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Dove scoprire lo spirito della primavera giapponese in Italia

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Mostre, degustazioni, fotografie, musica live e installazioni monumentali. Il Giappone non è mai stato così vicino: ecco la guida agli eventi nipponici più belli da non perdere in Italia nella primavera e nell’estate 2026.

Non serve prendere un volo per Tokyo o, meglio, non subito. Questa primavera e questa estate, il Giappone ti viene a trovare — e lo fa con una grazia e una varietà che farebbero invidia a qualsiasi itinerario organizzato dall’altra parte del mondo. Mostre di rara bellezza, rituali del tè reinterpretati con cristallo soffiato a mano, installazioni di fili rossi che avvolgono musei interi, fotografie a colori schizzati sul bianco e nero, whisky affinato in tunnel ferroviari di montagna e concerti di band con le teste da lupo. Sì, hai letto bene. Il panorama culturale italiano del 2026 ha deciso che il Giappone non è una destinazione, ma uno stato d’animo — e che è tempo di immergersi in esso senza nemmeno disfare le valigie.

Il Giappone intimo di Riccardo Bonato, a Milano

Partiamo da quello che chiude prima, e anche da quello che ha qualcosa di più raro: l’ingresso libero. Fino al 31 maggio 2026, il Consolato Generale del Giappone a Milano (Via Privata Cesare Mangili, 2/4) ospita Il mio Giappone – Il mio straniero, il reportage fotografico di Riccardo Bonato. Aperto dal lunedì al venerdì, dalle 9.15 alle 12.15 e dalle 13.30 alle 16.30.

Il progetto nasce da un viaggio e cresce come meditazione visiva. Bonato si ispira alla tradizione della colorazione a mano delle fotografie di fine Ottocento — la cosiddetta scuola di Yokohama — e la reinterpreta con la tecnica contemporanea del color splash: immagini in bianco e nero in cui pochissimi elementi cromatici catturano lo sguardo con una precisione quasi chirurgica. Ogni fotografia è accompagnata da un proverbio giapponese in lingua originale e in traduzione italiana, creando un dialogo silenzioso tra chi guarda e ciò che viene mostrato.

«Questo progetto nasce dall’incontro con un Giappone intimo e silenzioso, dove ogni immagine diventa uno spazio di riflessione» scrive l’autore. «La fotografia non è solo rappresentazione, ma occasione di ascolto.» Sono previste quattro visite guidate su prenotazione: verifica le date sul sito del Consolato.

Bi Photo – Il Mio Giappone / Riccardo Bonato

Refracted Worlds, la scena contemporanea giapponese a Milano

Sempre a Milano, ma in un registro completamente diverso, la Ghiringhelli Art Gallery (Via Tortona 20) ospita fino al 27 giugno 2026 Refracted Worlds. Contemporary Japan Through Multiple Lenses. La galleria debutta con questo progetto espositivo e sceglie di farlo in grande, con un obiettivo preciso: mostrare l’arte giapponese contemporanea lontana dagli stereotipi e da una lettura esclusivamente storica. Nessuna Grande Onda, nessun Monte Fuji — almeno non in senso letterale. Qui si parla di ciò che accade oggi, in un Paese che ha mille facce e le esplora tutte.

Il tè da Miyama, un rituale che diventa carta

Non tutto ciò che vale la pena scoprire ha una data di chiusura. Il ristorante giapponese Miyama a Milano ha scelto di creare qualcosa di strutturale e destinato a durare nel tempo: la sua prima carta dei tè, costruita in collaborazione con Giusmìn Tea Lab Milano, la bottega di Porta Venezia che dal 2019 ha fatto del tè una forma di narrazione culturale contemporanea.

Il rituale è semplice nella sua eleganza: ogni commensale viene accolto con una tazza di Yuzu Genmaicha — tè verde con riso tostato aromatizzato allo yuzu, l’agrume giapponese per eccellenza — servita nella collezione Folk, disegnata da Denis Guidone per Ichendorf Milano. La teiera è in vetro borosilicato soffiato a mano e modellato a lume, completamente trasparente per una ragione non solo estetica ma narrativa: permette di vedere i colori che ogni tè sprigiona nell’acqua. Un oggetto che è al tempo stesso strumento e scultura.

La carta dei tè include Bancha e Hojicha tra i verdi giapponesi, il Sobacha (un infuso di grano saraceno), un tè verde al gelsomino, un nero Keemun e due tisane, Green Ginger e Sweet Dreams, pensate come alternative consapevoli alle bevande alcoliche. Vale la pena sapere che i tè verdi giapponesi di pregio crescono spesso all’ombra di teli kabusè che limitano la luce del sole, intensificando la dolcezza delle foglie e i sapori marini e vegetali. Una filosofia che da Miyama si traduce in scelta gastronomica, con la stessa attenzione riservata alla carta dei vini e del sakè.

Denis Guidone, designer con studio a Tokyo, ha già firmato per Miyama un percorso che include un vaso Kenzan per il ristorante Waby e una lampada lanterna Andon per Bon Wei. Collezionare le sue collaborazioni milanesi sta diventando quasi uno sport.

Foto: Miyama Milano

Itadakimasu, la cucina degli anime a Milano

Fino al 5 luglio 2026, lo Spazio Varesina 204 a Milano ospita Itadakimasu. Piccole Storie Nascoste nella Cucina degli Anime, ideata da Vertigo Syndrome e curata da Sam di @pranzoakonoha e dalla scrittrice Silvia Casini. In omaggio a tutti i visitatori, un piccolo ricettario sulla cucina degli anime.

Il punto di partenza è quello che chiunque abbia guardato un anime conosce bene: il cibo nei manga e nei film di animazione giapponese non è mai solo sfondo. È ramen fumante alle tre di notte, è onigiri preparato con cura per qualcuno che si ama, è bentō che racconta tutto ciò che non si riesce a dire a parole. Miyazaki lo sa meglio di chiunque altro: in Il mio vicino Totoro, La città incantata e Porco Rosso il cibo è quasi sempre un momento di grazia.

La mostra racconta questo universo attraverso riproduzioni fedelissime di piatti in grandezza naturale, realizzate con la tecnica giapponese dello shokuhin sampuru (la stessa usata nelle vetrine dei ristoranti giapponesi), illustrazioni ispirate ai cartoni animati più amati e pannelli video con tutorial di cucina. Il percorso è sorvegliato da Inari, il kami del raccolto, accompagnato dalle sue volpi bianche, e si apre con la formula rituale che dà il titolo all’esposizione — itadakimasu — un ringraziamento che è anche un atto di riconoscenza verso il cibo e la vita che porta con sé. Si comincia.

Japan. Corpi, Memorie, Visioni a Trieste

Fino al 7 giugno 2026, il Magazzino delle Idee di Trieste ospita una mostra che vale un viaggio nella città di Svevo e Saba, anche solo per questo. Japan. Corpi, Memorie, Visioni raccoglie oltre 80 opere tra fotografie e video di 16 artisti giapponesi contemporanei — tra gli altri Hiroshi Sugimoto, Rinko Kawauchi, Aya Momose, Futoshi Miyagi, Daisuke Yokota — organizzati attorno a tre temi: Memoria e Identità, Corpo e Corpi, Realtà e Visione.

Il curatore Filippo Maggia osserva come la fotografia giapponese contemporanea si stia aprendo a interpretazioni più vicine ai temi di derivazione occidentale — questioni di genere, memoria collettiva, relazioni sociali, ambiente — senza perdere la complessità identitaria del proprio Paese. Un linguaggio che si rinnova generazionalmente, costruendo dialogo laddove c’era solo specchio.

Chiharu Shiota al MAO di Torino

Fino al 28 giugno 2026, il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino presenta Chiharu Shiota: The Soul Trembles, a cura di Mami Kataoka (direttrice del Mori Art Museum di Tokyo) e Davide Quadrio. Si tratta di un’anteprima nazionale, per giunta la prima volta assoluta in un museo di arte asiatica, dopo tappe al Grand Palais di Parigi, al Busan Museum of Art, al Long Museum West Bund di Shanghai e alla Queensland Art Gallery di Brisbane.

Chiharu Shiota è l’artista dei fili: rossi o neri, intrecciati in strutture imponenti che avvolgono gli spazi, trasformano i volumi e guidano lo spettatore in un’esperienza immersiva dove fascinazione e inquietudine si alternano con precisione calibrata. Le sue installazioni più celebri esplorano l’intangibile — ricordi, emozioni, visioni oniriche — ponendo domande universali sull’identità, sulla vita e sulla morte.

Tra le opere in mostra: Where Are We Going? (2017), con il motivo ricorrente della barca che evoca vite e futuri incerti; Uncertain Journey (2016), con scheletri di imbarcazioni avvolti da fili rosso vivo; In Silence (2008), con un pianoforte bruciato immerso in un reticolo di fili neri; e la monumentale Accumulation – Searching for the Destination (2021), centinaia di valigie oscillanti come archetipo di ogni viaggio. Il MAO ha anche predisposto un ricco programma di eventi, performance, proiezioni e attività educative per famiglie e scuole.

Hokusai, la grande mostra a Roma

Fino al 29 giugno 2026, Palazzo Bonaparte a Roma ospita la più grande esposizione mai dedicata in Italia a Katsushika Hokusai (1760–1849). Oltre 200 opere provenienti dalla prestigiosa collezione del Museo Nazionale di Cracovia — che presta eccezionalmente i suoi lavori in Italia per la prima volta — costruiscono un ritratto a tutto tondo di uno degli artisti più influenti della storia universale.

Il pubblico si muoverà tra le Trentasei Vedute del Monte Fuji, la celeberrima Grande Onda di Kanagawa presentata in una delle prime tirature, le Cinquantatré stazioni del Tōkaidō, i Manga (gli album di disegni che hanno consegnato alla storia contemporanea il termine) e una sezione dedicata ai libri rarissimi e agli oggetti della cultura giapponese del periodo Edo: kimono, giacche haori, fasce obi, armature, strumenti musicali, laccature e smalti cloisonné.

Ma la mostra offre anche una lettura inedita della personalità di Hokusai. Al centro delle sue immagini non c’è solo la natura monumentale, ma l’essere umano — i gesti quotidiani, le capanne costruite a mano, il dorso di un cavallo lungo una strada. E poi c’è l’umorismo: l’Autoritratto come pescatore è una stampa surimono in cui l’artista gioca con la propria immagine con ironia e libertà. Non dimenticate che lo stesso Hokusai, chiedendosi quando avrebbe davvero imparato a dipingere, si era dato appuntamento ai centodici anni. Firmava le sue opere tardive come “Gakyō rōjin”, il Vecchio Pazzo per la Pittura. La Grande Onda la realizzò dopo i settant’anni. La mostra include anche un video su Felice Beato, fotografo italiano tra i primi a documentare il Giappone appena aperto all’Occidente, a completare un racconto che è anche storia di incontri tra mondi lontani. Non è un caso che Hokusai sia stato scelto come protagonista del 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone.

Yūgen, l’incanto sottile a Crema

Dal 24 maggio al 2 agosto 2026, il Museo Civico di Crema e del Cremasco ospita Yūgen: l’incanto sottile del Giappone, una mostra nata dalla collaborazione con il Museo d’Arte Orientale – Collezione Mazzocchi di Coccaglio e con il supporto dell’Associazione Culturale Mnemosyne e il patrocinio della Fondazione Italia-Giappone. Inaugurazione domenica 24 maggio 2026 alle ore 17.

Yūgen è una parola giapponese quasi intraducibile. Il teorico del teatro Nō Motokiyo Zeami la usava per descrivere quell’attimo di epifania in cui un grande attore, con un solo gesto impercettibile, si discosta dalla traccia drammatica consueta e rivela qualcosa di nascosto e bellissimo. Quella divergenza voluta, quell’errore sublime che coglie nel profondo. La mostra cerca di restituire questa sensazione attraverso oggetti giapponesi di straordinario impatto estetico: stampe ukiyo-e, xilografie policrome con i trattati che le introdussero in Occidente nella prima metà del Novecento, giocattoli, stencil per kimono, lacche, suppellettili, manga di Hokusai, scatole decorate con insetti e motivi vegetali. Ogni oggetto, isolandosi, diventa richiamo per un’armonia a cui è impossibile essere indifferenti.

Katsushika Hokusai, Tacchino, 1849 (periodo Edo, e Kaei), xilografia a colori, mm 189×130.
Collezione privata, Milano.

Ogata Korin, decorazione con papaveri rossi,
medio Edo (1700 circa),
tav. acf, da «Le Japon artistique.
Documents d’Art et d’Industrie réunis par S. Bing»,
vol. 11, 1889. Collezione Mnemosyne.

Nanakorobi Yaoki, il teatro Nō all’Aquila

Nell’ambito del programma dell’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026, la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre presenta Nanakorobi Yaoki — Cadere sette volte, rialzarsi l’ottava, con il primo progetto dedicato al Teatro Nō: Immaginare l’invisibile di Fabio Massimo Fioravanti. La mostra gode del patrocinio dell’Ambasciata del Giappone in Italia e della Japan Foundation.

100 fotografie scattate nell’arco di 35 anni in Giappone, divise in cinque sezioni — spettacoli nei teatri, performance nei templi shintoisti e buddhisti, backstage e stanza dello specchio (il luogo più segreto del Nō), esercizi degli attori, realizzazione delle maschere. Accanto alle fotografie, 40 ukiyo-e di Tsukioka Kogyo esposte per la prima volta in Italia, alcune maschere Nō dell’artista Keiko Udaka e costumi di scena.

Il teatro Nō è una forma drammatica composita — recitazione, musica, canto, letteratura, poesia, danza — con una gestualità precisa ed essenziale che affonda le sue radici nei miti. I suoi protagonisti non sono solo esseri umani: ci sono dei, demoni, spiriti di piante e fiori. Ogni apparizione sul palco esiste per condividere l’emozione di un momento intenso del proprio destino. Patrimonio Culturale dell’Umanità dal 2008, il Nō continua a ispirare artisti di tutto il mondo. Il titolo della manifestazione aquilana — Cadere sette volte, rialzarsi l’ottava — non è solo un proverbio, ma una visione condivisa tra due Paesi che conoscono bene il dolore della distruzione e la forza della rinascita.

Foto: Fabio Massimo Fioravanti / Nanakorobi Yaoki 
Foto: Fabio Massimo Fioravanti / Nanakorobi Yaoki 

Andrea Branzi visto da Toyo Ito, alla Triennale

Fino al 4 ottobre 2026, la Triennale Milano ospita Andrea Branzi by Toyo Ito – Continuous Present, monografica dedicata ad Andrea Branzi — architetto, designer, teorico, critico, curatore — attraverso lo sguardo dell’architetto giapponese Toyo Ito, vincitore del Pritzker Prize. Oltre 400 opere in undici sezioni ripercorrono il lavoro di una figura centrale nella cultura del design italiano, con installazioni, oggetti, disegni e un focus su No-Stop City (1969–72), il progetto simbolo del suo pensiero radicale sulla metropoli contemporanea. Un incontro tra due menti che hanno rivoluzionato il modo di pensare lo spazio, il tempo e la forma.

Togouchi, il whisky giapponese affinato in galleria ferroviaria

Non una mostra, ma una scoperta enologica di quelle che non si dimenticano. Compagnia dei Caraibi ha introdotto nel proprio catalogo Togouchi, la gamma di whisky giapponesi nata nella prefettura di Hiroshima, all’interno della distilleria Chugoku Jozo — oggi Sakurao — fondata nel 1918 da Ichiro Shirai con oltre un secolo di esperienza nella produzione di sake e shochu.

Ciò che distingue Togouchi è una filiera integrata e profondamente radicata nel territorio: whisky interamente distillati, invecchiati e assemblati in Giappone, con orzo coltivato localmente in stretta collaborazione con gli agricoltori. Il processo produttivo combina tradizione e innovazione — prima distillazione in alambicco in acciaio inox tradizionale, seconda in un alambicco progettato ad hoc — ottenendo un whisky leggero, floreale ed elegante. Ma il dettaglio davvero affascinante è l’affinamento: le botti riposano in un ex tunnel ferroviario nel cuore delle montagne di Osorakan, dove temperatura e umidità costanti garantiscono una maturazione lenta e controllata, di straordinaria pulizia gustativa. Il risultato è un whisky che si discosta dalle espressioni più intense di ispirazione scozzese e abbraccia un equilibrio aromatico a tutto tondo, pensato tanto per la degustazione liscia quanto per la mixology — in particolare l’highball giapponese, che rende omaggio alla tradizione giapponese delle bevande low-alcol. Cercalo nelle enoteche specializzate e lasciati sorprendere.

Asia Wave Fest, la musica del Giappone in concerto

E infine, per chiudere l’estate con il volume al massimo, il 27 giugno 2026 al Circolo Magnolia di Milano va in scena la prima edizione dell’Asia Wave Fest, nuovo evento dedicato alla cultura e alla musica alternativa dell’Estremo Oriente. Protagonisti i Man With a Mission, band di Shibuya diventata celebre in tutto il mondo anche grazie alle colonne sonore di anime come Demon Slayer e My Hero Academia — e sì, si esibiscono con teste da lupo. È esattamente come sembra, e funziona benissimo. Con loro, dalla Corea del Sud arrivano i Synsnake, che fondono l’estetica Kpop con il metalcore in una ricetta irresistibile. La serata include mercatini, food truck e un dj set a cura di J-Night. I biglietti sono disponibili su DICE.

Il Giappone, quest’anno, non è lontano. È qui, in un filo rosso che attraversa una sala di Torino, in una tazza di tè trasparente a Milano, in una fotografia in bianco e nero con una sola macchia di colore, in una Grande Onda che si alza su Roma. Non ti resta che scegliere da dove cominciare.

Cover Foto di Fabio Massimo Fioravanti / Nanakorobi Yaoki 

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