo essere un modo pratico per risolvere un problema reale e quindi vogliamo fornire soluzioni concrete, una vetrina per creativi indipendenti, bravissimi, che possano sciogliere un bel po’ di nodi all’interno della filiera produttiva senza che un capo costi al cliente finale duemila euro, perché nemmeno quello è sostenibile.

Avete già iniziato a lavorare con qualche grande azienda?

Per ora no, anche perché molto spesso i grandi o sono già parzialmente strutturati in questo senso oppure perché – pur non essendolo – preferiscono lanciare campagne di greenwashing anziché affrontare seriamente il problema. Per noi la vera manna sarà la legislazione che imporrà a monte di pensare al prodotto dalla A alla Z e quindi comprendendo sia le soluzioni smart per il suo eventuale smaltimento sia per il ricondizionamento.

Come possiamo vedere ciò che fate?

Questa è facile: stiamo organizzando un evento all’interno del quale i designer potranno presentare le loro tecniche di upcycling, con i clienti presenti usando: ovviamente sartoria, la pittura, la tintura, il disegno e il ricamo. Una quattro giorni di esposizione/vendita e workshop che possa essere interessante per il consumatore finale e che abbia anche lo scopo di sensibilizzare ed educare al problema, ma anche per farsi vedere dalle aziende.

Dove?

In Via Guido D’Arezzo 11, 20145 Milano

Quando?

Dal 23 al 26 settembre 2021

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