Mito immersivo

Isaac Julien alla Galleria Borghese, la metamorfosi diventa immagine viva

Tempo di lettura: 4 minuti

Nell’Uccelliera secentesca di Villa Borghese, tra specchi e riflessi, l’artista britannico riscrive Ovidio con Sheila Atim e Gwendoline Christie. Un film che si moltiplica, dentro alla mostra Metamorfosi. Ovidio e le arti, visibile fino al 25 ottobre.

L’Uccelliera delle visioni

L’Uccelliera della Galleria Borghese era un luogo di confine, dove architettura, giardino e paesaggio si parlavano senza soluzione di continuità. Isaac Julien, artista e regista britannico tra i più influenti della sua generazione, ci ha visto giusto e ha ripensato appositamente per quegli spazi All That Changes You. Metamorphosis (2025), l’opera curata da Lorenzo Giusti che dal 15 settembre al 25 ottobre allarga il percorso della mostra.

Isaac Julien  / All That Changes You. Metamorphosis, 2025 
Installation view, The Cosmic House, London 
Photo by Thierry Bal  / Courtesy the artist and Victoria Miro / © Isaac Julien 

Il punto di partenza è alto e obliquo insieme, ovvero il ciclo di affreschi che Giulio Romano realizzò per Palazzo Te a Mantova. Da lì Julien non fa una citazione riverente, ma una deviazione. La metamorfosi smette di essere un episodio mitologico e diventa un processo continuo, una condizione permanente che intreccia mito, temporalità multiple e la relazione tra l’umano e quel “più che umano” che la filosofia contemporanea insegue da anni.

Due figure celesti che ti accompagnano fuori dal tempo

Le protagoniste del film sono Sheila Atim e Gwendoline Christie, due presenze enigmatiche e profetiche che attraversano epoche, paesaggi e architetture come se i secoli fossero stanze comunicanti. Il loro viaggio parte dall’architettura di Palazzo Te e si apre a una costellazione di luoghi che non potrebbero essere più distanti tra loro, dalla Cosmic House di Charles Jencks a Londra alle foreste secolari del Redwood National and State Park in California, fino ad alcuni esempi significativi di architettura contemporanea.

Ogni spazio funziona come un dispositivo narrativo, un punto in cui storia, paesaggio e visione si mettono d’accordo per un attimo. Il risultato è una riflessione sul mutamento come condizione dell’esistenza e sulla possibilità concreta di immaginare nuove forme di relazione tra esseri umani, ambiente e altre specie.

Isaac Julien  / All That Changes You. Metamorphosis, 2025 
Installation view, The Cosmic House, London 
Photo by Thierry Bal  / Courtesy the artist and Victoria Miro / © Isaac Julien 

Sotto la superficie sontuosa scorre un pensiero solido. Julien attinge alle riflessioni di Donna Haraway sulle relazioni multispecie, alla narrativa visionaria di Naomi Mitchison e alla fantascienza speculativa di Octavia E. Butler, costruendo un racconto che esce volentieri dalla prospettiva antropocentrica. Non è un dettaglio da nota a piè di pagina, è la ragione per cui quest’opera parla al presente più di molte installazioni che al presente dichiarano di parlare.

Dieci schermi diventano uno, e lo sguardo si sdoppia

Concepita originariamente come installazione a dieci schermi, l’opera arriva a Roma in una versione a canale unico in cui l’immagine si moltiplica attraverso un sistema di specchi che la frammenta e la riflette senza sosta. L’ambiente si trasforma in uno spazio percettivo dinamico e la metamorfosi smette di essere soltanto il tema del film per diventare l’esperienza stessa dello sguardo, che si trova davanti a immagini in costante duplicazione e rifrazione.

“Attraverso la fantasia e l’allegoria di questa nuova installazione filmica cerco di sovvertire l’egemonia visiva che domina i regimi tecnologici della rappresentazione”

Julien invita il pubblico a considerare la metamorfosi non come tema del mito classico ma come pratica di pensiero capace di generare nuovi immaginari e nuove forme di coesistenza.

Una mostra che nasce dal cuore della collezione

L’installazione dialoga con Metamorfosi. Ovidio e le arti, il progetto curato da Francesca Cappelletti e Frits Scholten, nato dalla collaborazione tra Galleria Borghese e Rijksmuseum di Amsterdam e prorogato all’11 ottobre 2026 per il grande successo di pubblico. Oltre ottanta opere provenienti da musei europei e americani raccontano il mutamento come principio universale, dal caos delle origini al Ratto di Proserpina di Bernini, dalla Danae di Correggio agli arazzi tardomedievali dedicati a Narciso ed Eco, passando per Tintoretto, Rubens, Tiziano, Rodin e Brâncuși.

Il luogo, del resto, era già predisposto. La villa fuori Porta Pinciana affonda le radici nell’universo simbolico delle Metamorfosi, e i restauri settecenteschi affidati ad Antonio Asprucci resero la presenza di Ovidio strutturale e pervasiva. Come nota Cappelletti, la Galleria Borghese è il luogo delle metamorfosi, e questa mostra nasce dal cuore della collezione e dal suo rapporto continuo con la poesia e con il giardino.

Isaac Julien  / All That Changes You. Metamorphosis, 2025 
Installation view, The Cosmic House, London 
Photo by Thierry Bal  / Courtesy the artist and Victoria Miro / © Isaac Julien 

Info utili

Metamorfosi. Ovidio e le arti è alla Galleria Borghese di Roma, prorogata fino all’11 ottobre 2026.

L’installazione filmica di Isaac Julien All That Changes You. Metamorphosis è visibile nell’Uccelliera dal 15 settembre al 26 ottobre 2026.

Prenotazione obbligatoria con ingresso a fasce orarie, come da consuetudine della Galleria.

In qualità di Affiliato Amazon riceviamo un guadagno dagli acquisti idonei

Leggi anche

Dal 24 settembre al 16 ottobre 2026, il CMC di Milano ospita una mostra sulla fotografia umanista tra infanzia e vecchiaia, storia, memoria e trasformazioni sociali.
Iber trasforma il desiderio di disconnessione in una campagna che parla di libertà, amicizia e vita analogica. Uno spot pensato per il cinema che invita a riprenderci tempo, attenzione e relazioni vere.
Gli ex hanno un talento speciale per tornare proprio quando hai smesso di aspettarli. Tra like strategici, messaggi esplorativi, nostalgia e piccoli controlli dell’ego, proviamo a capire perché ricompaiono e perché riescono ancora a scombussolarci.
"Un giorno senza donne" di Pamela Hogan racconta lo sciopero islandese del 1975 che trasformò un Paese nel modello mondiale di parità di genere, tra testimonianze dirette, animazione e una colonna sonora firmata Björk.