Condividi su telegram
Condividi su whatsapp
Condividi su twitter
Condividi su facebook
Alla ricerca del proprio talento

Vivi con passione, non seguire la folla

Tempo di lettura: 3 minuti

Non c’è discorso, relazione, lectio magistralis in cui non senta dire alla fine “… ragazzi seguite i vostri sogni, le vostre passioni!”. Peccato – dico io – che la mattina al risveglio i sogni non li ricordi più! In realtà, ciò che ci piace fare è molto più vicino alla nostra vita di quanto immaginiamo.

Ho sempre ammirato chi trova la propria strada già da adolescente, chi dimostra fin da piccolo il proprio talento e chi – con o senza il supporto della famiglia – riesce a trovare le condizioni per svilupparlo, arricchendo la propria vita e quella degli altri, sia che si tratti di lavorare un pezzo di metallo ricavando un particolare dell’auto del futuro sia che si tratti di volare con le dita sulla tastiera di un pianoforte.

Per quello che mi riguarda, ammirazione e frustrazione sono andate di pari passo quando mi accorsi che ciò che pensavo d’essere non era decisamente ciò per cui ero nato.

Volevo andare alle Olimpiadi e diventare un’atleta professionista; alla mia prima vera gara di corsa arrivai terzo in mezzo a uno sciame di ragazzini. Illuso da quell’esordio, pensai che raggiungere il sogno olimpico non sarebbe stato troppo difficile ma, con il passare degli anni e nonostante gli allenamenti, non riuscii mai ad andare oltre il gradino più basso del podio.

Allenandomi con i più bravi ammiravo la bellezza dei loro gesti, la semplicità con la quale facevano cose che io non avrei potuto fare nonostante l’impegno e dovetti accettare che ci sono persone naturalmente predisposte per fare alcune cose e chi per farne altre… basta solo che tu sappia quali sono le altre e io non ne avevo ancora idea!

A vent’anni ascoltavo i discorsi degli amici: i loro sogni erano perfettamente chiari – un buon lavoro, una famiglia e dei figli – mentre i miei erano ancora un mistero. A volte annuivo per non sembrare troppo diverso ma la verità saltava fuori facilmente: alle frequenti uscite con gli amici preferivo rimanere a casa, coricarmi presto, alzarmi prima dell’alba ed essere il primo a vedere la città che si svegliava (sentendomi finalmente sul gradino più alto del podio).

So benissimo che il mondo va avanti perché c’è chi pianifica, trova una sistemazione professionale. mette su famiglia ed ha una vita piena di relazioni ma, come successe ammirando i compagni di allenamento, sentivo che quella non sarebbe mai stata la mia vita.

Sentendomi spesso come un pesce fuor d’acqua, imparai ad essere curioso osservando tutto ciò che mi succedeva intorno, i comportamenti delle persone e i loro discorsi, i loro desideri e le loro frustrazioni; ogni spunto interessante poteva essere approfondito sulle riviste e sui libri di una biblioteca e ogni idea potevo tradurla in un disegno con una matita e un blocco notes.

L’abilità acquisita nel disegno e nell’utilizzo dei colori mi permise di vivere di quello – ero diventato un pittore – per un periodo della mia vita. La curiosità si trasformò in un bagaglio di informazioni sul sentire della gente che sfruttai a piene mani quando iniziai a collaborare con le agenzie di pubblicità; ritenevo la patente di creativo – che mi venne data più avanti nel tempo – come la semplice capacità di osservare la realtà per trasformarla. Il piacere di alzarmi presto divenne il progetto 5.30 che è arrivato con successo fino a New York.

Unendo i puntini ho cominciato a comprendere che – anche quando non si è nati con il fuoco dentro – la vita vissuta può diventare essa stessa passione: l’importante è non lasciarsi inibire se la nostra natura non è quella di seguire la folla.

Quando nacque il progetto 5.30 pensai di metterlo nero su bianco per presentarlo meglio; ad ogni presentazione i sorrisi di scherno non si contavano, mi veniva consigliato di lasciare perdere perché non sarebbe mai venuto nessuno a correre alle 5.30 del mattino.

Io ero, invece, ero sicuro di sapere perché in tanti sarebbero venuti…

SCRITTO DA