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Una corsa che non è una corsa

5.30 (del mattino)

Tempo di lettura: 3 minuti

Si presenta alle persone sotto mentite spoglie come una corsa/camminata al mattino presto ma 5.30 è un ‘modo di essere’ portato tra la gente, nelle scuole, nelle aziende, in carcere, ha collaborato con Università e Fondazione Guggenheim ed è stato esportato in UK e USA.

Partiamo dalla fine: lo scorso 6 settembre si è corsa la prima 5.30 New York City. La domanda dei newyorkesi era questa “Qual è il senso di correre una corsa di soli 5 k, senza un pettorale e un cronometro, alle 5.30 del mattino di un giorno lavorativo?”.

5.30 è ritagliarsi un momento tutto per sé, prima che la città (e la tua famiglia) si svegli, prima che inizi a squillare il telefono, prima di indossare il ruolo che la società ci impone. 5.30 è una scintilla che si accende dentro di noi, una volta finito l’evento e ci dice che “si può fare” ogni giorno dell’anno.


Non focalizzarti sulla corsa, quella è solo una scusa per celebrare questo rito, una volta l’anno, tutti insieme, indossando la stessa maglietta. Da domani potrai scoprire che 5.30 è alzarsi presto per fare una lunga colazione o per leggere il quotidiano, per fare il tragitto casa lavoro riflettendo sui fatti tuoi senza il caos dell’ora di punta.

New York

Torniamo all’inizio: il progetto 5.30 (run530.com) è nato perché vado a letto presto e mi alzo presto al mattino da quando ho memoria. Non è un’idea meravigliosa ma ciò che ho sempre fatto tutti i giorni dell’anno.

Nel 2009, l’incontro con la biologa Sabrina Severi – l’altra anima di 5.30 – ha fatto sì che questa abitudine prendesse una forma per poter essere presentata, capita e apprezzata anche da istituzioni, scuole, carceri, aziende. Le 5.30 del mattino sono sempre state un momento tutto mio: dal 2009, una volta l’anno, è diventato un momento di condivisione con decine di migliaia di persone in Italia e all’estero.

Com’è cominciata.

 Pensammo di investire il budget delle vacanze di quell’anno per mettere in piedi la prima edizione della 5.30. L’inesperienza ci fece poi spendere una cifra con la quale avremmo potuto fare il giro del mondo ma, la festa riuscì bene! Così bene che, quelle prime 570 persone che corsero a Modena, si sono trasformate nelle 40.000 che nel 2019 sono scese in strada da Torino a Palermo e da Brighton a New York.

Un po’ di passaparola.

I primi partecipanti parlarono con i loro amici e raccontarono ciò che avevano fatto all’alba in un giorno di giugno. Raccontarono che era un’idea di due persone un po’ matte ma che si erano divertiti un sacco e alla fine avevano mangiato ciliegie. La notizia volò di bocca in bocca e l’anno successivo fummo chiamati a replicare la cosa a Milano (non solo in strada ma anche dentro il carcere di San Vittore) poi, Venezia, Torino, Roma e così via.

Perché lo facciamo?

Sabrina, che oltre ad essere biologa è anche nutrizionista, è nata con la passione di ispirare le persone. Io, invece, ho sempre cercato di abbellire il mondo con i miei disegni, facendo meno rumore possibile, quando gli altri ancora dormono. 5.30 è sembrata da subito l’unione di queste due cose: semplice ma profonda, leggera ma intensa. Ci piace essere agenti del cambiamento e vogliamo agire sulle piccolissime abitudini quotidiane per non appesantire una vita già piena di impegni.

Chi non sarà pronto al cambiamento, vedrà 5.30 come una corsetta all’alba con tanta gente allegra e con la stessa maglietta ma, chi sarà predisposto, arriverà alla fine dei 5K gustandosi il ristoro di frutta fresca di stagione e dirà: “Però, non credevo che sarei riuscito a farlo!”.

Il cambiamento parte con un piccolo moto d’orgoglio e si trasforma in una nuova abitudine che ne porta un’altra e un’altra ancora. 

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