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Altri tempi

Un amore sepolto in un baule vintage

Tempo di lettura: 4 minuti

Mi hanno sempre affascinato le storie vere con un sapore vintage, i ricordi di un lontano parente e dell’immancabile storia di un amore travagliato. Tutti noi ne abbiamo, ma la fortuna sta nello scovare un racconto in un vecchio armadio. L’ideale sarebbe riesumare lettere e diari anche se, il più delle volte, dobbiamo accontentarci di scatole di vecchie fotografie, da spulciare con qualche anziano parente dalla cui memoria far riaffiorare nomi e personaggi.

Una storia sepolta nei bauli e tra i mille oggetti di un trasloco

Il mio protagonista è un pro-prozio da cui sono arrivati – in eredità alla mia famiglia – circa mezzo secolo di mobili antichi, servizi di piatti, vasi cinesi e molte lettere, cartoline e foto. Sono stata fortuna e ho ritrovato la sua vita.

Si chiamava Alberto. Zio della nonna toscana, era nato a Firenze ma aveva vissuto a Venezia poiché faceva parte dell’orchestra del Teatro La Fenice. Di lui non sapevamo molto perché la nonna ci teneva a proteggere la sua privacy anche dopo la sua morte ma, come succede nelle migliori sceneggiature, è dopo un trasloco che i tesori saltano fuori. Menomale che le generazioni che ci hanno preceduti erano abituate a non buttare via nulla e a conservare qualsiasi cosa, altrimenti non avrei saputo nulla dello Zio Berto – non abbastanza, comunque, per poterne raccontare la storia – e non avrei potuto ricomporre i pezzi per raccontarla.

Come è accaduto a tanti di noi chiusi in casa per il lockdown, ho avuto il tempo e la pazienza (forzata dalla situazione oggettivamente frustrante) di riordinare e leggere tutto ciò che ha riguardato l’esistenza di questo lontano zio molto eccentrico.

Un indizio su carta intestata

Le cartoline, prima dell’avvento degli smartphone e dell’uso compulsivo dei social per aggiornare il mondo dei propri spostamenti, erano il souvenir più amato per raccontare un viaggio. In particolare, mi ha incuriosito una serie in bianco e nero proveniente dal Castello di Montegufoni, nel Chianti.

Perché, tra le tante cartoline di posti esotici, queste provenivano proprio dalla Toscana? Sulla vita privata dello zio, la nonna aveva sempre taciuto ma di Berto – che non si era mai sposato e non era stato mai nemmeno fidanzato – la nonna (che era sveglia) aveva intuito qualcosa. Lo zio aveva una relazione romantica con un uomo ma, considerando l’epoca, è facile intuire il perché di tanto mistero in famiglia.

  • Un amore sepolto in un baule vintage
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Il Castello di Montegufoni

Ad un certo punto ho trovato l’indizio che mi ha fatto accendere la lampadina necessaria ad illuminare il tutto. Il destinatario delle lettere e dell’amore dello zio era un certo Frank Magro. Alcuni fogli utilizzati erano carta intestata, come si usava un tempo negli alberghi ma anche nelle grandi case nobiliari. Queste provenivano proprio dal Castello di Montegufoni.

L’amore in un secolo diverso

Una delle mie lettere preferite faceva trapelare il desiderio di vedere la persona amata, spezzato però dalla moralità dell’epoca. Frank diceva a Berto che avrebbe voluto sentirlo per telefono, ma che aveva paura di essere ascoltato da orecchie indiscrete. Leggere a distanza di quasi sessant’anni anni quelle parole oggi, in un mondo così diverso, mi ha fatto sorridere.

Di questo Frank, inizialmente, non sapevo nulla e nelle lettere non era scritto cosa facesse e dove vivesse, se non in una delle ultime lettere, in cui Frank racconta allo zio della morte di un certo Osbert Sitwell, allegando anche un ritaglio di giornale. Ovviamente, chi sono io per rinunciare a Google? Grazie al Web e a parecchia fortuna ho ricollegato tutti i pezzi del puzzle.

Osbert Sitwell era uno scrittore inglese, proveniente da una famiglia molto ricca di discendenza aristocratica, che si era trasferito in Italia in una delle tenute di famiglia… per l’appunto il Castello di Montegufoni, acquistato dal padre.

The Sitwells e Frank Magro

Leggendo di più su questa famiglia inglese, ho scoperto che anche i fratelli di Osbert erano scrittori e avevano creato un gruppo letterario che avevano chiamato The Sitwells. Alla morte di Osbert, la sorella Edith aveva pubblicato un’opera dedicata alla famiglia, dove aveva parlato in qualche pagina anche di un ragazzo: Frank Magro, assunto dal fratello malato e anziano come assistente personale.

Frank era un ragazzo italo-inglese che era stato nella RAF. Nelle memorie di Edith, viene descritto come un ragazzo semplice e a modo che si era trasferito in Toscana e aveva assistito Sir Osbert per 4 anni. Anni pieni di viaggi in tutto il mondo: Panama, Cuba, California, Grecia, tutto testimoniato dalle altre cartoline esotiche conservate dallo zio.

Non so come sia avvenuto l’incontro tra lo zio e Frank ma a me piace immaginare che si siano incontrati al termine di un concerto dello zio.

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