Cinquecento scatti di storia

The Mast Collection, un alfabeto visivo dell’industria, del lavoro e della tecnologia

Tempo di lettura: 5 minuti

Dal 10 febbraio al 22 maggio 2022, a Bologna la Fondazione MAST apre al pubblico la sua collezione fotografica con l’esposizione THE MAST COLLECTION Un alfabeto visivo dell’industria, del lavoro e della tecnologia.

È la prima grande esposizione di opere della Collezione della Fondazione: oltre 500 immagini tra fotografie, album, video di 200 grandi fotografi italiani e internazionali, artisti finalisti del MAST Photography Grant on lndustry e artisti anonimi.

La Collezione della Fondazione MAST, unico centro di riferimento al mondo di fotografia dell’industria e del lavoro, conta più di 6000 immagini e video di celebri artisti e maestri dell’obiettivo, oltre ad una vasta selezione di album fotografici di autori sconosciuti.

Uno spazio dedicato alla fotografia dell’industria e del lavoro

Nei primi anni 2000 la Fondazione MAST ha creato questo spazio con l’acquisizione di immagini da case d’asta, collezioni private, gallerie d’arte, fotografi ed artisti. La raccolta abbraccia opere del XIX secolo e dell’inizio del XX secolo con un processo di selezione valoriale e un accurato approccio metodologico a cura di Urs Stahel.

  • HENRI CARTIER-BRESSON - Gli ultimi giorni del Kuomintang (crollo del mercato), Shanghai, China,  1948-1949 © Fondation Henri Cartier-Bresson/Magnum Photos
  • THOMAS DEMAND - Space Simulator, 2003 © Thomas Demand by SIAE 2022, courtesy of Esther Schipper, Berlin
  • BRIAN GRIFFIN- Addetta al magazzino (con olio che le cola dalle mani), 2013 © Brian Griffin, courtesy of the artis
  • DOROTHEA LANGE Madre migrante, 1936
  • FLORIAN MAIER-AICHEN Senza titolo, 2007 © Florian Maier-Aichen, courtesy of the artist and Blum & Poe, Los  Angeles/New York/Tokyo
  • MAN RAY Elettricità. La casa, 1931 © Man Ray Trust by SIAE 2022
  • SEBASTIÃO SALGADO Pozzo petrolifero, Burhan, Kuwait © Sebastiao Salgado/Amazonas Images/Contrasto
  • OTTO STEINERT Saarland, paesaggio industriale 3, 1950 © Estate Otto Steinert, Museum Folkwang, Essen
  • PETER FRASER Robotic Arm with seven degrees of movement, dalla serie "Deep Blue" © Peter Fraser
  • PAOLO WOODS, GABRIELE GALIMBERTI The Heavens. Annual Report, 2013 © Paolo Woods, Gabriele Galimberti, courtesy of the artists
  •  RUTH HALLENSLEBEN Carbone e carburante sul Rhein-Herne-Kanal a Gelsenkirchen, 1995 © Ruth Hallensleben Archive, courtesy of Anton Laska
  • MIMMO JODICE Napoli, via Nuova Bagnoli n. 512, 1975 © Mimmo Jodice

Gli artisti

Tra gli artisti in mostra: Paola Agosti, Richard Avedon, Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Margaret Bourke-White, Henri Cartier-Bresson, Thomas Demand, Robert Doisneau, Walker Evans, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Mimmo Jodice, André Kertesz, Josef Koudelka, Dorotohea Lange, Erich Lessing, Herbert List, David Lynch, Don McCullin, Nino Migliori, Tina Modotti, Ugo Mulas, Vik Muniz, Walter Niedermayr, Helga Paris, Thomas Ruff, Sebastiao Salgado, August Sanders, W. Eugene Smith, Edward Steichen, Thomas Struth, Carlo Valsecchi, Edward Weston.

53 capitoli e un alfabeto di significati

La mostra, proprio per la sua complessità, è strutturata in 53 capitoli dedicata ad altrettanti concetti illustrati nelle opere rappresentate. La forma espositiva è quella di un alfabeto che si snoda sulle pareti dei tre spazi espositivi (PhotoGallery, Foyer e Livello O) e che permette di mettere in rilievo un sistema concettuale che dalla A di Abandoned e Architecture arriva fino alla W di Waste, Water, Wealth.

“L’alfabeto nasce per mettere insieme incroci tra lo sguardo lontano e quello vicino, testi e momenti dello scatto, portando I’attenzione all’interno delle opere”

La fotografia documentaria incontra l’arte concettuale, gli antichi processi di sviluppo e di stampa su diverse tipologie di carta fotografica, come le stampe all’albumina, si confrontano con le ultime novità in fatto di stampe digitali e inkjet; le immagini dominate dal bianco e nero più profondo si affiancano a rappresentazioni visive dai colori vivaci. I paesaggi cupi caratteristici dell’industria pesante contrastano con gli scintillanti impianti high-tech, il duro lavoro manuale e la maestria artigianale trovano il loro contrappunto negli universi digitali, nell’elaborazione automatizzata dei dati. Alle manifestazioni di protesta contro il mercato e il crac finanziario si affiancano le testimonianze visive del fenomeno migratorio e del lavoro d’ufficio.

“Il parallelismo tra industria, mezzo fotografico e modernità produce a tratti un effetto che può disorientare. La fotografia è figlia dell’industrializzazione e al tempo stesso ne rappresenta il documento visivo più incisivo, fondendo in sé memoria e commento”.

Urs Stahel

Verso la modernità dell’industria e della fotografia

La mostra documenta inoltre il progresso tecnologico e lo sforzo analogico sia del settore industriale sia della fotografia, rappresentato oggi dai dispositivi digitali ultra leggeri, in perenne connessione, capaci di documentare, stampare e condividere il mondo in immagini digitali e stampe 3D. Dall’industria, dalla fotografia e dalla modernità si passa all’alta tecnologia, alle reti generative delle immagini e alla post-post­ modernità, ovvero a una sorta di contemporaneità 4.0. Dalla semplice copia della realtà alle immagini generate dall’intelligenza artificiale.

Info utili

La mostra “The MAST Collection – A Visual Alphabet of lndustry, Work and Technology” condensa gli ultimi 200 anni di storia ricchi, folli, intensi, esplosivi in più di 500 opere che raccontano della nostra quotidianità.

FONDAZIONE MAST

via Speranza 42, Bologna

10 febbraio – 22 maggio 2022

Ingresso gratuito

Martedì – Domenica 10 – 19

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