Compleanni libertini

Venezia, trecento anni dopo Casanova

Tempo di lettura: 5 minuti

Venezia celebra Giacomo Casanova tra arte, teatro e cinema. Due mostre raccontano il suo mito (e la sua modernità) tra Dorsoduro e Santa Croce. Libertino? Certamente. Ma anche genio, viaggiatore e interprete perfetto del suo tempo.

Il ritorno di Casanova

Il canto della sirena che Venezia esercita da sempre su di te – sì, proprio su di te – potrebbe essere l’occasione perfetta per un ritorno in laguna. Questa volta per seguire le tracce di un veneziano illustre che, trecento anni dopo la sua nascita, torna a vivere tra le calli e i canali: Giacomo Casanova (1725-1798).
Nel suo anniversario, la città lo celebra con due mostre intrecciate tra loro, organizzate dalla Fondazione Giorgio Cini e dal Museo di Palazzo Mocenigo, che raccontano l’uomo, il mito e il secolo che lo ha reso eterno.

La città come palcoscenico

La prima tappa è la Galleria di Palazzo Cini a Dorsoduro, dove la mostra Casanova e Venezia riunisce novantasette opere che ti accompagnano nel cuore pulsante del Settecento veneziano, che permettono di ricostruire il contesto ed il fermento culturale ed artistico, proprio nel momento del canto del cigno che la Serenissima stava esalando, in quello che è il secolo della sua definitiva fine. Il focus della mostra è la città marciana del giovane Casanova: Venezia, capitale del lusso ma anche luogo tollerante di costumi assai più lassi di quanto ci si potrebbe immaginare, cosa che ben traspare osservando gli schizzi caricaturali che Anton Maria Zanetti il Vecchio fece di quel Bel Mondo che popolava la Venezia settecentesca e che Casanova conosceva, viveva e frequentava. Trentanove fogli in cui ironia, arguzia, sfacciataggine permettono di dissacrare l’immagine trasmessa spesso in modo idealizzato – ben rappresentato invece dalle tele alle pareti – di quel secolo. I trentanove fogli caricaturali raccontano una Venezia capace di prendersi poco sul serio e che, forse proprio per questo, è immortale.

mostra Casanova e Venezia / Galleria di Palazzo Cini / Dorsoduro

Il teatro come specchio della società

Casanova era figlio di attori, musicista, impresario teatrale, autore di commedie e libretti: il teatro per lui non era semplice intrattenimento, ma modo di vivere e interpretare il mondo.
Nelle sale di Palazzo Cini, il mondo di Talia e Melpomene prende forma in dipinti che sono piccoli palcoscenici: il ritratto di Farinelli di Bartolomeo Nazari, il Watteau di Rosalba Carriera, i vedutisti come Canaletto, Guardi e Longhi che intrecciano il quotidiano al sogno.
È un viaggio visivo che restituisce la Venezia del giovane Casanova, capitale del lusso e della bellezza, ma anche laboratorio di sperimentazione sociale e artistica.

Canaletto, Veduta ideata con ruderi romani, medievali e architettura rinascimentale, 1721-1722, olio su tela, 113 × 149 cm.
Venezia, collezione Nicolò Visentini

Il mito oltre la laguna

Dal sestiere di Dorsoduro a quello di Santa Croce, il percorso continua con la mostra Giacomo Casanova 1725–2025. L’eredità di un mito tra storia, arte e cinema ospitata a Palazzo Mocenigo, centro dedicato al tessuto, al costume e al profumo.
Qui l’attenzione si sposta sull’immagine di Casanova come personaggio di culto: dalle testimonianze storiche al suo riflesso cinematografico.
Il capolavoro di Federico Fellini, Casanova (1976), diventa lente deformante e specchio ironico del mito. Costumi di scena (Sartoria Teatrale Farani), bozzetti, e abiti firmati Danilo Donati raccontano un Rococò trasfigurato, grottesco, esagerato: Casanova come maschera del desiderio, della decadenza e della solitudine.

Mostra Giacomo Casanova 1725–2025. L’eredità di un mito tra storia, arte e cinema / Palazzo Mocenigo

Un dipinto e una locandina aprono il percorso: due ritratti a confronto – quello presunto di Pietro Longhi e la visione felliniana – che dialogano come due versioni dello stesso sogno.
Accanto a loro, i documenti raccolti da Aldo Ravà, tra i primi studiosi a riscoprire il vero Casanova: non solo libertino e truffatore, ma intellettuale, scrittore, pensatore del suo tempo.
Casanova come incarnazione perfetta del Secolo dei Lumi, con tutte le sue ombre e contraddizioni.

Serenissima malinconia

L’autunno veneziano sembra il tempo ideale per lasciarti avvolgere da queste due mostre: la luce che si fa più morbida, la nebbia che avvolge le fondamenta, il profumo di un tempo che ritorna. Lo spirito che emerge dalla visita, stimole una riflessione intellettuale di spessore nella città che è stata potenza sui mari ed ora fatica a trovare il suo posto nel mondo, in bilico tra parco giochi turistico, sfondo disabitato per fuggevoli cartoline digitali, profonda cultura, dolente rassegnazione frammista a malinconico rimpianto per un tempo che fu.
Venezia resta fedele al suo doppio gioco: città di sogno e di memoria, di splendore e di decadenza. Un po’ come Casanova stesso, che in fondo non smette mai di parlarci, anche trecento anni dopo.
Sempre e comunque Serenissima

Info utili

Casanova e Venezia

27 settembre – 2 marzo 2026

La Galleria – Palazzo Cini – Dorsoduro 864, 30135 Venezia

Orari: La mostra è aperta tutti i giorni, (tranne il martedì) dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso ore 17.15). La mostra resterà chiusa il 25 e 26 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026.

Casanova 1725-2025: l’eredità di un mito tra storia, arte e cinema

29 agosto – 2 novembre 2025

Palazzo Mocenigo – Santa Croce 1992, 30135 Venezia

Orari: Dal 01 aprile al 31 ottobre: 10.00 – 18.00 (ultimo ingresso ore 17.00) Dal 01 novembre al 31 marzo: 10.00 – 17.00 (ultimo ingresso ore 16.00)

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