Design emotivo

Alfhild Külper disegna per Stepevi un mondo più morbido

Tempo di lettura: 5 minuti

Alla Milano Design Week 2026, Stepevi e Alfhild Külper trasformano la lana in un’esperienza collettiva e sensoriale che intreccia memoria, design e sostenibilità, invitandoti a riscoprire il valore emotivo del tatto.

Durante la Milano Design Week, la città si trasforma in un organismo iperattivo che pulsa di eventi, installazioni e vernissage. Eppure, proprio mentre corri da un distretto all’altro con lo smartphone come bussola esistenziale, c’è chi ti invita a fermarti, a sederti, a toccare. È qui che entra in scena STEPEVI, marchio di tappeti di lusso con radici profonde e visione globale, che nel suo showroom milanese in via dell’Orso 9 apre le porte a un’esperienza radicalmente diversa.

Si chiama A Softer World ed è molto più di un’installazione. È una foresta emotiva senza coordinate geografiche, un paesaggio mentale fatto di lana, memoria e colore. A firmarla è l’artista tessile svedese Alfhild Külper, che insieme al brand trasforma il tappeto da oggetto d’arredo a dispositivo sensoriale.

STEPEVÌ / Alfhild Külper / ph Benning Gladkova

Il lusso contemporaneo è una questione di intenzione

STEPEVI nasce da una tradizione familiare di tre generazioni nella produzione di tappeti, ma non aspettarti nostalgia o folklore. Il marchio ha costruito la propria identità su una tensione continua tra heritage e innovazione, con un modello produttivo integrato che controlla ogni fase, dalla materia prima al design finale. La parola chiave è intenzione. Non solo estetica, ma anche etica.

Come racconta la co-founder Ayşegül Yürekli Şengör, il tappeto oggi non è più solo un complemento decorativo ma diventa uno strumento per elevare lo spazio e l’esperienza abitativa. Il lusso si sposta dalla superficie al significato, dal possesso alla relazione.

Basta entrare nello showroom per capire che qui tutto è pensato per essere vissuto.

Toccare per credere, o meglio per sentire

In A Softer World la lana non è solo materiale, è linguaggio. I filati avanzati della nuova collezione Caresse vengono riutilizzati per costruire un’opera in continua evoluzione. Durante la settimana, Külper lavora dal vivo insieme ai visitatori, intrecciando scarti e storie personali in un grande arazzo collettivo.

Puoi entrare, partecipare, scegliere un colore che rappresenti il tuo rifugio interiore, quel luogo mentale dove ti senti al sicuro, e contribuire fisicamente all’opera.

Un ritorno al tatto come forma di conoscenza.

STEPEVÌ / A SOFTER WORLD / Milan Design Week

Alfhild Külper, l’arte come carezza

Il lavoro di Alfhild Külper si muove in un territorio affascinante, a metà tra psicologia e materia. Le sue opere sono tentativi di dare forma ai punti fragili della mente, a quelle crepe invisibili che definiscono la nostra umanità.

Quando le chiedi come si traduce tutto questo in tessile, la risposta è sorprendentemente concreta.

«Il tessuto è morbido, estendibile, fragile, modellabile, proprio come la mente umana. A volte nella nostra testa tutto è rigido, duro. Io voglio creare uno spazio di flessibilità interiore nel mondo reale».

Non è solo una metafora. È un programma estetico.

STEPEVÌ / Alfhild Külper / ph Benning Gladkova

Dal fashion al gesto manuale

Prima di aprire il suo studio nel 2021, Külper ha lavorato per dieci anni da Viktor & Rolf, uno dei nomi più radicali della moda contemporanea. Un’esperienza che ha lasciato un segno, ma anche una distanza.

«Ho lavorato nel fashion design, certo, e con i tessili. Ma non è lo stesso medium. Sentivo il bisogno di fare qualcosa con le mani, qualcosa per me. Così questo paesaggio ha iniziato a crescere nel mio appartamento, diventando sempre più grande, quasi a rischio di inglobare tutta la mia vita».

C’è qualcosa di quasi performativo in questa immagine. L’arte che invade lo spazio domestico, che si espande fino a diventare ambiente.

La morbidezza come atto politico

Scegliere il tessile oggi non è una decisione neutra. In un sistema culturale che privilegia velocità, efficienza e immaterialità, lavorare con materiali caldi e imperfetti è una presa di posizione.

«Il tessile esprime morbidezza, ed è qualcosa che mancava nella mia vita. È caldo, accogliente, perdona. Passiamo così tanto tempo dietro gli schermi. Anche l’arte spesso è dietro un vetro. Siamo distanti. Io volevo creare qualcosa che fosse l’opposto. Un oggetto che puoi toccare, abbracciare, che ti restituisce calore».

Se ti sembra un discorso intimo, lo è. Ma è anche profondamente politico. Riportare il corpo al centro dell’esperienza estetica significa rimettere in discussione le gerarchie del contemporaneo.

STEPEVÌ / Alfhild Külper / ph Benning Gladkova

Upcycling e bellezza imperfetta

Le opere di Külper sono realizzate con scarti provenienti dall’industria tessile. Non è solo una scelta sostenibile, è un’estetica.

«Volevo portare qualcosa di nuovo nel mondo. E lavorare con STEPEVI è stato fantastico perché gli scarti sono bellissimi, con colori perfetti. Entrare nello studio, aprire le scatole dei materiali e vedere le idee prendere forma è stato un momento magico».

Qui la sostenibilità non è un vincolo ma una risorsa creativa. Gli scarti diventano possibilità, errore trasformato in linguaggio.

La lente morbida con cui guardare il mondo

Il concetto di “lente morbida” è centrale nella sua pratica. Ma cosa significa davvero?

«Per me è creare una rappresentazione fisica dei momenti morbidi della mente. I ricordi felici, le piccole storie. La lana è morbida, puoi sdraiarti, rilassarti. Riflette il calore del corpo come un abbraccio umano».

In un’epoca ossessionata dalla nitidezza e dalla definizione, scegliere la morbidezza ci sembra un atto di resistenza.

STEPEVÌ / A SOFTER WORLD / Milan Design Week

Un processo creativo condiviso

Il lavoro di Külper non è mai solitario. Anche quando parte da un’intuizione personale, si apre rapidamente agli altri.

«È una combinazione di concetto e materiale. Inizio dalle storie, mie o di altre persone. Intervisto le persone per capire cosa rappresenta per loro il calore. Poi guardiamo insieme gli scarti e scegliamo i colori che corrispondono a quelle emozioni».

È esattamente quello che accade nell’installazione milanese. Un laboratorio aperto dove il design incontra la partecipazione.

Quello che STEPEVI mette in scena è una ridefinizione del tappeto. Non più oggetto statico ma esperienza dinamica, non più superficie ma profondità.In un mercato del lusso sempre più orientato all’esperienza, questo approccio appare quasi inevitabile. Ma qui c’è qualcosa in più. Una dimensione emotiva che non si limita a sedurre, ma prova a coinvolgere. E forse anche a curare.

A rendere possibile questa esperienza immersiva è anche il lavoro dell’architetto e art director Carolina Nisivoccia, che collabora con STEPEVI da anni. Il suo intervento non è solo tecnico ma narrativo. Lo spazio è una scenografia che amplifica il messaggio. Non si limita a contenere l’opera, la costruisce insieme ad essa.

Il risultato è un ambiente che ti avvolge e ti isola dal caos della design week milanese, A Softer World funziona come un controtempo. Devi sederti, scegliere un colore, intrecciare un filo, lasciare una traccia di te.

Info utili

Stepevi durante la Milano Design Week 2026

Flagship Store

Via dell’Orso 9

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