Torino celebra il suo distillato simbolo con il Salone del Vermouth 2026: due giorni di degustazioni, cultura e mixology più una settimana OFF diffusa in città. Un viaggio tra storia, tecnica e glamour dell’aperitivo più chic di sempre, nato sotto la Mole e diventato icona globale.
Se il Vermouth fosse una persona, diremmo che ha ottimi natali, solide frequentazioni e un talento naturale per stare al centro della scena. È nato a Torino nel 1786 e, con una certa coerenza narrativa, è proprio qui che ha trovato il suo primo e unico Salone internazionale dedicato. Dal 21 al 22 febbraio 2026, il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano ospiterà la terza edizione del Salone del Vermouth, appuntamento immediatamente imprescindibile nel panorama del bere di qualità.
Cos’è esattamente il Vermouth?
Partiamo dalle basi: il Vermouth è un vino aromatizzato e fortificato, aromatizzato con un mix di erbe, spezie, radici e botaniche – l’assenzio (in tedesco Wermut) è obbligatorio per legge. Non è un liquore, non è un vino semplice, non è un amaro: è una categoria a sé, elegantemente ibrida.
Ne esistono diverse tipologie – rosso, bianco, dry, extra-dry – che cambiano per grado zuccherino, profilo aromatico e utilizzo. Ma tutti condividono una cosa: sono pensati per stimolare l’appetito e la conversazione. Non a caso, il Vermouth è il cuore pulsante dell’aperitivo.
Torino, dove tutto ebbe inizio
Torino, fine Settecento: capitale elegante, laboratorio di idee, crocevia tra cultura francese e rigore sabaudo. Qui Antonio Benedetto Carpano codifica per la prima volta il Vermouth moderno, partendo da vino moscato e arricchendolo con un’infusione di botaniche. Il successo è immediato, tanto da conquistare la corte reale.
Da allora il Piemonte diventa la patria indiscussa del Vermouth, riconosciuta a livello internazionale. Il Salone 2026 rafforza questo legame storico e simbolico, riportando il racconto del distillato là dove tutto è iniziato.
La produzione del Vermouth è un esercizio di precisione quasi sartoriale. Si parte da un vino base neutro, che viene fortificato con alcol e aromatizzato attraverso infusioni o macerazioni di botaniche. Ogni produttore custodisce gelosamente la propria ricetta: un equilibrio tra dolce, amaro, speziato e balsamico.
Dopo l’aromatizzazione si aggiunge zucchero (o mosto concentrato) e il prodotto viene stabilizzato e filtrato. Il risultato è un vino complesso, stratificato, capace di dialogare con la gastronomia e con la mixology più contemporanea.

Come si beve (e si miscela)
Liscio, con ghiaccio, con una scorza di agrume: il Vermouth non ha bisogno di molto per farsi amare. Ma è nei cocktail classici che diventa imprescindibile. Martini Cocktail, Negroni, Manhattan, Americano: senza Vermouth non esisterebbero.
Oggi bartender e chef lo riscoprono anche in cucina, tra riduzioni, marinature e pairing arditi. Perché il Vermouth è versatile, inclusivo, fluido – proprio come i gusti contemporanei.
Il Salone del Vermouth e la settimana OFF
Accanto alle due giornate ufficiali, dal 16 al 22 febbraio 2026 Torino sarà animata dalla Vermouth Week OFF: eventi diffusi, degustazioni, incontri culturali e momenti conviviali che intrecciano gusto e città. Una vera festa urbana.
Novità dell’edizione 2026 è la giornata B2B del 23 febbraio, dedicata al trade: produttori, buyer e operatori a confronto. Ideato e curato da Laura Carello, il Salone si conferma piattaforma culturale e strategica, con uno sguardo attento a innovazione, sostenibilità e futuro.
Se ami l’aperitivo fatto bene, ricordati che a febbraio Torino ti aspetta, con un calice di Vermouth e una gran voglia di raccontarsi.
Cover foto: ©Olivia Chierighini
