L’umanità dietro l’angolo

Tanti caratteri, una sola penisola

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Giro l’Italia da più di 10 anni, portando gli eventi 5.30 da nord a sud (e da est a ovest), nella stagione più esuberante dell’anno (tra la primavera e l’estate), nel giorno più euforico della settimana (il venerdì) e, dal mio punto d’osservazione, noi italiani siamo ancora un insieme di piccoli feudi pur riuniti sotto un’unica bandiera, cosi diversi tra noi ma con alcuni magnifici tratti comuni, come la tanto decantata fantasia.

L’umanità dietro ogni angolo

Verso i vent’anni, girai l’Italia in bicicletta partendo dall’Emilia verso il Lazio. Il viaggio mi impegnò quasi un’estate intera e, ciò che mi colpì, fu la gentilezza delle persone incontrate lungo il tragitto. Nelle ore passate a pedalare sotto il sole, i bar erano il mio punto di sosta preferito per un bicchiere di té al limone, anzi due, perché il primo bicchiere mi veniva sempre offerto.

Un giorno, spingendo la bici stracarica sulle salite tra Emilia e Toscana, davanti al solito bar trovai ad aspettarmi una signora che aprì il furgoncino e mi riempì di frutta, dicendomi: “Ho fatto il mercato a Bologna e, rientrando, ti ho visto spingere la bicicletta; ho mio figlio in giro per il mondo e mi è venuto in mente lui guardando te!”. Quando si viaggia molto, la commozione è sempre dietro l’angolo ad attenderti.

L’Italia dei piccoli feudi

Oggi, nonostante gli anni trascorsi, il calore della gente è sempre il medesimo esattamente come le differenze che – da città a città – sono notevoli anche nel giro di pochi chilometri. Noi del Team 5.30 la chiamiamo l’Italia dei piccoli feudi perché ogni città è antropologicamente un regno a sé stante.

Prendi, ad esempio, la taglia delle t-shirt che distribuiamo all’iscrizione: Milano è la città dove distribuiamo più S e M, le L sono di solito per gli uomini molto alti e XL o XXL sono quasi assenti. Se Torino è quasi come Milano, Modena è esattamente all’opposto, insieme e Bologna e Ferrara: le taglie grandi (e anche le enormi) vanno per la maggiore: d’altronde, tutti sanno che l’Emilia-Romagna è la patria del buon cibo!
A Milano tutto va veloce, talmente veloce che alle 6.30 del mattino l’evento è terminato e alle 7 è già tutto smontato, non a caso si sono inventati il Milanese Imbruttito. A Palermo, ai partecipanti piace l’atmosfera di relax e condivisione del dopo corsa, mentre si gustano il ristoro con tutta calma. I bolognesi, anche in questo caso si dimostrano gaudenti e fino alle 8 si attardano a conversare in Piazza Maggiore. Di Torino ci ha stupito l’educazione dei partecipanti: non avevamo mai sentito così tanti “Posso?” prendendo la frutta del ristoro o il bicchiere di tè.

Nei primi anni, il ristoro di frutta era libero: chi arrivava prendeva la sua porzione. In seguito, abbiamo dovuto inventarci un ticket per ritirare la frutta perché a Modena (vedi le taglie di cui sopra) spariva subito e gli ultimi rimanevano senza. I più simpatici? I bolognesi! Durante la consegna delle t-shirt è difficile non sentire battute a non finire e sorridere insieme.

Cosa ci unisce?

Le lamentele. Da nord a sud tutti si lagnano che nella propria città non si faccia abbastanza (traffico, politica, eventi, sicurezza, ecc.) e che nelle città vicine sia, invece, meglio. L’altro tratto comune è la capacità di adattarsi all’imprevisto con fantasia: abbiamo visto gente cadere in acqua alla 5.30 di Venezia perché distratta dalle chiacchiere con l’amica, poi risalire e continuare come se niente fosse o improvvisare cambi di fortuna con i sacchi dei rifiuti in una giornata piovosissima, aspettare diligentemente fino all’ultimo concorrente per un’altra razione di ciliegie, partire in ritardo – perché si era rimasti a letto – e improvvisare il percorso sperando di incontrare il gruppo.

Ci uniscono anche le donne che, da Palermo a Torino, sono curiose, predisposte alle novità, si informano e chiedono il perché; dal 30% dei prima anni sono passate al 60% delle ultime edizioni.
Quando si vuole condividere un’idea, bisogna partire da loro.

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